Vita di una “lady armena” tra la grande Istanbul e il Grande Male
Complici le recenti guerre, s’è diffuso alle nostre latitudini un brutto vizio: parlare di Medio Oriente senza conoscerlo. «Prima di tutto occorre capire, e per capire bisogna conoscere le storie, le atmosfere, gli uomini di questi paesi così vicini e così lontani, che affondano le radici in un passato scomparso ma hanno bisogno di un futuro non insanguinato», per «ottenere un po’ della luce che ci è necessaria per affrontare il complesso e terribile mosaico mediorientale, grondante di sangue, di odio e di speranze troppo spesso deluse». Il virgolettato è la promessa fatta dalla collana “Frammenti di un discorso mediorientale”, pubblicata da Guerini e diretta da Antonia Arslan. Mi imbatto in queste parole quanto mai vere, prendendo in mano il quindicesimo volume della collana, uscito nel dicembre scorso: le piccole e preziose mémoires di una nobildonna, Maria Nazle Corinaldi (Memorie di una lady armena, a cura di Antonia Arslan e Benedetta de Mari).
Nel cuore della Turchia della fin de siècle
Nazle, come viene chiamata dalle diverse voci chiamate a ricordare la lady scrittrice in calce al volumetto, ricorda la propria gioventù, vissuta nel caleidoscopico e suggestivo mondo della Istanbul della fin de siècle. Erede di una famiglia armena ben inserita ai piani alti della società costantinopolitana, tra dimore da sogno e corse coi cavalli, banchetti eleganti e panorami mozzafiato sul Bosforo, ricorda i tempi in cui, tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, essere un armeno nella grande capitale significava godere di grande stima: «Le nazionalità non esistevano quasi ed erano basate sul semplice passaporto: quello che contava era la religione e ciascuno teneva molto alla propria. La fede e la pietà erano la forza di tutti i cristiani per conservare la loro cultura e educazione nel cuore di un paese musulmano fanatico e arretrato».
Tuttavia, l’equilibrio e la prosperità della famiglia di Nazle si incrinano con l’avvento al trono del sultano Abdul Hamid II, responsabile di aver permesso i massacri contro i cristiani armeni attorno al 1895, nero preludio del Metz Yeghern, il Grande Male del genocidio del 1915.
Alla ricerca del figlio smarrito
Andata via dalla Turchia per sposarsi, Nazle racconta anche i fasti di Roma e di altre città italiane prima della Grande Guerra, le inquietudini del primo conflitto mondiale, l’impegno negli ospedali romani assieme a tante altre donne, l’arrivo dei figli.
Le memorie si interrompono al 1927, anche se da una testimonianza di Beatrice Monti della Corte in calce al volume apprendiamo del dramma successivo legato alla scomparsa dell’amato figlio Livio nella campagna di Russia: Nazle non accettò mai che fosse morto, e come una novella Cerere non smise mai di cercarlo, fino alla fine dei suoi giorni.
Memorie di una lady armena è uno spaccato tremendamente affascinante sui chiaroscuri di un passaggio epocale: una capsula del tempo che Antonia Arslan e Guerini hanno l’intelligenza di proporre, per permetterci di rivivere, e dunque capire, anni e luoghi decisivi, di cui siamo ignoranti.

Maria Nazle Corinaldi, Memorie di una lady armena, Guerini e associati 2026, 200 pagine, 19 euro.
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