Morte dov’è la tua vittoria? Perché i cristiani, anche se si sentono sconfitti, non lo sono

Contemplando la nostra sconfitta, noi cristiani siamo messi a dura prova. Davanti a noi si parano ben tre diverse tentazioni.

Caro direttore, mai come oggi ci sentiamo sconfitti. Gli increduli ci accerchiano e ci deridono: “Entro un secolo non ci sarà più traccia della vostra antica superstizione”. In effetti, statistiche impietose mostrano che in Occidente i cristiani, sebbene ancora in maggioranza, continuano a diminuire mentre agnostici e atei ossia materialisti, sebbene ancora in minoranza, continuano ad aumentare (vedi ultimi rilievi statistici relativi agli Usa). Da sempre, materialismo fa rima con edonismo e relativismo, che insieme formano una vera e propria religione immanentista. Al posto della beatitudine eterna questa religione mette il piacere immediato e al posto della risurrezione della carne mette il prolungamento artificiale della giovinezza per mezzo del bisturi e del botulino (e in effetti nella cultura pop Madonna la cantante, con la sua faccia plastificata, prende il posto della Madre di Dio). I sacramenti dell’edonismo sono il divorzio, l’aborto, le nozze e l’adozione gay, la maternità surrogata, la fecondazione assistita, l’eutanasia e qualcos’altro.

Se un individuo è convinto che il fine supremo della sua vita sia il piacere immediato, non si fermerà davanti a nulla pure di conseguirlo: neppure davanti al bene altrui. E in effetti, divorziare significa infliggere ai figli e probabilmente anche al coniuge (perché molti divorzi sono solo apparentemente “consensuali”) sofferenze e ferite interiori che nemmeno anni di psicanalisi possono sanare. Abortire significa puramente e semplicemente uccidere un essere umano unico e irripetibile. Sposare una persona dello stesso sesso ed adottare insieme ad essa un bambino significa privare quel bambino, a seconda dei casi, della madre o del padre. Pagare una donna povera per “produrre” e venderci un figlio significa sfruttare quella donna e privare quel bambino di sua madre. Produrre un bambino in laboratorio col seme di un donatore sconosciuto significa privare quel bambino del suo vero padre (chi si ostina a credere che i figli dell’eterologa non sentano il bisogno di sapere chi è il loro padre biologico, dia un’occhiata a qualche sito specializzato, come questo: Searching for my sperm donor father). Dare l’eutanasia ad un malato terminale significa, per i parenti, liberarsi di un peso e intascare una eredità. Dunque il divorzio, l’aborto, le nozze e l’adozione gay, la maternità surrogata, la fecondazione assistita, l’eutanasia e qualcos’altro sono strumenti con cui si fa esplicitamente male al prossimo (e implicitamente anche a sé stessi, perché fare il male fa stare male, anche se sembra di stare bene) per conseguire il proprio immediato piacere egoistico. Dunque, per l’adepto della religione edonista calpestare i diritti altrui diventerà una specie di “diritto”. Per giustificarlo ricorrerà a raffinati sofismi relativisti: “Il bene e il male non sono concetti assoluti e immutabili: variano in continuazione al variare delle circostanze e delle opinioni. Dunque, secondo la mia opinione, nelle attuali circostanze storico-socio-culturali il divorzio, l’aborto e tutto il resto sono gesti d’amore”. E così nella orwelliana neo-lingua degli adepti della religione edonista il perseguimento del proprio piacere egoistico si chiamerà “amore”.

Contemplando la nostra sconfitta, noi cristiani siamo messi a dura prova. Davanti a noi si parano ben tre diverse tentazioni. La prima è di “saltare sul carro del vincitore” ossia di perdere la fede. “Siccome la maggior parte della gente nel mondo non crede, allora la fede non è vera”. E secondo tutti i recenti sondaggi, la percentuale su base annua dei cattolici che abbandonano la fede è in costante crescita in tutti i paesi occidentali.

