Meglio Trump oggi che Merkel per sempre. Intervista a Ettore Gotti Tedeschi

I dubbi luterani della cancelliera, le giuste intenzioni di The Donald, la vista lunga dei Brexiters, la Cina globalcomunista.

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Nessuno può servire due padroni. O odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire Dio e mammona» (Mt 6,24). Ettore Gotti Tedeschi, presidente della filiale italiana del Banco Santander, ex presidente dello Ior, economista, con “mammona”, cioè con i soldi, ha a che fare tutti i giorni. Sa però che del denaro è bene solo servirsi, magari per fare del bene o anche per trarne un profitto legittimo, perché quando si tratta di servire per l’uomo l’unico vero padrone dev’essere Nostro Signore. Una servitù che sa di libertà, perché equivale a dire che su questa Terra niente e nessuno può realmente sottometterci.
È con questa certezza che il professore piacentino, soprannumerario (cioè membro sposato e con figli) dell’Opus Dei, parla dell’economia globale e italiana, e del mondo che cambia. Senza essere schiavo del “politicamente corretto”.

Professore, l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e l’avvio della Brexit sembrano disegnare un mondo nuovo, meno propenso ai grandi accordi multilaterali. Qualcuno dice che sarà il trionfo del protezionismo. Sarà davvero un mondo più chiuso? Oppure si apre un’era diversa, di concorrenza senza galateo, in cui chi meglio produce e commercia sopravvive e gli altri soccombono?
Senta, è da quando ci si è resi conto che la crisi era ingestibile, cioè dal 2008-2009, che stiamo vivendo una forma di concorrenza senza galateo, che in realtà è una forma di “ognuno pensi a sé stesso” e chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Hanno cominciato proprio gli Stati Uniti, che hanno dovuto fronteggiare la crisi (da loro generata) quando le famiglie non pagarono i debiti e le banche cominciarono ad andare in default. Dopo il fallimento di Lehman Brothers il governo fu obbligato intervenire per salvare le banche e fu costretto pertanto a “nazionalizzare” il debito delle famiglie americane. Questo intervento pubblico quasi raddoppiò il debito sul Pil, e questo debito fu in gran parte collocato nei grandi mercati sottoscrittori di debito pubblico (Asia in primis), scaricando il problema sul debito dei paesi più “deboli” come Grecia e Italia, imponendo un rating insopportabile. Quali effetti produrrà l’arrivo di Trump alla Casa Bianca è presto per dirsi, si possono solo fare scenari, ma da tutto quello che ho letto sulle sue dichiarazioni non mi pare di intendere che Trump farà “protezionismo”, bensì un evidente, necessario e opportuno rimpatrio di produzioni delocalizzate, per creare settori trainanti la crescita economica e l’occupazione. La Brexit ha la stessa origine dell’elezione di Trump, cioè la sfiducia nella classe di governo che ha generato e mal gestito la crisi. Questa volta però il dissenso è rivolto all’arrogante Germania, cui gli inglesi non sono disposti a lasciare la guida d’Europa. Hanno ben visto…

In questo nuovo assetto, almeno per il momento, sembra prendere forma un asse Washington-Londra-Mosca, mentre l’Europa appare ormai culturalmente più affine alla Cina ospite d’onore al World Economic Forum di Davos. Davvero Pechino è l’alfiere della globalizzazione? E quanto spazio c’è per la dignità e la libertà dell’uomo che un tempo erano il cuore (e il motore anche economico) del mondo cristiano?
Magari ci fosse quest’asse: metterebbe in minoranza la Germania e si rivedrebbero i parametri di Maastricht. Riferendomi alla Cina, non credo che possa esser veramente definita l’alfiere della globalizzazione. La Cina ha beneficiato della delocalizzazione produttiva da parte dell’Occidente perché aveva ingiusti vantaggi di costo di produzione, fondati su una mano d’opera “semischiava”. Ma ora le importazioni sono crollate e la Cina, per evitare un collasso, deve rimpatriarle e collocarle all’interno. Deve perciò crescere il potere d’acquisto, cioè i salari, perciò i costi di produzione, pertanto i prezzi di vendita. Ne vedrà delle belle se non farà la brava e non arriverà ad accordi con l’Occidente di Trump. Gli Stati Uniti hanno vantaggi tecnologici talmente grandi ormai da arrivare, in certe produzioni, quasi ai costi di produzione cinese. Poi la Cina deve decidere se vuole veramente globalizzarsi o globalcomunistizzarsi. Sa che le banche in Cina sono dello Stato? Mi riferisco ora allo spazio della dignità umana se la Cina dominasse l’Occidente: sa che questo fu proprio il tema che discussi con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, nel 2004? Era il tema che più gli interessava approfondire: l’effetto della globalizzazione sui diritti dell’uomo nel mondo, nel caso in cui la tendenza fosse stata quella che avevamo discusso. Certo, la cultura cinese non si fonda su radici cristiane, come quasi tutto il mondo occidentale. I fondamenti sono taoismo, confucianesimo, buddismo, maoismo. Questi fondamenti hanno generato quello che chiamiamo il “pragmatismo cinese”, credo non serva aggiungere altro.

