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La preghiera del mattino

Avete capito la gravità di quello che sta succedendo a Milano?

Di Pietro Piccinini
05 Giugno 2026
Indagini contro il Comune che si accumulano, magistrati che si candidano, il sindaco che va in blocco, imprese e cittadini che saltano. Rassegna ragionata dal web
Il sindaco di Milano Beppe Sala (foto Ansa)
Il sindaco di Milano Beppe Sala (foto Ansa)

Difficile capacitarsi davvero dell’assurdità, ma non sarebbe sbagliato parlare di gravità, di quello che sta succedendo a Milano.

Ieri Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera ha dato notizia di una “visita” della Guardia di finanza a Palazzo Marino, mercoledì 3 giugno, nell’ambito di quella che ha tutta l’aria di essere – sostiene Ferrarella – una nuova indagine della procura nei confronti del Comune di Milano, indagine che questa volta però «non riguarda l’urbanistica dei grattacieli cittadini, ma le concessioni di spazi commerciali di prestigio soprattutto in Galleria Vittorio Emanuele accanto al Duomo». Non si è trattato di una perquisizione, bensì di un ordine di esibizione di atti. È molto probabile comunque che prossimamente assisteremo al solito tripudio di “carte” e intercettazioni e ricostruzioni e nomi che “spuntano”, che servirà soltanto a non capirci più niente. Intanto però si capisce benissimo quel che scrive Ferrarella:

«Il fascicolo è del 2025, il che consente di risalire all’origine: un esposto presentato l’anno scorso dall’imprenditore Massimiliano Lisa, animatore del museo su Leonardo da Vinci all’angolo della Galleria con piazza della Scala, sulla cui revoca della concessione da due anni ha in corso un acceso contenzioso con il Comune e la società Duomo 21, sfociato per ora in decisioni della giustizia amministrativa sfavorevoli a Lisa, nonché nella scelta del Comune di denunciarlo per diffamazione.

Lisa pochi giorni fa ha annunciato la propria candidatura alle elezioni 2027 per il Comune con una lista civica, “Milano Libera”, che in caso di affermazione indicherebbe vicesindaco la magistrata in pensione Tiziana Siciliano. Ciò significa che l’ex (sino al 20 dicembre 2025) procuratrice aggiunta di Milano ha accettato l’impegno politico con Lisa pur sapendo di aver proprio lei, in qualità di capo nel 2025 del pool reati contro la pubblica amministrazione, assegnato a una pm del pool l’esposto di Lisa; e che si è resa disponibile alla candidatura senza considerarne l’inopportunità proprio anche nei confronti della sua ex procura, che sapeva stesse valutando l’esposto di Lisa».

(Sempre ieri poi Massimiliano Lisa ha voluto replicare per provare ad allontanare ogni ombra sul suo rapporto con Siciliano: l’esito lo potete leggere su fanpage, qui preferiamo risparmiarcelo per poter continuare a chiederci se ci sia oppure ci faccia).

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Dell’assurdità della candidatura a Milano di Lisa e Tiziana Siciliano abbiamo già provato a rendere l’idea nei giorni scorsi. Per chi fosse rimasto indietro, può bastare Ermes Antonucci che una settimana fa sul Foglio ricordava come le inchieste di cui Siciliano è stata protagonista «da tre anni hanno sconquassato la vita politica ed economica della città meneghina», e aggiungeva:

«Sala sembra fare ricorso all’ironia quando afferma che la discesa in politica di Siciliano “non è una sorpresa”. In effetti in un paese normale lo sarebbe: un magistrato conduce per anni indagini contro l’amministrazione comunale per le sue decisioni in materia di edilizia e, una volta andato in pensione, appena svestita la toga, si candida a guidare la città in una lista civica di opposizione. In un paese normale si porrebbe quantomeno una questione di opportunità, ma nell’Italia dei Di Pietro, Violante, Ingroia, De Magistris, Grasso, Emiliano, Roberti, De Raho, Scarpinato e chi più ne ha più ne metta, la candidatura di un magistrato non fa più notizia».

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Come si sa, le indagini sull’urbanistica milanese stanno avendo alti e bassi dal punto di vista dell’efficacia strettamente giudiziaria: dopo gli arresti annullati l’estate scorsa con sentenze non proprio lusinghiere verso i magistrati milanesi, sempre il Tribunale del riesame «ha espresso un giudizio netto», informa SportMediaset, anche sull’indagine intorno alla vendita di San Siro, annullando sequestri di telefoni vari e «constatando come i pubblici ministeri si fossero mossi “alla ricerca non tanto delle prove ma della notizia di reato”».

Dal punto di vista pratico, invece, l’efficacia delle indagini è micidiale, visto che un enorme pezzo della vita politica ed economica di Milano resta paralizzato. Ha scritto Miriam Romano venerdì scorso su Repubblica:

«I dipendenti della direzione Rigenerazione urbana del Comune ieri mattina sono scesi in presidio in piazza Scala, tra cartelli, fischietti, assemblee e richieste di tutela dopo tre anni e mezzo vissuti sotto il peso delle inchieste sull’edilizia milanese. Una mobilitazione conclusa con un incontro con la vicesindaca Anna Scavuzzo e con l’apertura del Comune a un protocollo per garantire tutela legale, supporto psicologico, più assunzioni e nuove misure organizzative.

