L’Espresso a caccia di gay in Vaticano. Ferrara: «Per colpire la Chiesa diventano addirittura omofobi»

Il direttore del Foglio sulla paradossale «crociata “omofoba” da parte di una cordata culturale che vorrebbe introdurre in Italia leggi anti-omofobe»

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lobby-gay-vaticano-espressoGiuliano Ferrara dedica sul Foglio di oggi un lungo e interessante editoriale al «gran giornale radical chic, l’Espresso», che curiosamente nell’ultimo numero, con la copertina sulla presunta “lobby gay” del Vaticano, «si è scatenato» in una «caccia alle streghe» nella Chiesa. Con quella copertina, scrive Ferrara, il settimanale del gruppo di Repubblica entra «nell’incongruo, nello strano, e nell’indecifrabile premessa di una crociata “omofoba” da parte di una cordata culturale che vorrebbe introdurre in Italia leggi anti-omofobe».

UN DOSSIER SU MONSIGNOR RICCA. Il numero del settimanale in edicola, infatti, «reca un pezzo mirabolante per densità delle informazioni» sul conto di monsignor Battista Ricca, appena nominato dal Papa allo Ior «per fare un repulisti». Secondo le notizie raccolte dall’Espresso (per altro già smentite come «inattendibili» nei giorni scorsi dalla sala stampa vaticana), Ricca sarebbe gay e avrebbe alle spalle una storia piuttosto torbida, piena di disavventure dovute appunto alla sua omosessualità, e raccontate fin nei dettagli nel servizio firmato dal vaticanista Sandro Magister.

papa-francesco-espressoSCANDALO INTERNAZIONALE. Ebbene, innanzitutto, osserva Ferrara, «se Ricca fosse il diplomatico (il nunzio è un diplomatico) di uno Stato secolarizzato occidentale come l’Italia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la sola esistenza di un dossier che violi la sua privacy e la sua libertà personale di relazione sarebbe» non solo «uno scandalo internazionale», ma anche e forse soprattutto «l’indizio di una persecuzione omofoba punita dalle leggi in alcuni casi». Un bel paradosso per una testata “liberal” come l’Espresso, che «di recente – continua il direttore del Foglio – pubblicò il bacio di due donne lesbiche a glorificazione delle proprie campagne intese a equiparare matrimonio e valori familiari corrispondenti» e ad abolire ogni cosiddetta «differenza di genere».

CHI È L’INTOLLERANTE? Ma la cosa più incredibile per Ferrara è appunto il titolo di copertina, “La lobby gay”: «Come aveva osservato sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, quell’espressione, lobby gay, fu tollerata in bocca al Papa, ma sarebbe osteggiata come prova di intolleranza omofoba in qualunque altra bocca, in qualunque altro contesto. Se si dicesse che il made in Italy della moda milanese è governato da una lobby gay, l’Espresso verserebbe, e con lui gli altri giornali di un mondo beatamente secolarizzato, quintali di inchiostro per stigmatizzare il mal detto». Invece stranamente qui c’è qualcosa che «fa la differenza», scrive l’Elefantino. Evidentemente tutto è lecito, perfino dare la caccia ai gay, quando si tratta di celebrare una (anch’essa molto presunta) unione d’intenti tra «il sistema mediatico laico e un’idea di Chiesa progressista». Idea di Chiesa che però risulterebbe «fantastica e perfino grottesca» a qualunque osservatore in buona fede.

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