Nigeria, le testimonianze di forza e di fede dei cristiani perseguitati dai terroristi di Boko Haram

Mille morti in un anno. Aiuto alla Chiesa che Soffre ha incontrato le comunità cristiane nel mirino della setta fondamentalista. Alle bombe rispondono battesimi e vocazioni

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

«Ho il cuore spezzato, e solo Dio può guarirlo». Due anni fa Chioma Dike ha perso il marito e tre dei suoi cinque figli nel giorno di Natale: stavano andando a messa ad Abuja, Nigeria, nella chiesa di Santa Teresa di Madalla. Un’autobomba posizionata dai terroristi islamici di Boko Haram se li è portati via, insieme ad altre 106 persone. Testimonianze di dolore e fede che arrivano dalla nazione africana, sconvolta da una vera e propria guerra, quella che la setta fondamentalista sta lanciando nel nord del paese contro le comunità cristiane. Una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre è appena tornata da un viaggio per incontrare tante delle vittime di questi anni di violenza. «Nei tre mesi successivi al mio arrivo non sono mai riuscito a dormire», dice padre John Bakeni, parroco di una piccola chiesa nella diocesi di Maiduguri, non lontano dal confine col Niger. «Alcuni uomini continuavano a sparare e a lanciare pietre e animali morti oltre il muro della parrocchia».

NON CALANO I BATTESIMI. Racconti che tengono dentro tutta la paura di una terra dove anche andare a Messa è diventato pericoloso. I numeri di questa sofferenza parlano da sé: in 6 anni le chiese attaccate sono state più di 100, poco meno di mille invece i cristiani che, nel solo 2012, sono stati uccisi in odio alla fede. Dal nord in tanti scappano, spiega Regina Lynch, responsabile della sezione progetti di Acs, ma la presenza della Chiesa rimane comunque inossidabile. Anzi, l’attaccamento alla fede di tanti cristiani si fa ancora più forte in questo momento di difficoltà, con segnali positivi diffusi in tutto il paese. La gente che sceglie di farsi battezzare non cala di numero, e anche quest’anno i battesimi hanno toccato quota mezzo milione in tutta la Nigeria. Anche le vocazioni religiose sono alte: più di 4.600 sono le suore, 4.200 i religiosi, numero che cresce ogni anno alla luce dei 6 mila giovani che vivono nei seminari del Paese. «La nostra provincia è tra quelle più duramente colpite dai fondamentalisti», spiega il rettore del Seminario maggiore di Jos Sylvester Dagin. Con l’aiuto di Acs sono riusciti ad ottenere un contributo di 18 mila euro per i giovani preti della diocesi. Nonostante le violenze, «non mancano giovani che, dopo aver guardato in faccia la morte, scelgono la via del sacerdozio, determinati a portare la propria testimonianza di fede ai loro connazionali».

UNA SETTIMANA FA 24 MORTI A KANO. L’ultimo grave attacco terrorista contro i cristiani è stato registrato solo una settimana fa: una bomba è stata posizionata vicino a un bar nel quartiere cristiano di Kano. L’attentato ha provocato 24 morti e non è stato rivendicato da alcun gruppo terroristico, ma tanti sono convinti che dietro ci sia ancora una volta Boko Haram. «Si può discutere se le ragioni alla base dei loro attentati siano di natura religiosa, politica o economica», afferma ancora Regina Lynch. «È innegabile però che le violenze hanno volutamente colpito la comunità cristiana e i fedeli stanno soffrendo terribilmente». Ma gli “infedeli” non sono l’unico obiettivo della setta fondamentalista. Una settimana fa Boko Haram ha lanciato un’offensiva contro una base militare a Bama Town. Lo scontro è stato violento e ad avere la peggio sarebbero stati proprio i terroristi, che sul campo di battaglia hanno lasciato più di 30 militanti. La notizia degli incidenti ha iniziato a circolare solo 24 ore dopo, a causa dell’interruzione delle vie di comunicazione che collegano il nord del paese al resto della Nigeria.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •