Mosul. Tre imam si oppongono all’Isis: decapitati dai jihadisti (come altri 18 prima di loro)

I tre religiosi non volevano reclutare giovani per il jihad e per questo sono stati decapitati in piazza davanti a decine di persone nella capitale irachena del Califfato

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Tre importanti imam di Mosul sono stati decapitati sulla pubblica piazza dai miliziani dello Stato islamico lunedì 14 dicembre. I religiosi, secondo l’accusa, si sarebbero rifiutati di reclutare giovani per il jihad. Questo non è il primo delitto di questo tipo che si verifica nella capitale irachena del Califfato, conquistata nel giugno del 2014.

PROFESSORE UCCISO. I tre imam decapitati si chiamavano Kazim Abdulkarim, Bilal al-Sheikh Agha e Abdullah al-Hayalli. Insieme a loro, davanti a decine di persone, è stato ucciso anche il professore Ashwaq al-Nouaymi, che si sarebbe rifiutato di insegnare agli studenti il nuovo programma stabilito dall’Isis. Gli omicidi sono stati riportati da fonti locali all’agenzia curda Ara News.
Già a febbraio, lo Stato islamico aveva fatto fucilare l’imam della moschea di Nabi Yunis, già distrutta dai jihadisti, e quello della mosche a Kabir perché si erano opposti all’esecuzione eccessivamente brutale del pilota giordano Muadh al-Kassasbe, che sarebbe stato arso vivo.

16 ULEMA. Nel 2014, invece, tra il 12 e il 14 giugno, subito dopo la presa di Mosul da parte dell’Isis, 16 ulema sunniti appartenenti a confraternite sufi sono stati uccisi. Si erano opposti all’interpretazione radicale dell’islam da parte dei miliziani. Tra questi c’era anche l’imam della Grande moschea della città, Muhammad al-Mansuri.
Un docente di legge infine, Mahmoud al-Asali, è stato ucciso per essersi ribellato pubblicamente alle azioni persecutorie contro i cristiani di Mosul.

Foto Ansa


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