I cineasti critici con Putin sono silenziati. Peccato: vengono da una storia ricca di maestri. Tutta colpa della guerra
Una scena del film La scomparsa di Josef Mengele
Cannes, maggio 2025. Nella sezione Cannes Première – non più in concorso, come a segnare una retrocessione – arriva La scomparsa di Josef Mengele di Kirill Serebrennikov. Bianco e nero, Germania anni Cinquanta. Un uomo scavato in volto con cappello scende dall’aereo a Monaco: Josef Mengele. Poi arriva la notizia: Eichmann catturato dal Mossad. Da quel momento, Mengele non si ferma più. Fugge in Paraguay, poi in Brasile. Vediamo cosa gli passa per la testa: e il film vira al colore, nello stile dei filmati amatoriali. La selezione sulla rampa. Gli esperimenti. L’orchestra di nani prigionieri che suona mentre dai vagoni scendono i corpi destinati ai suoi esperimenti. Poi il bianco e nero ritorna, la fuga riprende. Mengele vivrà fino al 1979 in America Latina, non libero ma indisturbato.
Il titolo – mutuato dal romanzo di Olivier Guez – ha un doppio senso. Mengele scompare fisicamente dalla Germania, si dissolve in Sud America sotto fa...
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