I Maneskin e il re del country: la musica rovinata dai moralisti

Anche l’arte che fu regno di idoli geniali e trasgressivi è ormai ridotta a fervorino politicamente corretto. Lo scandalo (farlocco) dell’Eurovision e la (vera) cancellazione di Morgan Wallen

I Maneskin sul palco dell'Eurovision Song Contest 2021
I Måneskin trionfanti sul palco dell’Eurovision Song Contest 2021

Il mezzo scandalo scoppiato in coda alla vittoria dei Måneskin all’Eurovision Song Contest e quello, più che mezzo, del trionfo “censurato” di Morgan Wallen ai Billboard Music Awards sono – anche per la casuale contemporaneità degli eventi – una clamorosa dimostrazione dell’insopportabile livello di moralismo in cui è ormai immerso tutto, compreso il mondo dello spettacolo. Altro che libertà di espressione e creatività artistica. Uno può usare e abusare di un palco come gli pare (esempio a caso: Fedez), ma se commette il peccato sbagliato la pagherà carissima.

Esempio spudorato di moralismo è appunto il caso Måneskin. Dunque. Damiano e compagni vincono all’Eurovision e in Italia pare a tutti una bella notizia, anzi bellissima perché quei ragazzi sono gli astri emergenti della nostra musica, e soprattutto sono le iconcine della sessualità indefinita che va di moda oggi. Grande festa, sentiti elogi, monumenti sui giornali. Attenzione però: spunta un video in cui gli stessi Måneskin, e segnatamente Damiano, sembrano festeggiare la vittoria sniffando cocaina. Parte la polemica e presto si scopre che forse è pompata ad arte dai rivali sconfitti. Ma questo è un dettaglio insignificante: infatti Damiano e compagni ora rischiano seriamente la revoca del premio.

I Maneskin iconcine borghesi

Non succederà nulla. Alla fine si scoprirà che non era vero niente, Damiano nel video non sniffava ma si piegava sul tavolo per osservare un bicchiere rotto, caso chiuso, tutti assolti. Nel miniprocesso, però, qualcosa non torna ugualmente. Solo pochi anni fa, quando ancora si portava molto l’artista bello e dannato, il (fantasiosamente) presunto tiro di coca di Damiano in diretta tv avrebbe soltanto aggiunto alle iconcine dei Måneskin un’aura ancor più mitica. Oggi invece vige il salutismo, perciò anathema sit. Così infatti vanno le cose in questo mondo insopportabilmente moralista, che fa e disfa i suoi dogmi a seconda della narrazione conveniente: un giorno l’artista strafatto è un mitico eroe irregolare, un coraggioso trasgressivo che infrange i tabù borghesi; il giorno dopo rischia di diventare un tabù egli stesso. 

Comunque i Måneskin, buon per loro, il giro del fumo devono averlo capito. Finiti davanti alla sacra inquisizione politicamente corretta, hanno saputo difendersi egregiamente, non solo offrendosi volontari per un test antidoping, ma anche cogliendo l’occasione per fare un po’ di pubblicità progresso: cocaina noi?, ma quando mai, siamo contro tutte le droghe. E così sono stati assolti. Evviva i Måneskin, evviva la salute.

Damiano e la droga: «Una zozzeria»

Domanda: ma se Damiano avesse tirato di coca veramente quella sera, sarebbe cambiato qualcosa per l’Eurovision? Purtroppo sì. Visto lo zelo con cui gli organizzatori si erano affrettati ad annunciare uno scrupoloso «esame dei filmati» incriminati, sembra davvero che il concorso canoro si sia convinto di essere diventato una specie di gara di fioretti senza Quaresima.

Per carità, ora che ci si mette lo showbusiness a combattere le droghe, non sarà certo Tempi a inneggiare al trip libero e legale. Ma qualcuno cancellerebbe mai Vasco Rossi perché «è chiaro che sono drogato»? E perché il sesso ambiguo sì e la sniffatina no? Che accidente di morale è questa? È un concorso per cantanti o una messa atea?

Qui poi si dovrebbe aprire una parentesi su quanto sia patetica la parabola di una rock band che per passare per “trasgressiva” deve allinearsi perfettamente alla mentalità borghese dominante: abbasso le droghe, viva la salute e vai col bisex. Li avete visti, all’indomani della vittoria dei Måneskin a Sanremo, i titoli estasiati sulla “carica erotica del gender fluid”? E lo avete letto Damiano assicurare a Vogue che «la droga è una zozzeria», che i Måneskin sono bravi figlioli tutti scuola, sala prove e promiscuità, e che «se mi trucco e mi metto il rossetto mi sento ancora più uomo, poi, quando finisce il siparietto torno ad essere il Damiano tranquillo di tutti i giorni»? 