La seconda tentazione è di conformarci alla mentalità di “questo mondo”. Ieri la maggior parte dei cattolici si conformavano al marxismo, oggi si conformano alla religione del piacere immediato, che appunto chiama abusivamente “amore” ciò che è solo un egoismo. Essi vanno ripetendo: “L’importante è l’amore perché Dio è amore”. “Ma che male c’è nel divorzio? Se un uomo e una donna stanno male insieme, allontanarsi l’uno dall’altra è un gesto d’amore”. “Ma che male c’è nelle nozze gay? L’importante non è con chi ci si sposa ma sposarsi con amore”. “Ma che male c’è nell’eutanasia? Se un malato soffre troppo, dargli la morte è un gesto di amore”. Fra poco troveranno che anche l’aborto, la maternità surrogata e la fecondazione eterologa sono “amore”. Per fare un solo esempio, alcuni giorni fa Vito Mancuso, santo patrono dei cattolici conformisti ossia conformati alla mentalità di questo mondo, ha affermato su Repubblica che Gesù Cristo in persona oggi benedirebbe le nozze gay e che di conseguenza la Chiesa, ostinandosi a non volerle benedire, tradirebbe il pensiero autentico di Gesù. Secondo il nostro conformato, i gay avrebbero il diritto allo “amore integrale” e simmetricamente i cattolici avrebbero il dovere di adattarsi all’egheliano “Spirito del mondo” ossia di conformarsi “mentalità di questo mondo”, che appunto comanda che al cuor dei gay non si comanda (“Lo spirito del mondo”, Repubblica, 25 maggio 2015).

D’altra parte la fede ha cominciato ad indebolirsi (fino a diventare l’anticamera dell’agnosticismo) e l’amore cristiano ha cominciato a svilirsi (fino a confondersi con il falso amore della religione edonista) nel momento in cui si sono separati dalla ragione. All’ultimo salone internazionale del libro di Torino, l’ateo Umberto Galimberti ha insegnato ai cristiani che cosa è il vero cristianesimo: «Amare il prossimo significa approssimarsi all’altro, per approssimarsi all’altro bisogna allontanarsi dalla ragione, perché la ragione non si potrà mai accordare con la fede. Quando si abbandona alle immaginazioni teologiche, che cercano invano di accordare fede e ragione, il cristianesimo si svuota di amore e diventa una religione intollerante che mira ad esercitare il potere temporale». E il cristiano Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, gli ha dato ragione: «Non bisogna parlare di Dio perché Dio è un concetto astratto cui ognuno dà un significato diverso. Quando ha voluto mettere al centro Dio e ragionarci sopra, il cristianesimo si è messo in competizione con l’islam e l’ebraismo. In realtà tutto quello che Gesù ci ha detto di Dio è che Dio è amore e si manifesta nell’amore che portiamo gli uni agli altri». Insomma, i cattolici come Enzo Bianchi sono convinti che amare gli atei significhi non soltanto rinunciare a comunicare loro la fede ma anche farsi insegnare la fede da loro. Gli atei insegnano che per essere cristiani bisogna amare senza pensare e molti cattolici obbediscono. E si capisce perché gli atei vogliono che i cattolici non pensino: se cominciassero a pensare, smetterebbero di dare ragione a Marx, capirebbero che c’è una bella differenza fra il Dio Uno e Trino e il Dio unico e magari si accorgerebbero pure che il divorzio, il sesso prematrimoniale, le nozze gay, la fecondazione assistita, l’eutanasia eccetera non c’entrano niente con l’amore, quello vero. Francamente, “l’amore integrale” invocato da Vito Mancuso sembra avere meno a che fare con l’amore evangelico che con “l’amore libero” predicato dai teorici della “rivoluzione sessuale” (questo amore “amore integrale”, con quell’aggettivo che richiama “spogliarello”, fa venire in mente i “figli dell’amore eterno”, che in Un sacco bello di Carlo Verdone si buttavano in piscina in maniera poco appropriata).

