Moore-Connery, è sfida tra 007 per l’indipendenza scozzese

Sean da tempo sostiene lo Scottish National Party e il referendum del 2014, mentre Roger vuole che la Scozia continui ad essere parte integrante del Regno Unito. E punzecchia Connery: «È lui il responsabile del crac della Bank of Scotland»

Sean Connery vs Roger Moore. Non è una sfida tra chi meglio ha interpretato il ruolo di James Bond (dove il primo, in questi panni sei volte dal 1962 al 1971, batte di gran lunga il secondo, che invece è stato 007 dal 1973 al 1985 in sette pellicole), bensì un duello a distanza tra due grandi del cinema sulle sorti politiche della Scozia, Paese natale di Sean. Terre parte del Regno Unito sottoposto alla corona britannica e che chiedono per il 2014 un referendum con cui sancire la propria indipendenza.

CON O CONTRO SALMOND. Connery, che gira con un bel “Scotland forever” tatuato sul suo braccio, non ha mai nascosto le sue simpatie per lo Scottish National Party, partito indipendentista rappresentato da Alex Salmond, ora primo ministro. Proprio il premier mesi fa lanciava la campagna per l’indipendenza, ricevendo appoggio da tanti scozzesi, in primis proprio dall’ex-007: «È un giorno storico, la campagna per il sì ha scelto una visione positiva della Scozia, fatta di accoglienza e uguaglianza e di quei valori democratici che garantiscono agli scozzesi di essere i guardiani migliori per il loro futuro». Dall’altra parte c’è invece Roger Moore, che nonostante il passare degli anni gli abbia sfilato lo smoking nero da agente Bond, continua ad essere al servizio di Sua Maestà. «La Scozia continuerà ad essere parte integrante del Regno Unito, anche se Sean Connery vuole che se ne separi», diceva giusto qualche giorno fa al Festival della letteratura di Cheltenham, organizzato dal Times.

SCRIVI INGLESE, LEGGI BRITANNICO. Ma le frecciate di Moore al collega non sono finite: «È lui il responsabile del crac della Bank of Scotland. Ha prelevato tutti i soldi in contanti che aveva lì». Altro che indipendenza, per Roger la Scozia va bene così com’è: «Ma non voglio fare a botte con Sean, è un grande». D’altronde Moore è simbolo dell’englishness per eccellenza: «Naturalmente sono molto orgoglioso di essere inglese. Siamo cresciuti con l’idea che “Siamo i migliori” anche se non è sempre vero. Sono fiero di essere britannico. Ho detto inglese, ma intendevo britannico». Sarà la stessa cosa? Chiedetelo a Sean.