“Chiediamo che la parte politica si prenda la responsabilità di tutelare questi dipendenti sotto tutti i punti di vista”, spiega Rosario Rubino della Cisl. “Questi colleghi hanno semplicemente applicato regole scritte da delibere di giunta, determine dirigenziali e atti approvati dal Consiglio comunale. Se il Comune è convinto del corretto operato dei lavoratori, lo dimostri con i fatti”.

Sul presidio è intervenuto anche il sindaco Beppe Sala: “Sono più che vicino a loro. Cercheremo di fare tutto il possibile, è chiaro che stanno facendo una vita infernale”. E ancora: “Oggi firmare atti e assumersi responsabilità espone al rischio di avvisi di garanzia anche quando si opera in buona fede”. Sala ha ricordato anche le richieste di trasferimento arrivate negli ultimi mesi dagli stessi dipendenti dell’Urbanistica».

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Bisogna ricordare che Beppe Sala è lo stesso sindaco di Milano che dopo avere rotto l’anima per mesi e mesi al governo e al paese intero per avere una legge “salva Milano” a difesa del Comune e dei suoi funzionari dall’assalto giudiziario, poi ha deciso di buttarla a mare non appena ha capito di avere contro non solo la magistratura, ma pure la sua stessa maggioranza. Ha voglia adesso a lamentarsi e a «stare vicino» ai dipendenti perseguitati e a giurare che comunque la situazione si sta sbloccando. Ancora Repubblica:

«Gli ordini professionali di architetti, ingegneri e geometri, denunciano però la lentezza dei processi amministrativi e in una lettera inviata al Comune chiedono il ripristino di un’interlocuzione tecnica stabile con lo Sportello unico per l’edilizia [Sue] e la riattivazione dell’Osservatorio edilizio. “La sospensione dello Sportello Sue sta producendo diffuse difficoltà operative e crescenti condizioni di incertezza per i professionisti”, scrivono gli ordini. Francesca Scotti, presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, spiega che ora il “servizio di ricevimento funziona solo sulle pratiche in corso. Mentre è chiuso per le informazioni preliminari per la presentazione delle pratiche che, in un momento di incertezza come questo, sarebbe fondamentale. Noi condividiamo la protesta dei dipendenti, molti sono nostri iscritti e comprendiamo le loro ragioni. Detto questo, però, il problema va risolto”».

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Il danno causato dalla quasi totale paralisi di un settore come l’edilizia a Milano è probabilmente incalcolabile. Una piccola idea sta cercando di darla il “Comitato famiglie sospese”, che rappresenta migliaia (migliaia!) di acquirenti di immobili ritrovatisi con “l’investimento della vita” risucchiato in un limbo senza confini e senza scadenze. Si legge su MilanoToday:

«“Prendiamo atto delle parole del sindaco Beppe Sala riguardo alla ‘vita infernale’ vissuta dai dipendenti della Direzione urbanistica, ma a Milano la realtà è ancora più drammatica: oggi siamo di fronte a famiglie sospese, società sospese e impiegati sospesi. Un intero sistema cittadino è paralizzato”. A dirlo, in una nota, è Filippo Borsellino, portavoce del Comitato famiglie sospese […]. “La solidarietà espressa dal sindaco non basta più”. Per il Comitato, “le promesse di soluzioni concrete che ci erano state prospettate all’inizio di quest’anno continuano a rimanere disattese, mentre i mesi passano e i danni economici e sociali per i cittadini si accumulano. […] Da Sala e dalla sua amministrazione la città si aspetta prese di posizione e proposte politiche immediate, non una semplice constatazione del problema. Non possiamo permetterci di restare in sospeso a tempo indeterminato”».

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Adesso è più chiara l’assurdità, o gravità, di quello che sta succedendo a Milano? A titolo di commento definitivo, leggete che cosa ha scritto domenica sul Corriere della Sera l’amico Alessandro Maggioni, presidente di Ccl (Consorzio Cooperative Lavoratori), uno che di immobili a Milano ne ha costruiti tanti e non certo per fare speculazione. Anzi. Maggioni ha in ballo con i suoi soci quattro progetti per «385 alloggi complessivi» a prezzi calmierati. «Un piccolo piano casa fatto in casa, insomma». Eppure, dice, da 16 mesi è tutto congelato.

«Nessun titolo edilizio è stato rilasciato. Nessuna previsione è possibile. L’interlocuzione con il Comune, di fatto, inefficace. Non è un ritardo. È un blocco».

Un blocco che rischia addirittura di far saltare una realtà con 50 anni di storia e 16 mila case realizzate:

«Per la prima volta la continuità aziendale di Ccl è in discussione. Non per errori strategici o scelte azzardate ma per ragioni a noi oscure, che ostacolano il rilascio di titoli edilizi per noi dovuti. Tanto più oscure perché nessuna delle iniziative presenta alcuna delle caratteristiche che, a torto o a ragione, hanno alimentato le iniziative giudiziarie sull’urbanistica. […]

Non sappiamo più cosa fare! Alcuni soci vorrebbero rivolgersi alla magistratura, convinti di essere vittime di un sistema malato. Noi riteniamo invece che questa situazione debba essere affrontata con coraggiosa determinazione nelle competenti sedi politiche e amministrative perché la soluzione ai problemi dell’amministrazione è loro affidata. […]

Milano ha bisogno di case dai prezzi abbordabili. Noi siamo pronti a costruirle. Qualcuno deve spiegare a noi e ai cittadini interessati perché non possiamo farlo».

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