Mantovani: «Questa giustizia può torturare e uccidere senza mai neppure chiedere scusa»

Il politico di Forza Italia ancora in carcere. Ma con un’intervista al Corriere, contrattacca. Il figlio scrive al Giornale. I deputati del partito scrivono a Orlando

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«Sapere di essere intercettato da 4 anni senza ricevere un avviso di garanzia. Sapere che viene chiesto un arresto che però avviene dopo ben 400 giorni. Sapere che le indagini devono avere un tempo pari a 6 mesi e tuttavia 4 anni scorrono senza essere stato sentito dal magistrato, come invece sono stati sentiti i miei delatori. Sapere di essere in carcere senza un giusto processo. Sapere che questa giustizia può torturare e uccidere senza mai neppure chiedere scusa. Al di là di tutto, ho fiducia nei giudici». Dice così, in un’intervista apparsa oggi sul Corriere della Sera Mario Mantovani, politico di Forza Italia, ex assessore alla Sanità in Lombardia, arrestato il 13 ottobre con l’accusa di turbativa d’asta, abuso d’ufficio, corruzione e concussione.

LA LETTERA DEL FIGLIO. La richiesta di scarcerazione è stata respinta e Mantovani si trova così in custodia cautelare nel terzo raggio del carcere di San Vittore. Ieri sul Giornale è stata pubblicata una lettera di suo figlio Vittorio in cui si racconta il difficile momento che sta vivendo la famiglia. Anche Vittorio si sofferma sull’anomalia della carcerazione preventiva del padre:

Una richiesta d’arresto datata più di un anno fa e che ora è sufficiente per giustificare il carcere per timore di inquinare le prove (quali?), per timore di fuga all’estero (mio padre che fugge all’estero da innocente?), per timore di reiterare il reato (qualora anche per assurdo ci fosse reato, come potrebbe reiterarlo senza più deleghe in giunta regionale?). Ma non voglio soffermarmi su questo. Resta lo sconcerto di una misura assurda sotto gli occhi di tutti, anzi sotto gli occhi di chi vuole vedere.

Alcuni deputati di Forza Italia, primo firmatario Renato Brunetta, hanno presentato un’interpellanza urgente al ministro Andrea Orlando, lamentando l’utilizzo di un provvedimento di custodia cautelare che «non può non sollevare più di un dubbio in merito all’idoneità della misura come extrema ratio».

QUERELO CROZZA. Nell’intervista al Corriere, Mantovani respinge tutte le accuse, in particolare su quella che ha maggiormente colpito per il suo clamore, l’appalto sui dializzati:

«Un’altra bufala che quel pagliaccio di Crozza utilizza per fare satira e per tale ragione sarà querelato. Le cose sono andate così: mi chiama l’assessore al Bilancio, Massimo Garavaglia (leghista, indagato ndr), che stimo molto, e mi segnala le lamentele di un’associazione di volontariato dedita al trasporto malati. Prometto un interessamento anche se poi, trattandosi di una gara di appalto, preferisco soprassedere. Da assessore alla salute non mi sono mai occupato di appalti evitando di incontrare imprenditori privati, ma non ho potuto non incontrare i presidenti delle associazioni, anche perché si tratta di un servizio pubblico. Ho chiamato il direttore dell’Asl limitandomi a pregarlo di esaminare il problema e, solo se possibile, trovare una soluzione legittima. Non mi sono più occupato della questione».

Foto Ansa