Lombardia, sempre più lavoratori in cassa integrazione. Petteni (Cisl): «Ora la crisi investe il terziario»

Aumentano il ricorso a cig e i tagli al personale. Luigi Petteni, segretario Cisl regionale: «Abbattere burocrazia e costo del lavoro per attrarre investitori»

Allarme occupazione in Lombardia: anche il “motore” del paese perde il lavoro. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, il ricorso alle ore di cassa integrazione nella regione è cresciuto del 9,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. A certificarlo è l’ultimo bollettino dell’Inps. A determinare l’aumento è stato, in particolare, il crescente ricorso alle ore di cassa integrazione in deroga, quella, per intendersi, pagata dallo Stato con i soldi dei contribuenti e non dalle imprese. In aumento, inoltre, i tagli del personale, che in meno di un anno sono passati da poco più di 14 mila a 22.684.
Come spiega a tempi.it il segretario generale della Cisl Lombardia Luigi Petteni, questi numeri «confermano che il livello della crisi è ancora profondo». E se fino ad ora «il settore più colpito è stato il manifatturiero, adesso è la volta di altri settori come il terziario». In questo senso, puntualizza Petteni, i dati più preoccupanti sono quelli che attestano il ricorso a «mobilità e cassa integrazione nei centri commerciali».

PIÙ INFRASTRUTTURE E SERVIZI. Petteni spera che questa tendenza negativa «prima o poi si inverta» e la regione possa finalmente ripartire. Ma perché ciò avvenga occorre «rimuovere tutti gli ostacoli che allontanano gli investimenti» dall’Italia e dalla Lombardia. Più precisamente bisognerebbe «alleggerire la burocrazia, investire in infrastrutture e nei servizi», ridurre il costo dell’energia e intervenire per «abbattere il  del lavoro» e «detassare gli utili reinvestiti in azienda». Sono alcune delle proposte del sindacalista.

TORNARE COMPETITIVI. In un contesto di crisi che preoccupa sempre più il popolo lombardo, infatti, non è che manchino i segnali di speranza. «Ci sono imprese di medie dimensioni – spiega Petteni – che sono state in grado di internazionalizzarsi» e che sono cresciute. Ma il problema è che la loro crescita, da sola, «non è bastata a bilanciare la perdita di posti di lavoro di questi ultimi cinque anni». Per recuperare i posti persi, ribadisce Petteni, l’unica possibilità che rimane alla Lombardia è quella di «tornare ad attrarre investimenti». Nella regione, infatti, «la cultura del lavoro e di fare impresa non manca», come non manca la forza lavoro. Lo testimoniano i «60 mila lombardi che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera». È solo che c’è bisogno di un intervento forte e deciso per «restituire competitività al territorio e ridare vita alle aree industriali».