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«Meloni battagliera, ma il rapporto con Fi degenererà. Le opposizioni? Confuse»

Di Peppe Rinaldi
30 Ottobre 2022
«Governo non di alto profilo, con qualche rischio di conflitto d'interessi. Sui diritti non si infilerà in guerre di religione. Il Pd sembra perso, e Conte capitalizza». Intervista al direttore di Domani, Stefano Feltri
Giorgia Meloni

Siamo tutti quanti, in un certo senso, costretti a fare i conti con una nuova realtà politica e istituzionale. Il “ciclone” Meloni, perché di questo s’è trattato a dispetto di un’annunciata vittoria, obbliga a resettare il disco rigido delle nostre memorie, da oltre dieci anni incagliate a caricare dati spuri, artefatti, manomessi da alchimie fortemente condizionanti. Con risultati oggettivamente lisergici se provassimo a riavvolgere il nastro col sonoro di ciò che è stato detto, ascoltato e fatto ai livelli massimi della politica nazionale. Sul presente ci sarà da dire. E scrivere. Tempi ha scambiato quattro chiacchiere con Stefano Feltri, direttore di quel Domani insospettabile di simpatie destrorse ma già sul pezzo, si direbbe, a puntellare il nuovo corso di Giorgia Meloni.

Come ti è sembrato l’abbrivio del nuovo presidente del Consiglio?

Lei è stata molto in silenzio dopo la vittoria e l’unico momento in cui ha parlato è stato in Parlamento. Mi hanno colpito due cose: da un lato è stata molto meno conciliante, meno moderata del personaggio creato in campagna elettorale e anche più battagliera sui vari temi posti dall’opposizione; dall’altro, questa stessa tendenza l’ha manifestata anche con le indicazioni per le nomine ministeriali, che non sono state quelle di un governo di alto profilo, inattaccabile, che aveva fatto un po’ credere in campagna elettorale.

Che mi dici del suo rapporto con Silvio Berlusconi alla luce del braccio di ferro iniziale?

Sicuramente lei ha capito la natura del problema, che non è Licia Ronzulli, il singolo dettaglio, ma il fatto che il Cav. si considera il creatore del centrodestra e Meloni è un prodotto del suo successo politico: questa è la sua visione, di Berlusconi intendo. La vera sfida per Meloni è che in qualche modo deve riuscire a evitare che il Cav. metta in discussione la sua leadership. È stata chiara e lineare: ha accontentato Forza Italia ma non il suo presidente.

Pensi che potrà degenerare questo rapporto? Si sussurra di una implosione di Fi, o si tratta solo di valutazioni di noi giornalisti?

Io do per scontato che la cosa possa degenerare, questa legislatura inizia con un accento che sarà completamente diverso in futuro. Anche per un fatto anagrafico, Berlusconi è comunque un signore di 86 anni e quindi è normale che anche il partito, pur essendo molto personale, si riorganizzi con nuovi equilibri, alcuni sono già andati con Calenda in Azione, è chiaro che ci sono movimenti che fanno pensare a uno spacchettamento. Il gruppo di Lupi sembra essere un porto sicuro per quanti vogliano spostarsi senza dover fare salti troppo lunghi.

Pensi che Meloni abbia fatto valutazioni di merito nell’assegnazione dei dicasteri negati a Berlusconi (Giustizia e Telecomunicazioni) cioè il conflitto di interessi è un rischio scampato o nei cunicoli della politica la cosa può viaggiare sottotraccia?

Questo rischio c’è sempre, noi con Domani lo abbiamo denunciato, ci sono state delle scelte misurate con il bilancino politico e non di merito, di qualità, che hanno generato equilibri problematici. Un esempio chiaro è Daniela Santanchè, ministro del Turismo e, soprattutto, Guido Crosetto, ministro della Difesa, notoriamente un lobbista del settore. Come sempre è una situazione oggettiva, cioè non si accusa nessuno di aver adottato comportamenti scorretti – capita spesso di sentirci rimbrottare all’insegna del «giudicateci sui fatti» – ma non funziona così, la tutela dell’interesse pubblico dice che dobbiamo valutare se loro siano oggettivamente e completamente liberi per conseguire il risultato deliberato.