Nei giorni scorsi in molti hanno cominciato a dire che Mario Draghi, presidente della Bce, sia di fatto rimasto il solo difensore dell’euro e dell’Unione Europea, mentre perfino Angela Merkel parla di “Europa a due velocità” e il ministro Padoan – davanti all’ipotesi di una procedura di infrazione a carico dell’Italia – parla di “cessione di sovranità” come un Salvini qualunque. È così? O è solo la difesa dell’Europa delle regole finanziarie e non anche del sogno di Adenauer e di De Gasperi?
Per come la vedo, Draghi è una delle poche persone (italiane) di valore su cui possiamo contare e se dal 2012 le cose non sono andate peggio lo dobbiamo a lui. Se fosse stato nominato a capo della Bce un tipo come Wolfang Schäuble (attuale ministro delle Finanze tedesco, ndr), l’Italia sarebbe già commissariata. Draghi però non è onnipotente, in Italia ci vorrebbe un governo forte e stabile. C’è? La signora Merkel è luterana di ferro, crede nella sua coscienza personale, nella giustificazione, nella separazione fede-opere, eccetera. Da buona protestante, crede che noi italiani, cattolici, che pecchiamo ma possiamo confessarci e tornare a peccare, siamo più disposti del luterano a falsificare i bilanci, a mentire, a non mantenere la parola data. Perciò non si fida di noi. E vorrebbe le due velocità, cui noi risponderemo alla Eduardo de Filippo nel capolavoro di Marotta L’oro di Napoli (cioè con ’o pernacchio, ndr).

Intanto, in Italia, si continuano a cedere pezzi di patrimonio industriale… soprattutto i francesi fanno shopping di nostre aziende, e si parla anche di Generali.
Il problema è molto più complesso e vede più fatti e attori che operano: dal potere assoluto di Bruxelles al problema di ricapitalizzazione delle banche, alla sfiducia nei governi. I francesi da 200 anni hanno “influenti legami” con l’Italia e da sempre sognano di incorporare imprese italiane nelle loro. È una vecchia storia, ohimè, cominciata con il Risorgimento.

Su Generali (e qualche tempo fa su Rcs) c’è anche il ritorno dell’eterna battaglia tra finanza bianca e finanza laica. Verrebbe da dire: guelfi e ghibellini che si azzuffano mentre lo straniero viene a far bottino.
Mi viene da ridere a sentir parlare di finanza bianca (cattolica) contrapposta a quella laica. Menomale che non mi ha fatto nomi, altrimenti avrei rischiato di esser offensivo… Io parteggio per chi fa bene il suo lavoro, per beneficiare il bene comune, e lo dimostra con i fatti e non con qualche elemosina data alla persona giusta al momento giusto.

Passano gli anni, ciclicamente torna la paura dello spread, ma l’unica costante della nostra economia restano i soliti zerovirgola. L’Italia non cresce, ancora meno del resto dell’Occidente (che pure è lontano dai boom del Novecento). Lei ha spesso ripetuto che la crisi economica è una crisi demografica. Basterà fare più figli?
Non si fanno più figli non tanto per un supposto problema economico. Il valore della famiglia e i figli sono ormai un problema culturale che persino nel mondo cattolico ha creato non poche “vittime”. Basti pensare al tema della cosiddetta “paternità responsabile” post Humanae Vitae, che ha portato le cattolicissime famiglie a pianificare un figlio a coppia. Dimenticando che la crescita zero sono due figli a coppia, cioè il cosiddetto coefficiente di sostituzione. Domandi ai lettori di Tempi se riescono a immaginare come possa crescere il Pil se la popolazione decresce. Poi vadano a spiegarlo al loro parroco quando si lamenta per la riduzione dell’8 per mille…

Foto Ansa

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