Mussari (Abi) parla chiaro: «le banche sono imprese e hanno il diritto di fare profitti»

Il presidente dell’Associazione bancaria italiana spiega al Corriere la situazione delle banche e sul prestito della Bce chiarisce: «ci sono tempi tecnici da rispettare ma il credito sta ritornando ad affluire alle imprese».

Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Giuseppe Mussari, in un’intervista rilasciata a Dario Di Vico sul Corriere della Sera di domenica 4 marzo, sgombera il campo dai commenti che negli ultimi tempi hanno imperversato sulle colonne dei giornali: «le banche prendono i soldi dalla Bce e non li investono nell’economia reale» oppure «rischio credit crunch, che fine hanno fatto i soldi della Bce?» e altri ancora. Mussari risponde a tutte le Cassandre del credito italiano con valide argomentazioni. Prima di tutto il presidente dell’Abi fa presente che il governo Monti non si è rivelato come in molti argomentavano, un esecutivo di lobby messo al potere per difendere la comunità bancaria, al contrario le ultime norme volute dal governo sulle commissioni hanno prodotto le dimissioni per protesta dei consiglieri dell’Abi.

Altro importante argomento, le banche: «sono imprese e hanno il diritto e dovere di fare profitti». La speculazione sul valore sociale del sistema bancario ha portato erroneamente a pensare che le banche “devono” prestare capitali alle aziende, ma giustamente, replica Mussari, «se non siamo capaci di remunerare il capitale dove prendiamo le munizioni da dare alle imprese?». Un dato interessante fornito dal presidente dei bancari italiani riguarda le richieste di fido rivolte principalmente al finanziamento dell’attività corrente e molto meno agli investimenti. Tradotto significa che le imprese non hanno propri capitali, dispongono di un merito creditizio basso e chiedono i soldi alle banche per finanziare le spese ordinarie: fornitori, stipendi, tasse.

Per ultimo, l’effetto delle due operazioni Ltro sul sistema economico. Chi afferma che le banche non stanno erogando crediti guarda i dati di dicembre o al massimo di gennaio, cioè periodi troppo vicini alla prima asta avvenuta il 21 dicembre, quando la Bce ha prestato la prima tranche di capitali alle aziende di credito a un tasso dell’1 per cento. Mussari ha spiegato che ci sono dei tempi tecnici di implementazione che non possono essere accellerati, ma il credito sta ritornando ad affluire alle imprese.
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