Miserere, storie di cristiani perseguitati. L’irruzione delle Farc con i mitra spianati nella chiesa di Gallinazo

Così in Colombia i ribelli comunisti impongono le loro regole “per il buon funzionamento delle comunità”. «Punto 40, le chiese possono stare solo nei capoluoghi»

Pubblichiamo la diciottesima puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati (per leggere le storie precedenti clicca qui).

La strada tra Puerto Leguizamo e Gallinazo è solo una pista ingarbugliata in mezzo alla foresta tropicale che, oltre le colline, diventa amazzonica. Quaranta chilometri, in questa parte di mondo, sono un’espressione senza significato; qui le distanze si misurano in tempi di percorrenza con il fuoristrada. La parrocchia di padre Miguel è lunga dieci ore e larga sei, a differenza del suo cuore che, invece, non ha confini. Dopo una serie interminabile di sobbalzi, un albero caduto e un guado al limite del pianale il sacerdote arriva in vista del piccolo villaggio.

A Gallinazo la messa della domenica è di mercoledì. Anche Natale e Pasqua sono di mercoledì e se il Padre Eterno non è soddisfatto di questo calendario liturgico, che gli dia il dono dell’ubiquità; in caso contrario si accontenti di quello che un povero prete riesce a fare.

La chiesa è aperta, le candele accese, i fiori nei vasi ai piedi dei santi. Una ventina di parrocchiani aspetta sullo spiazzo di terra battuta. Padre Miguel saluta tutti, si informa dei malati, del lavoro nei campi e di chi è impiegato alla segheria lungo il fiume perché, per le multinazionali, il mercoledì non è mai domenica.

Le donne entrano nell’unica, stretta, navata e iniziano a recitare il rosario mentre il sacerdote si attarda all’esterno con chi ha più bisogno di lui; poi va nella minuscola sacrestia e si rende disponibile per le confessioni; infine dà inizio alla celebrazione.

Alle prime parole della preghiera eucaristica una raffica di mitra, sparata in aria sul sagrato, sparge il panico tra i fedeli e blocca Miguel con le braccia allargate e lo sguardo spaventato. Cinque guerriglieri delle Farc irrompono nella chiesa con le armi spianate e le bandoliere di proiettili al collo. Qualcuno grida, altri si buttano a terra, qualcun altro ancora alza le mani tremebondo. Il capo del manipolo si avanza spavaldo fin davanti all’altare, facendo cenno a tutti di stare calmi, e apostrofa il celebrante: «Come ti permetti di disubbidire agli ordini? È vietato celebrare la messa, qui! Non lo sai?».

Padre Miguel abbassa le braccia e risponde con tono conciliante: «Non sono a conoscenza di nessun divieto. Ogni mercoledì dico la messa in questa chiesa, da anni, e non c’è mai stato nessun problema».

«E invece il problema c’è», dice l’altro estraendo dal taschino della mimetica tre fogli spiegazzati che distende sulla mensa davanti al prete. «Ecco, leggi cosa dice il manuale di convivenza», sottolinea indicando con l’indice alcune righe. «Punto 40, le chiese possono stare solo nei capoluoghi di comune; punto 41, le messe posso essere celebrate solo nelle chiese dei capoluoghi di comune! In questo edificio, quindi, è vietato dire messa. Chiaro? Adesso fuori tutti!».

I più timorosi si rialzano da sotto le panche e si dirigono verso l’uscita. Padre Miguel protesta: «Lasciateci almeno finire, poi ce ne andremo».

«No!», urla stizzito il guerrigliero. «Gli ordini sono ordini! Fuori!». Una donna anziana si avvicina allora al miliziano e lo supplica: «Francisco, ti prego, lasciaci arrivare alla comunione. Fallo per amore di tua madre che per tutta la vita è venuta a messa in questa chiesa. Fallo per lei, solo per questa volta».

Gli occhi dei compaesani puntati su di lui, le parole della vecchia e il ricordo materno ammorbidiscono la decisione del capo: «E va bene. Terminerete la funzione a porte chiuse. Sbrigatevi, però, avete solo cinque minuti». Detto questo dà ordine ai suoi di uscire e di sbarrare le porte dall’esterno mentre lui si mette, con le braccia conserte, sul fondo a controllare che tutto si svolga rapidamente.

Padre Miguel termina la consacrazione, distribuisce l’eucarestia e poi congeda tutti; esce per ultimo con i paramenti ancora indosso. Francisco fa inchiodare due assi incrociate sulla porta e poi fissa, lui stesso, i fogli dell’ordinanza su un battente. Il più esaltato dei guerriglieri spara una sventagliata di colpi sulla facciata, così, per metterci la firma, e la messa del mercoledì a Gallinazo finisce con un altro spavento.

19 ottobre 2013 – Il quotidiano di Medellin El Colombiano pubblica la notizia che, nella regione del Putumayo, il gruppo guerrigliero Fronte 32 delle Farc ha distribuito presso la popolazione civile dell’area un “manuale di convivenza per il buon funzionamento delle comunità” cui attenersi per non avere problemi. Tra le 46 norme le numero 40 e 41 riguardano le limitazioni alla libertà religiosa: sono ammessi edifici di culto solo nei capoluoghi di comune; le messe potranno essere celebrate solo nei luoghi di culto ammessi. Tra le altre norme alcune curiose (chi vuole acquistare un’auto o una moto deve chiedere il permesso alle Farc), altre minacciose (chi ha figli nella polizia o nell’esercito nazionale deve vendere tutto e andarsene).

Qui sopra, l’ultimo dei tre fogli del manuale di convivenza distribuito dalle Farc nella regione del Putumayo, datato 23 luglio. Il quotidiano El Colombiano ne è venuto in possesso a ottobre e lo ha pubblicato il 19 dello stesso mese.