L’uguaglianza non la vuole nessuno nemmeno nella fattoria degli animali moderni

Il politicamente corretto e la discriminazione positiva ci hanno insegnato che è un concetto che non soddisfa nessuno

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Una lucida e scanzonata osservazione del nostro tempo ci chiarisce senza traumi ideologici che del terzetto valoriale della Rivoluzione francese di cui hanno nutrito i nostri giovani cuori nulla rimane. Sulla libertà c’è poco da dire: se n’è così parlato che alla fine non si sa che cosa sia. Della libertà di espressione non ne parliamo proprio, abbiamo leggi e leggine per chiudere la bocca ai dissidenti, cancellarie memorie, impedire analisi storiche e anche solo usare vocaboli che possano urtare non meglio precisate sensibilità e che vanno sostituiti da altri decisi da non si sa chi. Le visioni ideologiche alla moda hanno sostituito la libertà – con la quale dovremmo essere tutti nati – con una serie interminabile di “liberazioni”, che hanno come fine ultimo che dell’io con cui siamo nati in natura, nulla resti.

Fraternità o fratellanza non pervenute. Anche perché non si sa questo legame all’interno di quale contesto debba realizzarsi. Solidarietà di classe e comunità nazionali sono cose dell’altro secolo. Della famiglia non ne parliamo, perché è un’istituzione all’interno della quale si replicano e si consolidano identità desuete e penalizzanti. Non si dovrebbe più parlare di fratellanza, perché allora c’è anche la “sorellanza” (così come se c’è l’omicidio deve esserci anche una forma più grave che è il femminicidio). Ma comunque anche lì, per tagliare la testa al toro, perché non dire sorello o fratella a seconda dei gusti e degli orientamenti?

E poi arriva il meglio: l’uguaglianza. Il politicamente corretto e la discriminazione positiva ci hanno insegnato che è un concetto che non soddisfa nessuno. Ogni categoria che è riuscita a farsi iscrivere nell’albo dei precedentemente discriminati è riuscita a imporre e ottenere la possibilità non già di diventare come gli altri, ma di poter essere di più degli altri: di avere più diritti civili, sociali, economici, politici a scapito di chi si asserisce ne avesse in esubero prima. Così, se prima erano superiori gli aristocratici, ora sono superiori i diversi. Essere “uguali” non accontenta nessuno. Tutti vogliono avere o essere qualcosa di più del proprio vicino. O almeno che a lui tocchi peggio e di meno.

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