Finisce l’epopea di Meriam. La cristiana sudanese è partita con la famiglia per gli Stati Uniti

Pur di non abiurare il cristianesimo, la donna si è lasciata condannare a morte in Sudan. Dopo essere stata liberata e portata in Italia, è partita per il New Hampshire

meriam-daniel-waniMeriam Yahya Ibrahim, la cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia, poi scagionata e volata al sicuro in Italia, è partita a mezzogiorno per gli Stati Uniti. Andrà vivere con il marito e i due figli nel New Hampshire, dove risiede il fratello del consorte Daniel Wani, che ha la cittadinanza americana.

NON HA MAI ABIURATO. Si chiude così l’epopea di questa giovane cristiana, che non ha voluto rinnegare la sua fede («Sono cristiana, non ho mai commesso apostasia e resterò cristiana») nonostante il rischio di essere impiccata e frustata 100 volte per l’accusa di adulterio. Nonostante l’insistenza di imam e sheikh, anche in carcere, dove è stata rinchiusa dal 17 febbraio al 23 giugno, la donna non ha mai voluto abiurare il cristianesimo. Per questo è stata costretta a partorire la sua seconda figlia, Maya, con le gambe incatenate e a far vivere il primo figlio, Martin, per oltre quattro mesi in cella.

 L’INCONTRO CON IL PAPA. Arrivata in Italia il 24 luglio insieme al viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, e grazie alla diplomazia italiana in Sudan, la donna ha «realizzato il mio sogno»: incontrare papa Francesco, che l’ha ringraziata «per il tuo coraggio». In questi giorni, come racconta Antonella Napoli di Italians for Darfur, «sono stati ospiti di una struttura del ministero dell’Interno a Roma, sotto protezione. Li ho incontrati e mi hanno raccontato di essere stati trattati benissimo, seguiti e coccolati. Hanno fatto un giro in auto per tutti i luoghi turistici di Roma, hanno visitato il Colosseo, hanno fatto shopping. Domenica sono andati a messa alla Basilica di San Paolo». Ora per Meriam e la sua famiglia comincia una nuova vita.