Lo sguardo di Marie-Garance
Marie-Garance ha undici anni. L’hanno appena alzata dalla carrozzina dove stava rannicchiata vicino ai suoi genitori e ai fratelli, nel settore per i disabili, e per qualche secondo galleggia sulla marea acclamante degli Champs-Élysées, sospinta “di mano in mano” fino alle braccia di un gendarme vaticano e da lì innalzata verso Leone XIV. La bambina non parla – come potrebbe? Nemmeno cammina, è affetta da una disabilità plurisistemica gravissima e viene alimentata con un sondino gastrico –, ma ha gli occhi grandi e spalancati e le guance rosse quando incontra quelli del Santo Padre, che le accarezza i capelli dolcemente benedicendola sulla fronte.
«In questa fotografia scattata da Ludovic Marin dell’AFP, la bambina e Leone XIV appaiono come soli al mondo, nonostante le 800.000 persone accorse per acclamare il pontefice», scrive 20minutes. Nelle ore successive a quel gesto inatteso – il papa aveva già benedetto molti bambini e la processione doveva proseguire, ma all’improvviso si è fermato di nuovo per Marie-Garance, ha raccontato padre Jean-Baptiste Arnaud, direttore della facoltà di Notre-Dame del Collège des Bernardins, presente con altri sacerdoti in Place de la Concorde: era stata la folla a spingere Marie-Garance e poi anche la sorellina Pépa verso di lui –, le foto scattate quel 26 settembre hanno fatto il giro del mondo.
Una Pietà dei tempi moderni
Su X, il conduttore e giornalista svizzero di LCI Darius Rochebin ha commentato: «”Et le Verbe s’est fait chair”. La commovente bellezza di questa immagine. Che si sia cristiani o meno, è il richiamo alla tradizione specifica dell’Incarnazione: Dio in ogni persona umana». Dominique Schelcher, amministratore delegato del gigante dei supermercati Système U, ha definito lo scatto «una sorta di Pietà dei tempi moderni. L’avete già vista qui. È senza dubbio l’immagine più significativa di questi ultimi giorni. Forse già la foto dell’anno. Impossibile rimanerne indifferenti. Colpisce dritto al cuore. Dice molto su ciò di cui la nostra umanità ha bisogno».
«La civiltà dell’amore al prossimo. Marie-Garance, non dimenticheremo mai quello sguardo», ha commentato l’ex ministra socialista Ségolène Royal. Lo scrittore Marius Jauffret ha evocato una «bellezza portata ad altre galassie» e il regista Steven Gunnell ha tirato le somme: «Una vita non ha bisogno di essere perfetta per essere infinitamente preziosa. Non ha neppure bisogno di parlare per insegnarci qualcosa».
La bambina dello Stato
Fino al 2016 Marie-Garance non era che una pupille de l’État: una bimba affidata alla tutela dello Stato da genitori biologici impossibilitati a sostenere il peso delle cure di cui aveva bisogno. Un «prodotto di scarto» per le metriche dell’utilitarismo contemporaneo, ma un tesoro prezioso per Clotilde e Nicolas Noël, una coppia cattolica con sei figli biologici (Côme, Baudoin, Tiphaine, Marin, Philippine e Brune) che nel 2013 aveva deciso di fare spazio a Marie, una bimba con la sindrome di Down.
Dopo Marie-Garance, adottata a 16 mesi, sono arrivati Frédéric-Moïse, affetto da un disturbo cerebellare, e Pépa Theresa, pure lei con una grave patologia e pure lei benedetta dal Papa. Quattro adozioni, tutte di bambini che la sanità e le statistiche classificano sotto la voce «casi gravissimi». Dieci figli in tutto, di cui quattro presi dalle corsie degli ospedali.
Una benedizione per tutti
Intervistata da BFM TV, Clotilde Noël ha parlato di «miracolo», raccontando come sabato scorso una piccola folla intorno a loro si fosse mossa all’improvviso chiedendo aiuto ai volontari per portare avanti Marie-Garance e Pépa, «tutto è avvenuto in tempi brevissimi: questa è la forza del gruppo, la capacità di mostrare al mondo ciò che è rimasto nascosto per anni». Al mondo, sì, perché quella foto di Leone XIV che benedice la bambina è diventata virale ed è impossibile non vederci «una benedizione fatta a tutte le persone fragili attraverso Marie-Garance. Non è solo la nostra famiglia a riceverla, è tutto un popolo, un’intera umanità messa da parte da così tanti anni». E ancora: «Ho avuto l’intensa percezione spirituale che questo gesto fosse anche per la madre e il padre biologici di Marie-Garance. Senza di loro, che le hanno dato la vita, questo miracolo non ci sarebbe stato».
Un papa che guarda una bimba che negli occhi ha tutta la storia del mondo, di chi l’avrebbe scartata, di chi l’ha tenuta e di chi se n’è preso cura riconoscendola come un miracolo, lo stesso riconosciuto da Emmanuel Mounier nella figlia Françoise, nel mistero del suo dolore. Da questo traboccare di vita è nata l’associazione Tombée du Nid («Caduta dal nido»), fondata dai Noël dopo la pubblicazione del libro in cui Clotilde raccontava la prima adozione, che oggi cammina fianco a fianco con la Fondazione Jérôme Lejeune per aiutare e accompagnare le famiglie che scoprono la disabilità di un figlio o che vogliono percorrere la strada impervia dell’adozione speciale. Nel frattempo, la coppia ha pure trovato il tempo di fondare una scuola negli Yvelines, la Saint-Philippe-Néri.
Genitori, non volontari
Non è una vita da volontariato: «I nostri figli hanno capito subito che non ci stavamo iscrivendo a un’iniziativa umanitaria, ma a un percorso di genitori» ha spiegato Clotilde. Le degenze in ospedale per Marie-Garance possono durare tre settimane di fila. La bambina prende farmaci continui e viene alimentata via gastrostomia. «Ma la mia priorità resta fare la madre. Il mio posto è a casa e lo amo», raccontava tre anni fa la donna ad Aleteia, ricordando che curare un figlio disabile significa prendersi cura di tutti gli altri, del matrimonio senza il quale nulla starebbe in piedi, degli amici e, soprattutto, di una fede immensa.
«Quando abbiamo deciso di intraprendere il percorso dell’adozione, ho compreso appieno la frase: “Ti ho chiamato per nome” (Is 43, 1). Era come se Dio mi dicesse: “Ti chiamo. Sei colui che ho scelto”. Ho accettato di dovermi fidare di Lui e ricevo grazie incredibili. Una volta che dici “sì” a Dio, tutto accade naturalmente. Non ci abbandona mai». «I nostri cuori di madri sono tutti collegati. Santa Ildegarda di Bingen diceva che siamo tutti connessi». «Quando Marie-Garance sta male, le appoggio sul corpo una reliquia di Madre Teresa che mi ha regalato un sacerdote amico. La porto sempre anche in ospedale. I santi lavorano per noi, sarebbe un peccato non approfittarne».
Il giorno dopo, a Lourdes, davanti ai malati dell’Accueil Notre-Dame, Leone XIV ha detto che «la persona umana è degna per il solo fatto che esiste ed è destinata all’eternità. La sua dignità non si misura e non si discute». Lo ha detto in un Paese che ha da poco approvato il diritto all’aiuto a morire, e lo ha detto ai malati: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità». Sugli Champs-Élysées, il giorno prima, quella frase aveva già un volto: una bambina che non parla, portata di mano in mano perché il mondo la guardasse in faccia.
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