511 milioni e non dimostrarli. Perché il Liverpool è in crisi

Di Sandro Bocchio
30 Novembre 2025
La squadra inglese allenata da Slot ha speso più di tutti sul mercato e oggi appare così irriconoscibile e confusa da avere stufato persino i propri tifosi
L'attaccante del Liverpool, Hugo Ekitike, a terra dopo un contrasto nella partita di Champions League contro il PSV Eindhoven
L'attaccante Hugo Ekitike, a terra dopo un contrasto nella partita di Champions League contro il PSV Eindhoven. Il francese è arrivato in estate al Liverpool per 95 milioni di sterline (foto Ansa)

Cinquecentoundici milioni di euro per ritrovarsi dodicesimo. Come in Italia è posizionato il Torino, che di milioni – al mercato estivo – ne ha spesi sedici. Dicevano (e dicevamo) che il Liverpool sarebbe stata la squadra da battere, in Inghilterra e in Europa. E in tanti l’hanno battuto… L’ultimo a iscriversi alla gara degli schiaffoni ai Reds è stato, in Champions League, il Psv Eindhoven, ricco di gente congedata in fretta dalla nostra Serie A e passato con un sonoro 4-1 mercoledì a Anfield Road. Dove, a un certo punto, i tifosi olandesi si sono messi ad applaudire ironicamente i colleghi locali che stavano abbandonando lo stadio a match in corso.

È stata la nona sconfitta nelle ultime dodici partite, la terza consecutiva incassando tre reti di scarto: mai era successo in una storia cominciata nel 1892 e impreziosita con 55 titoli ufficiali. Soffiano venti gelidi sulla panchina di Arne Slot, chiamato nel 2024 a raccogliere la pesante eredità di Jurgen Klopp. Il Liverpool non ama cambiare in corsa ma, se obbligato, lo fa. L’ultimo tecnico cacciato prima del tempo era stato Brendan Rogers, licenziato il 4 ottobre di dieci anni fa per abbracciare chi aveva fatto grande il Borussia Dortmund. Il turno di domenica, in casa del West Ham, potrebbe essere decisivo. In ogni senso.

Tigre di carta

Slot non è nuovo a questi periodi di crisi. Gli era già successo la passata stagione, dopo un inizio formidabile in Premier League con undici vittorie (più un pareggio e una sconfitta) nelle prime tredici giornate e un primo posto a +9 sul Chelsea. Un vantaggio poi decisivo quando seguì un appannamento che costò prima l’uscita in FA Cup, quindi in Champions e infine nella Coppa di Lega. Tre battute a vuoto emendate dalla conquista del titolo. Oggi, quel titolo, è già lontano undici punti, mentre in Europa la situazione può complicarsi visto che, prima del Qarabag all’ultima giornata, le avversarie saranno Inter in casa e Marsiglia fuori. E non infonde fiducia quanto sta attualmente offrendo il Liverpool.

Eppure l’inizio in Premier era stato prepotente: cinque successi consecutivi, compreso quello sull’attuale capolista Arsenal. Poi, dall’1-2 incassato in trasferta con il Crystal Palace, l’Invincibile Armata si è trasformata in una tigre di carta: difesa friabile, centrocampo colabrodo, attacco spuntato, idee smarrite, atteggiamento tattico e psicologico dimesso.

L'allenatore del Liverpool, Arne Slot, a bordocampo
L’allenatore del Liverpool, Arne Slot (foto Ansa)

La rivoluzione fallita di Slot sul mercato

In estate Slot aveva chiesto – e ottenuto – una rivoluzione del gruppo, per smarcarsi definitivamente da Klopp e mettere una impronta personale sulla squadra e sul gioco. Ingressi di alto profilo, come Isak, Wirtz ed Ekitike per dare corpo al 4-2-4 altamente offensivo immaginato dal tecnico. Ma gli acquisti si sono rivelati finora non all’altezza della nuova realtà, mentre hanno pesato (eccome) gli addii. Quello di Alexander-Arnold innanzitutto, che ha costretto il povero Szoboszlai a sacrificarsi come terzino destro in mancanza di alternative non ritenute all’altezza. E quelli di Luis Diaz e Nunez in attacco. Gente che, oltre ai gol, assicurava anche equilibrio alla squadra.

L’equilibrio che manca oggi clamorosamente, visti l’eclissarsi di Salah (un anno fa di questi tempi, e a contratto da rinnovare, dispensava mirabilie; ora è la pallida controfigura di se stesso), l’appannarsi di elementi chiave come Van Dijk e gli infortuni vari, grazie ai quali Federico Chiesa è stato inserito all’ultimo in lista Champions, dimostrandosi uno dei più vivaci. Senza dimenticare, infine, quanto continui a pesare l’assenza di Diogo Jota, morto il 3 luglio in un tragico incidente stradale. Un evento ancora dolorosamente vivo nella testa di molti suoi compagni.

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Per tentare di ritrovare una identità, Slot ha abiurato il 4-2-4 per passare a un più conservativo 4-3-3. In teoria dovrebbe garantire maggiori sicurezze, nella realtà dei fatti pare aver ancora più confuso i Reds. Il Liverpool ha innanzitutto bisogno di ritrovare la propria forza mentale e di gruppo, oltre a un sistema di gioco efficace. E non potrà farlo da solo. Ma se viene abbandonato anche dai tifosi, allora significa che qualcosa si è realmente rotto.

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