«Marchionne punta a “diventare grande” e ha ragione»

Il mercato europeo dell’auto cresce, e premia le intuizioni dell’imprenditore italiano. Intervista a Gian Primo Quagliano (Promotor)

Il mercato europeo continua a crescere dal 2013, e lo conferma anche nel mese di maggio. Sergio Marchionne, ad Fiat, ha avuto nuovamente ragione: dopo aver indugiato a lungo sugli investimenti, ha puntato tutto sull’Italia e sulle suv compatte Renegade e 500X che ora premiano con vendite record.
Sul mercato europeo pesano però tre grandi incognite: le basse vendite registrate a maggio da Francia e Germania, compensate solo in parte dal buon andamento di quelle del resto del continente, il rallentamento di Volkswagen e le grandi alleanze del prossimo futuro.

VOLKSWAGEN E FIAT. «Volkswagen, secondo più grande produttore d’auto al mondo, cresce, ma meno del mercato europeo», spiega a tempi.it Gian Primo Quagliano, direttore del centro studi Promotor. «Certo – aggiunge -, il tonfo di maggio, con un -2,3 per cento a livello di gruppo con un -6,8 della sola Audi, si spiega in parte con le festività che in tutta Europa si sono tenute durante il mese e in parte con l’arrivo della nuova A4 in settembre. Un rallentamento c’è stato, anche se il gruppo ha le spalle larghe».
Situazione diversa quella di Fiat che a maggio regista un tasso di crescita superiore a quello del mercato accarezzando un +10 per cento. «Il successo si deve in buona parte a 500X e Renegade, automobili italiane costruite in Italia che hanno permesso al nostro export del settore di salire dall’inizio dell’anno dell’80 per cento. Ciò non può che essere lusinghiero soprattutto in vista del lancio della nuova Giulia che avverrà il prossimo 24 giugno».

RILANCIO ALFA ROMEO. «Alfa Romeo ha una storia, un retaggio ed un marchio conosciuto. Non si diventa vetture di alta gamma per caso, né per imposizione, come del resto insegnano i tedeschi che detengono saldamente il monopolio del settore – spiega ancora Quagliano -. In Fiat sono riusciti a centrare il bersaglio con Maserati, ed è proprio nella scia di Maserati e Ferrari che verrà rilanciata Alfa Romeo, anch’essa attraverso vetture rigorosamente prodotte in Italia». Alfa Romeo quindi non è e non sarà un’alta DS, il marchio costruito “a freddo” che invano Citroen sta cercando di piazzare sul mercato premium europeo (neppure 5000 le DS vendute in tutta Europa a maggio, quasi il 40 per cento in meno rispetto al 2014).

PIU’ GRANDI E PIU’ EFFICIENTI. «Marchionne punta a “diventare grande” e ha ragione: non esiste un problema di gigantismo nel settore auto» prosegue il direttore di Promotor. «Certo aveva ipotizzato un futuro con sei grandi gruppi che ad oggi non si è verificato, ma il bisogno di consolidarsi è fuori di dubbio. Un gruppo più grande può permettersi investimenti maggiori, più ampi ritorni d’immagine ed economie di scala più efficienti. Volkswagen questo l’ha capito ed esaspera lo scontro interno tra i vari brand da un lato, per rafforzarne l’immagine e l’identità, mentre dall’altro spinge sulle sinergie interne.
«Siamo a Davide che vuol comprare Golia»: produrre auto competitive richiede investimenti non sostenibili da una singola casa, e così torna su piazza il corsaro che si è portato a casa Chrysler senza mettere mano al portafogli. «Fiat Chrysler vuol diventare più solida, e il modo più semplice per farlo è un piano di fusioni ad ampio raggio con altre aziende del settore. È palese che Marchionne abbia messo gli occhi su General Motors, ma finora da Detroit hanno fatto spallucce. Non gli rimaneva che tirar fuori l’ipotesi di un’opa ostile, cosa che ha fatto: Fca potrebbe tentare la scalata del terzo gruppo mondiale dell’auto, che vende il doppio delle sue auto, per costringerlo ad un matrimonio forzato. L’idea è vincente, ma come finirà, credo non lo sappiano neppure in Fiat».

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