Memoria: Paolini ricorda l’eliminazione nazista di malati e disabili attraverso eutanasia e aborto

Marco Paolini su La7 sfugge il rischio di tutte le giornate della Memoria e non celebra la certezza di chi dice: io di certo non l’avrei mai fatto. Mostra invece la prassi nazista di eliminare i disabili, bocche improduttive da sfamare, tramite aborti ed eutanasia. Perché è giusto eliminare “esseri umani moralmente inferiori”

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La Memoria che nessuno ricorda. Il rischio delle giornate della Memoria è quello di risolversi in un rito autoassolutorio collettivo, dove si celebra la certezza meno evidente: che chi vi partecipa, si fosse trovato davanti all’Orrore, si sarebbe certo schierato dalla parte giusta della barricata. Da qui il rischio di celebrazioni uguali a se stesse, o come ha detto recentemente Marco Paolini, di diventare una sorta di post-it da apporre al calendario.

Proprio l’autore bellunese ha però segnato il passo con uno spettacolo sorprendente.
Su La7 è andato in onda Ausmerzen – letteralmente “estirpare” – ovvero la Shoah dimenticata dei disabili, o come recita il sottotitolo del monologo, «Una storia di cui pochi sanno moltissimo e molti non sanno nulla». Chi sa infatti che i nazisti appena salirono al potere imposero il proprio “socialismo biologico”, sterilizzando 350.000 persone portatrici di malattie ereditarie? Che fecero abortire donne fino a sei mesi – come previsto dalla legge del 26 giugno 1933 – perché portavano in grembo uno scarto evolutivo?

Meticoloso Paolini a ricollocare la Weltanschauung nazionalsocialista
nella temperie della Belle Epoque, di quel momento magico dove tutto sembrava possibile e nel positivismo, quando lo stesso cugino di Darwin, l’autodidatta Francis Galton, inventò l’eugenetica, e attivò il dibattito su come selezionare i migliori e annientare i più deboli. Hitler raccolse un frutto che altri avevano coltivato, tanto in America quanto in Europa. Parentele ingombranti, ora palesemente rimosse.

Ad esempio Konrad Lorenz, che con le oche studiò l’imprinting
e che con il passo dell’oca accolse le SS che entravano nel 1938 in Austria; egli giunse a perorare il “dovere di occuparsi della eliminazione di esseri umani moralmente inferiori”. Un dovere del quale i nazionalsocialisti si fecero fregio. Nel 1938 un padre di Lipsia, il signor Knauer, fece un appello al cancelliere perché egli provvedesse a liberare il figlio gravemente deforme dalle sofferenze. Hitler mandò il proprio medico personale Karl Brandt ad esaudire quel desiderio.

Senza fermarsi lì. Con una unità operativa con sede in Tiergartenstrasse 4 a Berlino,
Brandt pianificò l’eliminazione dei disabili, colpevoli di essere bocche improduttive da sfamare. Tra il 1939 e il 1941 furono oltre duecentomila gli sfortunati che passarono sotto le docce a monossido di carbonio, a morire per denutrizione o per una iniezione di acido fenico. Poche le voci che si librarono contro questo abominio.

Un altro plauso a Marco Paolini per avere ricordato il vigore del vescovo Clemens Von Galen, il leone di Munster che dal pulpito della sua cattedrale tuonò contro la soppressione dei disabili in quella torrida estate del 1941, giusto prima che gli esperti della Aktion T4 si spostassero all’interno dei lager, dove le conoscenze acquisite in quegli anni sarebbero state molto utili. Perché l’orrore qualche volta sembra non avere fine.

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