Minzolini assolto. Quando ci spiegò la storia della carta di credito

L’ex direttore del Tg1 assolto dall’accusa di peculato: «Sono disgustato dai media». In un’intervista a Tempi del giugno 2011 ci aveva spiegato tutta la vicenda.

Augusto Minzolini è stato assolto dall’accusa di peculato in relazione all’uso improprio della carta di credito quando era direttore del Tg1 perché «il fatto non costituisce reato».
Lasciando il Palazzo di Giustizia, Minzolini ha detto che in alcuni momenti «è stato disgustato dai media». Poi ha aggiunto: «Malgrado l’assoluzione piena in questo anno e mezzo ho scontato di fatto la condanna. Sono stato in balia di questo meccanismo assurdo in cui non hai mai la possibilità di difenderti».
Intanto, però, a Minzolini è stata intanto notificata la chiusura di un’altra inchiesta. Si tratta delle indagini sul mancato reintegro di Tiziana Ferrario al Tg1.
Di entrambe queste vicende, Tempi ne aveva parlato con Minzolini nel giugno 2011. Ecco i passaggi di quell’intervista.

“Mai più senza un avvocato”
Intervista ad Augusto Minzolini di Pietro Piccinini, Tempi, 8 giungo 2011

E l’inchiesta sulle spese fatte con la carta di credito aziendale?
La carta mi era stata data come compensazione per interrompere la mia collaborazione con Panorama. Dopo 18 mesi, alla vigilia del 14 dicembre, ovvero del voto che nella testa dell’opposizione doveva mandare sotto il governo, qualcuno si accorge che la cosa non è compatibile con la politica aziendale. Ma è una carta di credito: ogni mese alla Rai arrivava il resoconto. E tra l’altro il problema era di procedura, perché con quella carta io ci ho pagato solo pranzi e cene, ma non avevo segnalato i nomi delle persone con cui ho mangiato. Insomma, alla fine mi chiedono di ridare i soldi. Io restituisco i soldi, quindi la Rai non avvia neanche l’inchiesta disciplinare. Anche la Corte dei conti rinuncia. Invece l’Italia dei valori, un partito politico, fa un esposto in procura a Roma. Ecco perché parte l’indagine. E il bello è che qualcuno, prendendo l’esposto dell’Idv da cui discende l’avviso di garanzia, pensa bene di chiedere la mia sospensione. Se questo non è strumentale…

Quanti dei suoi redattori hanno fatto causa alla Rai perché lei li ha rimossi?
Non lo so. Ma io in realtà ho sempre fatto loro altre proposte. A Tiziana Ferrario ho offerto quattro alternative alla conduzione. Ma qui c’è una sorta di sindrome da video. Le persone vanno in video e si ammalano. Non possono più farne a meno. Diventano bulimici. Vespa è stato in conduzione 5 anni, Frajese 7. Le due conduttrici che ho cambiato? Maria Luisa Busi 20 anni, la Ferrario 28.

Si è aggiunta Elisa Anzaldo, che ha chiesto di essere sollevata dalla conduzione per non dover più «mettere la faccia» nel suo tg.
Per sei mesi mi aveva chiesto di passare alla conduzione delle 17. Io non potevo concedergliela, ma non avevo nulla contro di lei, anzi l’ho promossa a caposervizio. Improvvisamente, a tre giorni dal voto, chiede di essere sollevata e dice che è per ritorsione che non le faccio seguire le celebrazioni del 2 giugno. Ma se decidi che non puoi dare la tua immagine al Tg1 per condurre, vale anche per il 2 giugno. Qui è una continua battaglia: per fare gli editoriali, per cambiare le conduzioni… Inventano regole solo per garantire lo status attuale, per bloccare ogni rinnovamento. È una follia. Come fa a passare sui giornali l’idea che una giornalista dopo 28 anni di conduzione deve continuare ad andare in video?