L’imprenditore che difese la Torino-Lione in tv: «Troppi attentati dei No Tav. Chiudo e vado all’estero»

Intervista a Ferdinando Lazzaro, titolare di Italcoge, azienda valsusina nel mirino dei sabotatori trenocrociati: «Il conto della violenza lo pagano gli operai»

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L’azienda di cui è titolare, Italcoge, ha appena subìto un attentato in Val di Susa. Una rappresaglia dei No Tav scattata dopo che lui, Ferdinando Lazzaro, è andato in televisione a sostenere l’importanza dei lavori della Torino-Lione. Ma non è il primo attentato del genere, racconta l’imprenditore a tempi.it. «Da due anni subisco attacchi alla mia persona e all’azienda. Ormai siamo guardati con sospetto anche in altri ambiti che nulla hanno a che fare con la Tav. Abbiamo perso commissioni. Ora ho deciso di chiudere e di andare a lavorare all’estero».

Lazzaro, dunque quello della notte del 12 settembre non era il primo attentato che subiva.
È solo l’ultimo di una lunga serie. Noi abbiamo vinto la gara nel giugno 2011, svolgiamo il lavoro di cantierizzazione dell’area: recinzione e baraccamenti. Insomma la nostra opera è preliminare al cantiere vero e proprio. Eppure, da lì è iniziata un’escalation di intimidazioni e attentati incendiari. Innanzitutto contro la mia persona: una volta sono stato bloccato in auto da un gruppo di attivisti No Tav, non potevo più muovermi; ho provato a scendere dal veicolo per capire cosa volessero, loro mi hanno tirato con forza e mi hanno rotto il gomito, mentre mi insultavano e mi sputavano addosso. Questo è successo nel luglio 2011.

E dopo?
Poi dopo sono iniziati gli attentati incendiari: 6 episodi, compreso quello di ieri. Hanno dato alle fiamme macchine, camion, pale ed escavatori. Per altro non sono nemmeno l’unico imprenditore ad aver ricevuto lo stesso trattamento. E nonostante Italcoge abbia finito il lavoro per la Tav oltre anno fa, nel luglio 2012, la violenza nei nostri confronti continua. Quest’estate ho ricevuto una lettera di minacce di morte, con dentro dei bossoli di proiettili. Così siamo diventati “portatori sani” di problemi, e infatti abbiamo difficoltà a proporci per altri lavori che non c’entrano nulla con l’alta velocità. In Valle, nessuno ci affida più nulla per paura che le ritorsioni dei No Tav danneggino anche i loro cantieri. Perciò siamo arrivati alla triste decisione, ormai definitiva, di azzerare l’azienda e trasferirci all’estero. Sono radicato qui, la sede la manterrò in Italia perché sarebbe assurdo sparire del tutto, cercheremo di lasciare qui almeno gli uffici, ma la manodopera dovremo cercarla all’estero, dove al massimo porteremo portarci dietro solo alcuni dipendenti, i tecnici e un po’ di attrezzatura.

Può quantificare il danno che ha subìto per mano dei No Tav, in termini di occupazione e fatturato?
Noi nel luglio 2011 occupavamo 150 persone circa: siamo passati prima a 80, poi 40. Adesso, utilizzando gli ammortizzatori sociali, stiamo pian piano lasciando a casa gli operai rimanenti, che oggi sono 34. La causa di questo crollo non è solo la crisi. La sovraesposizione mediatica alla quale siamo stati sottoposti per via delle minacce dei No Tav ci ha gravemente danneggiato. Pochi vogliono avere a che fare con noi, non siamo più un’azienda raccomandabile. Il fatturato si è ridotto di un quarto. E ripeto: la stessa sorte di Italcoge tocca anche altre imprese coinvolte nei lavori.

Di quali aziende parla in particolare?
Per esempio la Geomont di Giuseppe Benente: la settimana scorsa gli hanno incendiato una trivella e tre grossi compressori. Anche lui tra l’altro sta pensando di azzerare l’azienda in Italia mantenendo solo alcuni tecnici. Il conto della violenza No Tav, dunque, alla fine lo paga la povera gente, i nostri dipendenti e le loro famiglie.

Lei avrà sicuramente sporto denuncia: in due anni non sono stati identificati gli attentatori?
Denunce ne ho sporte tantissime, tutte le volte che siamo stati colpiti. Io credo che ci stiano lavorando: le nostre forze dell’ordine qui in Val di Susa fanno, credetemi, un lavoro esemplare. Ma devono procedere con i piedi di piombo perché qui è una polveriera.

Si è fatto un’idea di chi siano i suoi persecutori? Sono valligiani?
Sì, mi sono fatto un’idea, ma non è confortata da nessun dato preciso. Secondo me chi commette questi gesti non è della Valle, però, visto che questa gente conosce così bene gli orari e i posti migliori in cui colpire, deduco che ci sia qualche “basista” locale che passa informazioni.

Le istituzioni come si sono comportate nei suoi confronti?
Domenica scorsa siamo stati ricevuti in prefettura dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e dal governatore del Piemonte Roberto Cota. C’erano anche vari parlamentari piemontesi di tutti gli schieramenti. Le istituzioni ci sono state vicine, questo va detto, e stanno cercando uno strumento per aiutarci, nella legalità. Stanno discutendo una una legge regionale per dare priorità nelle gare alle aziende colpite qui in Valle e per agevolare il credito da parte delle banche ci aiutino. Perché ovviamente anche gli istituti di credito ci trattano come se fossimo inaffidabili, grazie agli attentati dei No Tav.

E i suoi concittadini come si sono comportati?
I miei concittadini mi conoscono da sempre e sanno che sono persona per bene che fa il suo lavoro, perciò sono sempre stati solidali con me. Ovviamente molti di loro sono contrari all’opera, ma essendo valligiani al massimo si limitano a togliermi il saluto. Il male vero secondo me viene da fuori. La parte più violenta di questa protesta è importata dall’esterno. C’è gente che arriva dalla Francia, dalla Spagna, e chi lo sa cosa c’è dietro. Queste frange vanno isolate. I valsusini stanno perdendo la loro partita per questo motivo.

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