Andiamo ora su altro. Secondo te sarà mantenuto l’impegno di non modificare nulla sul terreno dei cosiddetti diritti civili?

Bisogna vedere se si tratterà di un rispetto formale o sostanziale. Non penso che abbiano interesse a infilarsi in guerre di religione, diciamo. Ma sul piano della sostanza abbiamo visto come funziona, vedi il caso di Trump: il modo più conveniente è modificare queste cose in via amministrativa e non legislativa. Quando Meloni dice «noi applicheremo la Legge 194 (aborto, nda) specie nella parte iniziale», oppure «cambieremo il modo di interpretarla», questo ovviamente genera un cambiamento surrettizio.

Un impatto minore verso l’esterno, dici?

Non so, di certo minore conflittualità, senza scatenare battaglie fondamentaliste. Bisogna vedere se è sostanza, o è solo un modo di compiacere l’elettorato al quale, però, non diciamo, ad esempio, «facciamo la guerra nucleare per te».

A proposito di “guerre nucleari” – e qui le virgolette sono d’obbligo – ti chiedo un giudizio sull’intervento fatto in Senato dall’ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato (in pensione ma eletto con il M5S di Conte) e se pensi che l’antimafia militante sia una stagione finita, in declino o ci sia ancora un certo fermento

Premetto che non ho sentito integralmente il suo intervento, però Scarpinato ha interpretato una stagione che non è affatto finita a mio giudizio, nel senso che il Cavaliere è sotto indagine, credo per la quarta volta, per il suo supposto ruolo nelle stragi di mafia. Mi pare che sia un conto mai veramente chiuso, lo abbiamo raccontato tante volte sul nostro giornale con Attilio Bolzoni ma è sicuramente cambiata qualcosa: ad esempio, abbiamo di nuovo Schifani in Sicilia (il nuovo presidente della Regione, nda), Cuffaro (ex presidente, arrestato e condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a sette anni, quasi interamente scontati in carcere, nda) e altri personaggi che furono e sono i dominus della politica palermitana. L’ondata che aveva espulso quei soggetti per legittimarne altri è comunque finita con un fallimento perché è stata respinta, poi, certo, c’è chi dirà per fortuna e chi purtroppo.

Una valutazione obbligata: come si stanno muovendo le opposizioni?

La domanda sarebbe forse più corretta posta così: si stanno muovendo?

Mi hai già risposto….

Volendo sì. Seriamente, non saprei come risponderti, mi sembrano un po’ persi. Il Pd non ha mai fatto una vera valutazione sulla sua sconfitta e non da oggi, il problema c’è dalla fine del renzismo alle dimissioni di Zingaretti, questa tendenza a mai interrogarsi sul problema per trarne qualche conseguenza non va bene, questa cosa a un certo punto la paghi, come in questi momenti quando non sai se essere contro le proposte “liberiste” di Meloni o quelle “sociali” della destra di base, perché non hai capito se stai da una parte o dall’altra. Hanno un’identità molto confusa e Conte, che è il più spregiudicato nel cambiare continuamente, capitalizza il consenso.

Quanto resisteranno Calenda e Renzi insieme?

Mah, non saprei. Secondo me sono animati dagli stessi presupposti, vale a dire massimizzare il peso politico in un momento in cui hanno pochi seggi. Allo stato non vedo particolari problemi, li vedrei se, a un certo punto e per capitalizzare il consenso ricevuto, ci fosse da dare un appoggio esterno o votare una riforma: ecco, lì potrebbero esserci divisioni. Non hanno molto interesse a litigare in questo momento, credo che neanche Renzi, che pare più spumantino di Calenda, lo voglia.

Eppure dal suo discorso in Senato questa manovra di avvicinamento al governo s’è già avviata secondo alcuni osservatori

Ma sì, è nell’ordine delle cose, sarebbe stupido il contrario, se sei un centrista, stai al centro e il tuo consenso lo puoi spostare di qua e di là. Dico che è il loro progetto, “vendiamoci politicamente al miglior offerente”, altrimenti non si capisce che senso abbia stare in mezzo, a quel punto ti schieravi in una coalizione e ti prendevi i seggi e stavi tranquillo in attesa degli eventi. Invece hanno scelto di andare da soli e di pensare «ci mettiamo lì e vediamo».

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