Migranti: visti ed espulsioni. Scricchiola l’accordo Ue-Turchia

Il presidente turco Erdogan è in fibrillazione e minaccia l’Unione Europea, che non vuole cedere ai suoi ricatti

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Sembrava tutto fatto e invece il patto siglato tra Unione Europea e Turchia sui migranti inizia a scricchiolare. Il nodo da sciogliere è ancora quello della liberalizzazione dei visti, garantita da Bruxelles ad Ankara a patto che vengano soddisfatte 72 condizioni. Ma anche le espulsioni di migranti dalla Grecia alla Turchia sono ferme.

NODO VISTI. A maggio l’Europa sembrava pronta a concedere a 79 milioni di turchi di attraversare le sue frontiere senza bisogno di visto, come se la Turchia fosse un paese membro dell’Ue. Nonostante Ankara non abbia soddisfatto tutti i criteri, la Commissione Europea ha dato il suo placet alla liberalizzazione. Manca però l’autorizzazione del Parlamento europeo, ci sono ancora diversi Stati che storcono il naso e non riescono a fare buon viso a cattivo gioco.

L’OPPOSIZIONE DEL PARLAMENTO. La Germania, che con Angela Merkel ha guidato le trattative, si è già resa disponibile a chiudere un occhio su alcuni dei 72 punti che non sono stati soddisfatti, come la riforma della legge anti-terrorismo che il presidente Recep Tayyip Erdogan non è intenzionato a fare.
Ma il Parlamento europeo non è disposto a fare lo stesso. «Non considereremo neanche la possibilità di approvare l’accordo», prima che la Turchia faccia tutto quello che deve secondo i patti, ha dichiarato il presidente del Parlamento Martin Schultz. Da qui l’ennesima reazione violenta di Erdogan: «Unione Europea, quand’è che smetterai di controllarci? Chi ti ha ordinato di farlo?». Il presidente, sempre più autoritario, da mesi minaccia Bruxelles con un semplice argomento: se non liberalizzate i visti, facciamo saltare l’accordo sui migranti.

GENOCIDIO ARMENO. Ma a giudicare dalle parole del capogruppo del Ppe, Manfred Weber (ancora un tedesco), questa volta alzare la voce non funzionerà: «Se il presidente Erdogan continua a minacciarci e a bombardarci di insulti, credo che ci troveremo al capolinea. L’Europa non dipende dalla Turchia». A rendere la partita ancora più tesa, riporta Der Spiegel, ci penserà sicuramente la risoluzione che il 2 giugno il Parlamento tedesco approverà per commemorare il genocidio armeno da parte dei turchi. Ankara ritirerà senza dubbio il suo ambasciatore da Berlino e questo non migliorerà i rapporti.

ESPULSIONI FERME. Il nodo è tutto politico. Erdogan vuole la liberalizzazione dei visti, ma non vuole rinunciare alla legge anti-terrorismo. Commissione Europea e Merkel non vogliono dare l’impressione di essere succubi di Ankara, ma neanche buttare a mare tutto il lavoro fatto per fermare gli sbarchi dei migranti in Grecia. Qualcuno deve cedere ma ancora non è chiaro chi sarà. Nel frattempo, le espulsioni di richiedenti asilo dalla Grecia sono ferme per mancanza di forze e organizzazione: secondo il Financial Times, sono stati riportati in Turchia neanche 400 migranti sugli 8.500 arrivati dalla firma dell’accordo.

Foto Ansa

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