Maurizio De Giovanni e i suoi eroi, napoletani come Dio comanda

L’Italia è piena di brava gente, ma certi cuori palpitanti, come il commissario Ricciardi o Mina Settembre, si trovano a Napoli (con un unico contrappunto…)

Maurizio De Giovanni e Pippo Corigliano al tavolo del Caffè Gambrinus di Napoli "riservato al commissario Ricciardi"
Maurizio De Giovanni e Pippo Corigliano al tavolo del Caffè Gambrinus di Napoli “riservato al commissario Ricciardi”

Sono fra gli spettatori che seguono con passione le serie televisive tratte dai libri di Maurizio De Giovanni: Il commissario Ricciardi e Mina Settembre, e poi, a suo tempo, I Bastardi di Pizzofalcone.

Ho conosciuto personalmente Maurizio De Giovanni e, fra l’altro, sono stato con lui al bar Gambrinus dove c’è un tavolo riservato al commissario Ricciardi, frequentatore negli anni Trenta del magnifico caffè in stile Liberty. Il cartellino della prenotazione è apparso appena è entrato Maurizio nel locale.

Ho conosciuto meglio Maurizio leggendo alcuni dei suoi libri e vedendo le fiction relative che ora affollano i palinsesti Rai. Gli sono affezionato e a questo concorre la stima che ho per lui, provocata dall’umanità dei suoi personaggi. In De Giovanni c’è Napoli, la Napoli di cui si sente nostalgia perché le belle persone che lui descrive si trovano solo a Napoli.

Lino Guanciale nei panni del commissario Ricciardi nell'omonima serie tv Rai

La compassione che palpita sotto le austere vesti del commissario Ricciardi e del fedele brigadiere che lo accompagna, la passione per le problematiche degli altri di Mina Settembre, che la porta a farsi carico di missioni che sembrano impossibili… questi sentimenti sono napoletani, il che non vuol dire che altrove, soprattutto in Italia, non ci sia brava gente, ma certi cuori palpitanti, di cui ti pare di sentire il battito, si trovano a Napoli.

Essere umani significa essere vicini al divino. Il messaggio di Dio Creatore e di Gesù redentore insegnano proprio questo: a essere umani. Perciò considero l’animo di Maurizio profondamente religioso.

Viceversa mancano momenti di preghiera esplicita. Ricordo che nel breve periodo agnostico della mia vita, attorno ai 15-16 anni, mi capitò di scendere da Cervinia sul sedile posteriore di una Lambretta guidata da uno spericolato. Potevamo slittare nelle curve o scontrarci con una macchina in salita… In quel momento recitai di cuore un’Ave Maria. Altro che tematiche religiose: nel momento del pericolo ricorrevo a mia Madre.

Penso che così capiti a tutti. È umano che nell’età adolescenziale si passino momenti d’incertezza ma è anche umano che l’uomo, nei momenti decisivi, chieda aiuto a Dio. Mi auguro che nei prossimi libri di Maurizio i protagonisti non nascondano il loro bisogno di Dio e ci sia qualcuno che reciti un’Ave Maria.

@PippoCorigliano