Chi si muove nella partita chiave del risiko bancario italiano, il senso della sfida europea di Unicredit, il peso di Generali. Rassegna ragionata dal web
Foto Ansa
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Su Startmag si scrive: «“Ogni tanto”, dice Picotti, “bisognerebbe capire quando la partita è persa. Questo è il risultato di avere mantenuto per anni, senza distaccarsene, il cordone ombelicale della partecipazione in Generali, che rappresenta quasi il 50 per cento del valore e utili di Mediobanca. Un intreccio anomalo, che ha reso Mediobanca non una macchina industriale autonoma, ma un latente bersaglio nelle grandi partite del capitalismo italiano. Come è stato con l’operazione di Mps in corso” su Piazzetta Cuccia, “irrisa da molti, ma che fin da subito ho definito ardita, non folle, a partire dal dato dello scambio di azioni e intrecci di partecipazioni costruite negli anni, tali da garantire il raggiungimento della soglia minima”».
Sia i critici di Enrico Cuccia sia i suoi apologeti non resistono alla tentazione di paragonare l’antica Mediobanca a quella di Alberto Nagel. Bene fa, dunque, Luca Picotti a ricordare il carattere parassitario dell’attuale rapporto mediobanche...
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