Il dialogo finale rende il nuovo film di Bradley Cooper un gran pezzo di letteratura. Spoiler
Laura Dern e Will Arnett nei panni di Tess e Alex, infelice coppia protagonista – con il figlio Jude (Calvin Knegten, nella foto) e suo fratello gemello Felix – di È l’ultima battuta?
C’è un dialogo fulminante, verso la fine del nuovo film di Bradley Cooper, È l’ultima battuta?, che vale più di mille terapie di coppia. Alex e Tess, marito e moglie da ventisei anni, si trovano sotto il portico di casa dopo una serata in cui i loro figli hanno cantato Under Pressure in una recita scolastica. Si sono separati, o quasi. Stanno ancora capendo cosa sono l’uno per l’altra. E lui, in quel momento sospeso tra il comico e il tragico che solo il grande cinema sa raccontare, le dice qualcosa che suona più o meno così: viviamo infelici insieme. Non è una proposta romantica. Non è nemmeno una resa. È qualcosa di più raro: un atto di lucidità, di consapevolezza estrema. Ed è anche un bel finale controcorrente rispetto alle cose melense che ci inghiottiamo ogni giorno.
Viviamo in una civiltà che ha dichiarato guerra all’infelicità e alla grande anticamera dell’infelicità che è la nostra tristezza quotidiana. Tutti, le app di meditazione, le industrie del benessere, i coach motivazi...
Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo