La morale deprimente del caso Magi, la giudice “colpevole” di lavorare troppo

Un magistrato fa gli straordinari per provare a smaltire l’enorme mole di lavoro attribuitole. La risposta del suo Tribunale? Una circolare “anti-stakanovismo”

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Pubblichiamo la rubrica di Maurizio Tortorella contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Caro dottor Barbuto, lei avrà sicuramente saputo del “caso Magi”. Jacqueline Monica Magi, giudice della sezione penale del Tribunale di Prato, è finita sulla prima pagina del Corriere della Sera perché travolta dalle polemiche in quanto «magistrato che lavora troppo». Jacqueline Magi per mesi ha macinato udienze perché, a quanto si legge sulle cronache, le erano stati attribuiti circa 1.800 fascicoli e ha cercato (doverosamente) di smaltirli.

Con il suo convocare pubblici ministeri, imputati, parti civili e cancellieri a un ritmo superiore alla media, la giudice ha però infastidito un po’ tutti. Si legge che il presidente del Tribunale di Prato, Nicola Pisano, una volta scoperto che nel mese di ottobre la giudice Masi aveva fissato 46 udienze contro una «previsione tabellare» di 36, ha cominciato ad annullarne un po’. E sulla porta della sezione penale ha affisso una circolare per ricordare che tutte le udienze, ordinarie e straordinarie, devono essere sottoposte alla sua autorizzazione preventiva, anche «in relazione alle risorse di cancelleria effettivamente disponibili». Il presidente Pisano ha aggiunto una postilla: «Eventuali inottemperanze saranno valutabili anche sotto il profilo disciplinare, nell’ottica della leale e corretta cooperazione con la gestione dell’Ufficio». A buon intenditor, poche parole…

Ora, io non conosco Jacqueline Monica Magi. Con un po’ di ricerche ho scoperto che prima di arrivare a Prato è stata sostituto procuratore a Pistoia (dove si è occupata con grande attivismo di gravi reati ambientali) e giudice del lavoro nel Tribunale di Piombino (dove su internet si trova traccia di una polemica, tra il surreale e il paradossale, che le attribuiva «un abbigliamento sgargiante»).

Di lei, su internet, c’è qualche foto: pare una donna simpatica. Non ho idea se sia una piantagrane o soltanto una che vuole fare il suo lavoro. È il caso che m’interessa. Al Consiglio superiore della magistratura se n’è accorto il consigliere «laico» Pierantonio Zanettin: ha subito chiesto venga dato «ogni supporto a magistrati zelanti, che non si rassegnano alle disfunzioni del pianeta giustizia». Ha fatto bene.

E avrà sicuramente le sue ragioni il presidente Pisano, che nel suo Tribunale lamenta una pianta organica «molto sottodimensionata» e critica recenti «riduzioni del personale del 35 per cento», per di più in una città complicata dove vivono 127 diverse etnie, la falsificazione dei marchi è una piaga, fallimenti e sfratti sono a livelli record. Però il risultato della sua circolare “anti-stakanovismo” non è positivo.

Secondo le cronache, la giudice Magi avrebbe reagito chiedendo il trasferimento a Firenze o a Pistoia: ufficialmente per motivi familiari, ma forse per il trattamento ricevuto. «Io proprio non riesco a fare rinvii su certe questioni» avrebbe dichiarato, aggiungendo di sentirsi «come un medico o un’infermiera che stanno soccorrendo un moribondo e non se ne vanno se suona la campanella di fine lavoro».

Ecco, quella campanella oggi rintocca in modo triste. Anzi, sembra proprio campana a lutto. E mi piacerebbe che il dottor Barbuto (che è magistrato particolarmente sensibile al problema) intervenisse, se può, per zittirla: perché una giustizia che in omaggio a logiche burocratico-sindacali arriva a frenare il lavoro di un magistrato è una giustizia destinata a soccombere. Tra i sacrosanti fischi dell’opinione pubblica.

Foto Ansa

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