Il peccato di Morgan Wallen

Ma è inutile restare su questo piano. Meglio: non è insignificante che cosa pensi o che cosa faccia nella sua vita l’iconcina musicale dei giovani d’oggi, eppure in un “song contest” dovrebbe contare più che altro la musica. Mica è un confessionale. No?

Ni. Con i Måneskin alla fine il tribunale moralista universale è stato clemente, ma solo perché il fatto non sussiste. Molto peggio, invece, è andata a Morgan Wallen, musicista country semisconosciuto in Italia, autentica star negli Stati Uniti. Ebbene, il disgraziato ha commesso un peccato forse più grave, agli occhi della moderna buoncostume, di quello imputato ai Måneskin: ha detto “negro”. Eh già, a febbraio un vicino lo ha filmato di nascosto mentre rientrava a casa da una serata con gli amici a Nashville, pieno di alcol e di insulti gratuiti pronunciati ad alta voce. 

Nessun perdono per chi sgarra

Purtroppo per lui, pare che Morgan Wallen sia davvero un trasgressivo: non solo dice le parolacce a sfondo razziale, ma spesso alza pure il gomito, se ne va in giro senza la mascherina anti Covid mentre bacia le signore e non risulta nemmeno praticare gender diversi dal tradizionale. Aveva il destino segnato. Infatti dopo il video con l’oscena “parola che inizia per N”, Morgan Wallen è stato cancellato. Non punito, criticato, magari sanzionato: no, proprio cancellato, bannato, censurato in quanto peccatore.

Fa niente se il suo album Dangerous è stato per 10 settimane in cima alle classifiche generali di Billboard e per 12 al primo posto nel genere country. Non conta che Morgan Wallen sia un musicista amatissimo e non importa nemmeno che abbia chiesto scusa per gli insulti promettendo pure di sottoporsi a umiliante rieducazione razziale. Si è pentito, si è flagellato pubblicamente, si è inginocchiato sui ceci. Niente. Nel regno del moralismo identitario non c’è perdono per chi sgarra. In un delirio autopunitivo, Wallen ha perfino chiesto ai suoi fan, tantissimi fan, di smetterle di difenderlo, e mica era andato in giro a pestare i neri.

Il premio sparito nel nulla

Non c’è stato verso di passarla liscia. Le radio non lo mandano più in onda, la sua etichetta gli ha sospeso il contratto, le tv hanno smesso di ospitarlo, gli è stata inibita la corsa per il titolo di miglior artista ai prestigiosi Country Music Awards 2021. 

Eppure Morgan Wallen ha continuato a vendere un sacco di dischi anche dopo la “cancellazione”. Domenica 23 maggio ha addirittura vinto tre fra i più importanti riconoscimenti dei Billboard Music Awards: miglior artista country maschile, miglior artista country, miglior album country. Il fatto è che l’organizzazione non aveva potuto cancellarlo del tutto perché l’assegnazione dei premi si basa sulle classifiche di vendita. Però, spiega Us Weekly, il reprobo non è stato invitato al gala, e il suo grave peccato è stato comunque punito:

«Sebbene le sue vittorie fossero state annunciate online, durante la serata dei Billboard Music Awards non si è fatto cenno ai premi ottenuti da Wallen».

Sparito Wallen, spariti i premi, sparito tutto. 

A ogni epoca il suo moralismo

Intendiamoci. I vizietti di Wallen sono molto sbagliati, ovvio. Molto sbagliato anche il modo in cui il re del country ha apostrofato una persona di colore. Ma soprattutto, purtroppo per lui, sbagliatissima è l’epoca in cui Wallen ha scelto di diventare il re del country: qualche anno fa forse il circo moralista dell’epoca lo avrebbe trasformato in una leggenda come tanti altri che dicevano le parolacce e facevano vite dissolute e magari mettevano pure la parola “nigger” nei testi delle loro canzoni (tipo i Guns n’ Roses, o Bob Dylan). Adesso invece, fosse per loro, uno così neanche ce lo farebbero ascoltare. Spiace per lui. E spiace per noi, che volevamo solo sentire buona musica e invece ci è toccata un’altra predica.

Foto Ansa