Ministro Profumo, la prego, ci ripensi: per il bene della scuola, cancelli il concorso

Lettera al ministro di una giovane insegnante “precaria per contratto, ma non certo per vocazione”. «Non Le chiedo di salvare degli ottusi privilegi, ma di aiutarci a rendere davvero la scuola un luogo migliore»

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Riceviamo e pubblichiamo.

Gentile Ministro Profumo,

sono un’insegnante: precaria per contratto, ma non certo per vocazione. Il mio posto è in aula coi ragazzi, il mio lavoro tra i più belli ed entusiasmanti che si possano desiderare.

Questo è il settimo anno che entro a scuola come prof ogni mattina. Quasi sempre sono stata la più giovane dell’intero collegio docenti e in tutta la mia graduatoria sono soltanto tre le insegnanti iscritte più giovani di me, poiché essendo nata nel 1982 sono stata una delle ultime “fortunate” a potersi abilitare con la SISS.

Questo significa anche che io ho già superato un esame per poter insegnare, anzi più di uno: il primo per essere ammessa alla Silsis presso l’Università degli studi di Milano, altri due per uscirne abilitata all’insegnamento delle scuole secondarie di primo e di secondo grado.

Ho trascorso dunque due anni lavorando la mattina, mangiando un panino in treno per recarmi in università quasi ogni pomeriggio a seguire lezioni tenute da insegnanti universitari che non avevano mai varcato la soglia di un’aula di liceo, sostenendo esami spesso sugli stessi testi studiati l’anno prima in università. Facendo un conto approssimativo della spesa (retta, treno, materiale didattico, esami in entrata e in uscita) dal mio portafogli sono usciti circa 5000 euro.

Poi quest’anno Lei ha proposto il concorso per valorizzare i giovani, la voglia di insegnare e il merito (a dicembre prenderò la seconda laurea, costata altri sacrifici, accolti però con gioia e convinzione per imparare qualcosa in più e poterlo trasmettere ai miei alunni): io mi son scoperta felice della scelta di aprire un canale privilegiato per i giovani, di cui la scuola ha senza dubbio bisogno. Contenta che finalmente tali sacrifici potessero essere ricompensati.

Uscito il bando però mi sono ritrovata ancora una volta al punto di partenza: il test di preselezione è una lotteria inutile e insignificante dal punto di vista didattico e delle abilità d’insegnamento; gli esaminatori saranno ancora una volta estranei al mondo della scuola (gli insegnanti della secondaria, infatti, possono partecipare come esaminatori solo “senza oneri” per i propri istituti; dunque, in pratica, non lo possono fare!).

Scaduto il tempo delle iscrizioni, ora leggo quanti e quali sono gli iscritti al concorso: i giovani non ci possono essere, perché i requisiti li escludevano a priori; numerosissimi sono coloro che non hanno mai messo piede in un’aula scolastica; evidente risulta la sproporzione tra iscritti al concorso e posti disponibili.

La mole di domande giunte non è segno della necessità di un concorso, bensì la speranza di poter cogliere l’offerta di un contratto statale a tempo indeterminato, in un momento in cui per molti lavorare è più un miraggio che una realtà.

Crede davvero, signor Ministro, che con tali premesse e a queste condizioni, l’assegnazione di quelle 11.542 cattedre sarà un bene per la scuola statale e per i nostri ragazzi?

Le chiedo di ripensarci e di annullare questo concorso, di cercare altre vie attraverso le quali si possano introdurre giovani insegnanti nel mondo della scuola e contemporaneamente salvaguardare coloro che da anni, con passione e dedizione, continuano ad insegnare anche in più scuole, con contratti sempre in scadenza il 30 giugno, con l’ansia di non sapere se il settembre successivo avranno di nuovo un lavoro e il dispiacere di dover lasciare i propri alunni alla fine di ogni anno scolastico.

Non Le chiedo di salvare degli ottusi privilegi, ma di aiutarci a rendere davvero la scuola un luogo migliore dove ciascuno di noi sia sostenuto e aiutato a compiere al meglio il proprio splendido ed entusiasmante lavoro d’insegnante!

Io un paio di idee a riguardo le avrei e sono legate anche ad una vera parità scolastica e al riconoscimento della professionalità del docente, ma credo di essermi dilungata già abbastanza (per ora).

Buon lavoro,

Prof.ssa Giuditta Boscagli

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