Dunque i cristiani sono tentati o di perdere la fede o conformarsi alla mentalità di questo mondo. La terza tentazione è abbandonare il mondo ossia l’Occidente a sé stesso, sperando che qualcosa o qualcuno lo distrugga. “Così finalmente potremo ripartire da zero, fondando una vera civiltà cristiana”. Non pochi cattolici ritengono che Dio userebbe addirittura il terrorismo islamico come uno strumento per infliggere all’Occidente “sodomita” una punizione biblica. Ad essi sfugge che il terrorismo è satanico e che niente di ciò che è satanico può servire a Dio. Soprattutto, essi dimenticano da chi è nato l’Occidente. Nessuno smette di essere figlio di suo padre: neppure se impreca contro di lui, se ne allontana e ne dilapida l’eredità. L’Occidente non smette di essere figlio del cristianesimo nemmeno quando il suo popolo sceglie, nell’ordine, il comunismo, il nazismo, e infine l’edonismo.

In Fede, verità e tolleranza (Cantagalli, 2003), Benedetto XVI sottolinea che il destino del cristianesimo sarà legato fino alla fine dei tempi al destino dell’Europa (ma anche degli Usa, figli dell’Europa). Perché Pietro ha posto la sede della Chiesa proprio a Roma, avamposto dell’Europa, invece che in qualche importante centro dell’Asia, dove forse avrebbe trovato meno ostilità? Ratzinger non ha dubbi: per generare una cultura di fede, il seme della fede in un Dio di ragione (Logos) doveva cadere sul terreno di una cultura che esaltava la ragione umana. Ebbene, fra tutte le culture del mondo antico, solo quella greco-romana era sufficientemente, sebbene ancora imperfettamente, razionale. E come la fede aveva bisogno della ragione, così la ragione aveva bisogno della fede: il cristianesimo ha perfezionato il razionalismo antico, generando la teologia razionale e la scienza. Per essere precisi, la seconda è nata da una costola della prima ossia per arrivare a mandare gli uomini sulla Luna è stato prima necessario ragionare su Dio uno e Trino, con buona pace di Galimberti e di Bianchi. Certo, negli ultimi secoli gli occidentali hanno usato male la ragione, inventando l’ateismo, lo scientismo e il totalitarismo nazi-comunista. Ma poiché, nonostante tutto, è ancora figlio del cristianesimo, l’Occidente riesce sempre a liberarsi dei suoi stessi errori. Del nazismo e del comunismo sovietico se ne è già liberato, dell’edonismo relativista se ne deve ancora liberare ma se ne libererà, fosse pure fra cent’anni. Bisogna solo tenere duro, continuare a lottare, continuare a stare in piedi come sentinelle, guai a sedersi, guai a perdersi d’animo.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra contro l’Occidente. I cristiani che sognano la distruzione dell’Occidente “sodomita” e la nascita sulle sue rovine di una repubblica platonica di puri cristiani senza peccato, peccano di farisaismo. Gesù, che era senza peccato, non puniva né scansava i pubblicani e i peccatori ma mangiava con loro. Analogamente, noi oggi dobbiamo “mangiare” con gli edonisti occidentali. Non dobbiamo elargire l’eutanasia a questo Occidente malato ma curare le sue ferite. Come il “figliol prodigo” tornava da suo padre, così l’Occidente intero forse tornerà al cristianesimo. Se anche non dovesse tornarvi, comunque al suo interno la presenza cristiana non potrà mai venire meno del tutto. Per quanto pochi, i cristiani occidentali saranno sempre il sale del mondo. Ma non dobbiamo avere paura se restiamo in pochi, se siamo sconfitti. Lungo la storia il popolo cristiano ha subito tantissime sconfitte ma tutte queste sconfitte messe insieme non sono riuscite ad estinguerlo, anzi lo hanno reso sempre più forte. Il cristianesimo stesso nasce da una grande sconfitta: Cristo messo in croce. Quella sconfitta è diventata vittoria infinita contro la morte.

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