Ma a questi cialtroni blasfemi del Concertone del 1° maggio chi glielo ha dato il microfono?

«Io ero lì e vi confesso che è un idiota… drogatissimo… non voleva andare via dal palco. Per concludere si è abbassato pantaloni e mutande restando nudo»

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A proposito della performance al Concerto del primo maggio di Luca Romagnoli, cantante del gruppo “Management del Dolore Post Operatorio”, oggi Avvenire pubblica un commento di Umberto Folena. Romagnoli (qui il suo profilo), come vi ha raccontato ieri tempi.it, non solo ha alzato un preservativo come se fosse un’ostia, offrendolo al pubblico dicendo «prendete tutti», ma si è pure calato i pantaloni mostrandosi così come mamma lo ha fatto.
Il cantante, dopo le polemiche, ha pure avuto la faccia tosta di scrivere sul proprio sito che «non avendo più audio nel microfono e quindi impossibilitato a comunicare con la piazza, mi sono sentito censurato». Poverino. «Non volevamo toccare sentimenti religiosi di nessuno – è la sua patetica scusa -, perché la nostra unica intenzione era quella di lanciare un messaggio e far riflettere sulle grandi sofferenze e ingiustizie della vita, sensibilizzare i giovani a utilizzare il preservativo per avere rapporti sicuri ed evitare di contrarre malattie. Oggi in tutto il mondo si muore ancora anche per l’hiv». Deve essere in onore di questa importante battaglia civile che ha deciso di mostrare al pubblico il suo pene.

VIOLENZA TRAVESTITA DA LIBERTA’.«Di fronte all’ennesima cialtronata blasfema – scrive Folena su Avvenire -, la tentazione è scrollare le spalle e ignorarla. Occuparsene potrebbe infatti finire per fare il gioco del cialtrone blasfemo, regalandogli visibilità. Pubblicità gratuita. Ma nel caso del Concertone del Primo Maggio il silenzio potrebbe essere scambiato per colpevole distrazione, o addirittura tacito assenso, un “fate pure, niente di grave”».
«Ora, non occorre essere cattolici ipersensibili per restare turbati, offesi, disgustati. Il livello della (chiamiamola così) “provocazione”, anche a un occhio laico, risulta infimo. Ancora una volta, in diretta tv, sono stati irrisi con stolida arroganza i sentimenti di milioni di italiani, presi a schiaffi in ciò che per loro è più caro. Era necessario? No. Era opportuno? Neanche. Pura violenza travestita maldestramente da libertà. Perfino l’organizzatore del Concertone, Marco Godano, ieri prendeva le distanze dal gruppo, annunciando un’azione legale e parlando della «violenta scorrettezza» di artisti (sic) incapaci di “autoregolamentarsi”. Bravo».

ALLEGRI BLASFEMI. Solo che, scrive giustamente l’editorialista di Avvenire, rimane una questione importante: «Chi mai ha invitato al mitico e prestigioso Concertone quell’accozzaglia di “artisti”, che definirli tali sa di sonoro schiaffone a chi artista è davvero? Complimenti sinceri per l’accurata selezione dei musicisti! Un bravo se lo merita Godano per aver preso le distanze con toni netti e inequivocabili. Peccato sia arrivato fuori tempo massimo».
E poi: «Possibile che nessuno, subito dopo l’esibizione allucinante, abbia avuto il buon senso e il buon gusto di dissociarsi, lì sul palco, a cominciare dalla conduttrice, Gepi Cucciari? Che razza di gente fosse era evidente. Ieri, tra i commenti su YouTube, c’erano ovviamente gli allegri blasfemi (“bravo, ha fatto benissimo”) e i sobri indignati (“emerito imbecille”). Ma ecco il racconto illuminante di Ciro: “Io ero lì e vi confesso che è un idiota… drogatissimo… non voleva andare via dal palco quand’è finito il tempo, gli hanno dovuto staccare il microfono e per concludere si è abbassato pantaloni e mutande restando completamente nudo”. La prossima volta, signori del Concertone, informatevi meglio su chi invitate. Ma se nonostante tutto vi capitasse un altro “Dolore eccetera”, il microfono staccateglielo subito. E usate quello stesso microfono per chiedere scusa».

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