«Ma quale autoriforma, la magistratura è un potere fuori controllo»

«Non c’è nessuna “questione morale”, i pm facciano i pm e i politici la smettano di cagarsi sotto». Piero Sansonetti sul “caso Palamara”

Magistrato che morde magistrato non è una notizia: quella intestina al Csm è la guerra più vecchia del mondo, «le novità semmai sono due. La prima è il trasferimento del metodo di guerra riservato a politici e imprenditori all’interno della magistratura. Linciaggio mediatico, accuse senza prove, senza indizi, intercettazioni passate alla stampa, gogna», strumenti e liturgie cari ai magistrati per colpire all’esterno vengono ora utilizzate da una parte di magistrati stessi all’interno del Csm, spiega a tempi.it il giornalista Piero Sansonetti. «Poi parliamoci chiaro: io che Palamara sia corrotto non ci credo. Luca Palamara è innocente perché lo è per legge. Poi si vedrà, ma molte delle accuse sono solo fortemente spettacolari. I giornalisti abituati a stare in ginocchio davanti ai magistrati si sono finalmente alzati eccitati: l’altro giorno leggevo su uno dei principali quotidiani italiani il titolo “Riunioni segrete in hotel di notte e biglietti gratis”, ma se fossero state di giorno in un bed and breakfast andava bene? Creare questo clima – “di notte”, “biglietti gratis”, due biglietti per una partita che Lotito probabilmente darebbe anche a me -: questa è tutta roba costruita sulla spettacolarizzazione. Una volta si diceva “giustizia spettacolo”, ora è quasi solo spettacolo». E la seconda novità? «Finalmente è palese che la magistratura è ormai quasi del tutto un potere fuori controllo».

Molti accusano le smanie di potere e il carrierismo dei singoli. Giuseppe Cascini, già segretario dell’Anm, ora togato di Area al Consiglio, dice che è un errore descrivere gli eventi come «una lotta tra correnti. Sono personalismi», anzi, «è la debolezza delle correnti che favorisce associazioni occulte». Ma lei è d’accordo, la degenerazione del correntismo è imputabile soltanto ad alcune mele marce?

Io non penso che ci sia una degenerazione del correntismo, parlerei di grande decadimento e di cordate. Il correntismo nasce con aspirazioni ideali, visioni diverse della giustizia; una vera corrente in magistratura, così come in politica o nel giornalismo, è un luogo dove si dovrebbero esprimere delle idee, produrre pensiero: tutto questo si è dissolto rapidamente, oggi non c’è più niente di culturale, ideale, non ci sono neanche più correnti. Parlerei più di cordatismo che di correntismo. Ma al netto dei sofismi, la questione vera, e che va posta, è che oggi esiste un potere fuori controllo. Dietro il paravento dell’indipendenza della magistratura si nasconde una assoluta irregolarità nel funzionamento della democrazia. I poteri devono essere equilibrati e si devono controllare a vicenda, invece oggi l’esecutivo è controllato dal potere legislativo e giudiziario, il potere legislativo è controllato da quello giudiziario, il potere giudiziario è controllato dal potere giudiziario.

Però il Csm ha approvato un documento in cui si promette il riscatto grazie a – cito testuale –: autorevisione critica, autocritica, autoriforma, autonomia della giurisdizione. Ma questa rottura degli ingranaggi è realistico che avvenga all’interno della magistratura?

No. È questo il punto, “auto” vuol dire niente. Vuol dire che i magistrati non accettano di mettersi in discussione, quando il problema è esattamente questo: bisogna stabilire chi controlla il potere della magistratura. Che oggi è incontrollato ed è enorme. La magistratura ha rovesciato migliaia di consigli comunali, decine di consigli regionali, ha fatto cadere tre governi, ha raso al suolo i due principali leader politici degli ultimi 25 anni, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, ha fatto di tutto senza mai accettare di essere messa sotto controllo. Allora io, a costo di dire una bestemmia, metto in discussione l’indipendenza della magistratura. Perché oggi l’indipendenza della magistratura è semplicemente arroganza e ipocrisia. Discutiamone, come succede in altri paesi di un certo livello democratico come la Francia e gli Stati Uniti, che non sono proprio dei trovatelli della democrazia. L’indipendenza intesa come potere assoluto e incontrollato non può e non deve esistere più. Questo deve insegnarci il “caso Palamara”. Dopo di che, ripeto, penso che Palamara sia innocente.

La politica, cioè governo e parlamento, cosa dovrebbero fare?

Dovrebbero fare il governo e il parlamento. La politica deve uscire dallo stato di paura, di minorità, di complesso di inferiorità nei confronti della magistratura. I politici devono dire “siccome ci hanno eletto per fare le leggi ora la riforma della giustizia la facciamo noi, non la fa Nicola Gratteri. Gratteri faccia il pm e veda di trovare ogni tanto qualche indizio e qualche prova, le leggi le faccia fare a noi”. Porsi il problema di riequilibrare i poteri dello Stato e quindi di mettere sotto controllo la magistratura: questo deve fare la politica. Solo che si caga sotto. Mi dispiace ma non c’è altro modo per dirlo: la politica si caga sotto, da un pezzo.

Ma lei è d’accordo con Luciano Violante e il giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi, c’è una “questione morale tra i magistrati”?

La questione è politica, le questioni morali se le vadano a risolvere in un altro luogo, le risolva la Chiesa: le questioni pubbliche sono politiche. E nella magistratura c’è una questione politica gigantesca e molto più grande di una questione morale: l’eccesso di potere. Questa è la questione.

A proposito di morale, qui a Tempi ci ricordiamo che quando Roberto Formigoni andò in carcere lei commentò «è una condanna da Stato etico». Perché usò queste parole?

Perché Formigoni è stato condannato per il modo in cui faceva le vacanze. Violando le leggi dell’etica, tuffandosi in modo molto scomposto rispetto all’avvocato Agnelli, che sa tuffarsi in modo assai esteticamente superiore. Roberto Formigoni è stato condannato perché ha commesso dei peccati. Ma invece di essere condannato a un Pater Ave Gloria è stato condannato a cinque anni di galera. Stato etico è uno stato che stabilisce una colpa e condanna per violazione dell’etica, non per violazione delle leggi. E c’è chi brinda a tutto questo.

Foto Ansa