Dove può arrivare Gasperini, che ha fatto ritrovare un’anima alla Roma

Di Sandro Bocchio
22 Novembre 2025
A chi si aspettava un flop come con l'Inter, l'ex allenatore dell'Atalanta ha risposto con risultati e punti. E una squadra che è già a sua immagine e somiglianza
L'allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, in piedi davanti alla panchina della sua squadra
L'allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini (foto Ansa)

Non succedeva dal 3 novembre 2013, da quel giorno la Roma non era stata più così in alto all’undicesima giornata. In testa da sola, dopo aver raccolto ben 31 punti, frutto delle dieci vittorie consecutive iniziali e del pareggio in casa del Torino. Era allenata da Rudi Garcia, l’uomo che voleva riportare «la chiesa al centro del villaggio» e che dopo due turni si sarebbe ritrovato a inseguire la Juventus, poi campione d’Italia con largo anticipo.

Oggi il francese guida il Belgio, che ha raggiunto un’agile qualificazione mondiale grazie anche a un girone “amico” (Galles unica seria rivale, poi Macedonia del Nord, Kazakistan e Liechtenstein). Al suo posto, alla Roma e in testa, c’è Gian Piero Gasperini, mai partito così bene in una più che ventennale carriera professionistica. Un primato che condivide con l’Inter, parentesi della più cocente delusione dell’uomo che, insieme con Massimiliano Allegri, ricopre a maggior titolo il ruolo di allievo dell’appena scomparso Giovanni Galeone.

Il flop di Gasperini all’Inter

Gasperini atterra ad Appiano Gentile nel 2011 dopo aver centrato una promozione in B e una salvezza con il Crotone e dopo aver portato il Genoa in Europa, come ai tempi belli di Osvaldo Bagnoli. A Milano lo chiama Massimo Moratti, ancora alla ricerca del giusto erede di José Mourinho. Un presidente umorale, difficile da gestire. Gasperini pensa di essersi allenato con Enrico Preziosi, ma si sbaglia.

La campagna acquisti non è all’altezza delle aspettative, l’avvio è una sconfitta in Supercoppa nel derby con il Milan e il resto sono le punzecchiature di Moratti, ben felice di cacciarlo dopo il ko di Novara il 20 settembre (quarta giornata che è in realtà la terza, per uno sciopero dei calciatori nel turno di esordio). Una botta da cui il tecnico si riprende tornando al Genoa, non prima di aver vissuto una parentesi a Palermo con un presidente altrettanto impegnativo come Maurizio Zamparini.

La rinascita a Bergamo e la chiamata di Ranieri

Bruciato da una big, Gasperini si costruisce la sua a Bergamo, da dove riparte nel 2016. Avvio da brividi, con quattro sconfitte e una vittoria. Si parla già di esonero, lui si rilancia battendo Crotone in trasferta e, soprattutto, Napoli in casa. È l’inizio di una esperienza che dura nove anni, con l’Atalanta inserita stabilmente tra le grandi, qualificata in Champions, portata alla conquista di una storica Europa League nel 2024 e resa ricca dalle cessioni al mercato: ultimo esempio, i 68 milioni spesi dall’Al-Qadsiah per Mateo Retegui. Un rapporto solido con la piazza e la famiglia Percassi, proprietaria del club, ma con il desiderio di guardarsi intorno. Come avviene a fine campionato 2025.

Lo chiama Claudio Ranieri, che si congeda dalla panchina per diventare manager a tutto tondo. Una proposta talmente allettante da dire no alla Juventus, giunta fuori tempo massimo una volta scottata da Antonio Conte (con una telefonata – raccontano – di Damien Comolli già entrata nella leggenda del calcio: «Mi dica perché dovrei prenderla alla Juventus? Mi convinca». Risposta: «È lei che mi ha chiamato»).

Una Roma ritrovata

La Roma deve ritrovarsi dopo essere stata portata in Europa dalla rimonta di Ranieri. A Gasperini chiedono di valorizzare il prodotto interno, sul mercato si fa il possibile. E proprio i malumori del tecnico su mancati arrivi mandano in estasi chi aveva puntato su una esperienza simil-Inter, in una piazza mai semplice. Niente di più sbagliato. Gasperini va oltre le trattative non concretizzate, i due centravanti (Dovbyk+Ferguson) che finora hanno garantito appena 2 gol, e i tanti malanni, a cominciare da quelli di Dybala. Recupera chi era stato messo da parte (non solo capitan Pellegrini, ma anche Celik ed Hermoso), rilancia protagonisti che si erano un po’ persi (Mancini e Cristante), dà fiducia a Soulé, oggi miglior marcatore con 3 reti e 2 assist.

L'allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, dà indicazioni a bordocampo a Mancini durante il derby con la Lazio
Gasperini dà indicazioni a Mancini durante il derby con la Lazio (foto Ansa)

La Roma segna poco (12 gol) e subisce altrettanto poco (5 gol, miglior difesa nelle “big five” d’Europa, insieme con l’Arsenal). Non pareggia, con 8 vittorie e 3 sconfitte. Soprattutto è già a immagine e somiglianza del suo tecnico, abituato a disegnare squadre su tempi medio-lunghi. E quindi aggressività, recupero palla («Non voglio aspettare l’errore dell’avversario per farlo»), occupazione degli spazi e soluzioni insolite anche in attacco: vedi l’assist in piena area di Mancini per Celik nel 2-0 all’Udinese.

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Gasperini il pragmatico

Serviva un tipo pragmatico come Gasperini per far ritrovare un’anima alla Roma, dove finora sono stati bravi ad ascoltarlo: «La squadra mi segue». La media punti del tecnico è di 2,18, dietro solo al Fabio Capello (2,54) dello scudetto 2001, l’ultimo fuori dall’asse Milano-Torino (fronte Juventus), prima dell’inserimento del Napoli. Qui Luciano Spalletti ha vinto il titolo da allenatore più anziano, può batterlo il tecnico nato a Grugliasco il 26 gennaio 1958 e oggi il più vecchio di tutti in Serie A. E a Bergamo? L’operazione “figlioccio” del Gasp è stata un fallimento totale con Ivan Juric. Ci riprovano con Raffaele Palladino, allievo attento ai tempi del Genoa. Vedremo.

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