Tuchel, il tedesco che vuole far tornare grande l’Inghilterra del calcio

Di Sandro Bocchio
15 Novembre 2025
Arrivato tra mille dubbi e pernacchie sovraniste, l’ex ct di Chelsea e Bayern ha trovato il feeling coi tifosi, sfrutta i risultati della Premier League e ha già qualificato i Tre Leoni al Mondiale
Thomas Tuchel, ct della Nazionale inglese di calcio, guarda gli spalti dello stadio di Nottingham da bordo campo prima dell'amichevole tra la sua squadra e il Senegal, il 10 giugno 2025. Alle sue spalle alcuni giocatori inglesi
Thomas Tuchel, ct della Nazionale inglese di calcio, a bordo campo prima dell'amichevole tra la sua squadra e il Senegal, il 10 giugno 2025 (foto Ansa)

Sessant’anni da festeggiare (o meno) l’anno prossimo. La Nazionale inglese di calcio è la più vecchia in assoluto, insieme con quella scozzese. Giocò il primo match ufficiale il 30 novembre 1872 e, da quel giorno, ha vinto un solo trofeo. Nel 1966, per l’appunto, quando sollevò in casa la Coppa del Mondo dopo aver battuto 4-2 ai supplementari la Germania Ovest: decisivo il gol-non gol di Geoff Hurst. Toccherà proprio a un tedesco cercare di sfatare la maledizione al Mondiale 2026, sparso tra Stati Uniti, Canada e Messico.

L’Inghilterra è sovranista nel calcio?

È il 16 ottobre 2024, quando viene ufficializzata la nomina di Thomas Tuchel come commissario tecnico dell’Inghilterra, terzo straniero nella storia dopo Sven-Goran Eriksson (2001-2006) e Fabio Capello (2008-2012), senza contare l’interim dell’irlandese Lee Carsley nel 2024. Nomina accolta malissimo. La sua colpa? Essere, per l’appunto, tedesco.

Una nazionalità che non piace ai tifosi, sempre pronti ai cori anti-Germania. E che non piace a molta stampa popolare, che reagisce malissimo. Catastrofico il Daily Mail: «Un giorno nero per l’Inghilterra». Sovranista il Daily Telegraph: «L’allenatore della Nazionale deve essere inglese!». Dimenticando come, sulla sedia di sant’Edoardo, dal 1714 regni una dinastia tedesca. Prima gli Hannover, chiamati all’estinzione di casa Stuart, quindi i Sassonia-Coburgo e Gotha, diventati Windsor nel 1917. Nel pieno della Prima guerra mondiale, il popolo non gradiva un re con radici in Germania e Giorgio V optò per un nome decisamente britannico. Da allora “The Firm”, come gli inglesi chiamano la famiglia reale, è rimasto l’ultimo brand internazionale dell’impero che fu.

Tuchel è un vincente, ma pochi se lo ricordano

Proprio casa Windsor ha aperto le braccia a Tuchel su X – “Buona fortuna Thomas. Siamo tutti con te” –, a cominciare dall’erede al trono William, grande appassionato di calcio e tifoso dell’Aston Villa. Un augurio finora positivo per il nuovo ct, che ha firmato un contratto da 6 milioni di euro per un anno e mezzo, ributtandosi nella mischia a dispetto di chi non lo considera un vincente. Una fama quanto mai immeritata, per uno che comincia raccogliendo due volte l’eredità di Jurgen Klopp: prima al Mainz nel 2009, poi a Dortmund nel 2015.

Quindi solo grandi club, dal Paris Saint-Germain al Bayern Monaco, passando per il Chelsea. Una carriera in cui raccoglie otto titoli nazionali e tre internazionali. È il primo allenatore a raggiungere per due volte di seguito la finale di Champions League, prima perdendola con il Psg contro il Bayern (2020), poi vincendola con il Chelsea contro il Manchester City (2021), inizio di una serie che porta anche Supercoppa europea e Mondiale per club. L’ultimo successo è la Bundesliga 2023 alla guida dei bavaresi, in un’ultima giornata memorabile, anche per gli incroci del passato: il Dortmund pareggia 2-2 in casa con il Mainz e viene affiancato in testa a 71 punti dal Bayern, cui va il titolo per differenza reti.

L’Inghilterra, prima europea a qualificarsi al Mondiale 2026

Lasciata Monaco nel 2024 è rimasto alla finestra fino alla chiamata della Federcalcio inglese, per accogliere l’eredità di Gareth Southgate, il grande deluso dell’Europeo 2021 perso contro l’Italia a Wembley, ai rigori. C’è stato un solo un passo falso, in amichevole con il Senegal a giugno, prima dell’ultimo impegno con l’Albania nel girone delle qualificazioni mondiali.

Per il resto, otto vittorie senza incassare un gol e segnandone 23. Compreso il 3-0 con il Galles del 9 ottobre a Wembley, sempre in amichevole, quando se la prende con i tifosi: «Sentivo cantare solo i gallesi». I sostenitori inglesi rispondono cinque giorni dopo in Lettonia («Siamo stati abbastanza rumorosi per te, Thomas Tuchel?»). L’Inghilterra vince 5-0 e ottiene il pass mondiale in anticipo – prima Nazionale europea a riuscirci – e lui ringrazia i tifosi anche per «l’ottimo senso dell’umorismo». Il segnale dell’integrazione raggiunta.

Harry Kane, capitano e attaccante della Nazionale inglese di calcio, alza gli occhi al cielo dopo aver fallito un'occasione durante la sfida di qualificazione al Mondiale Inghilterra-Serbia
Harry Kane, capitano e punta della Nazionale inglese, durante Inghilterra-Serbia di giovedì sera (foto Ansa)

La differenza tra trionfo e fallimento secondo Tuchel

E, a proposito di integrazione, è curioso come nel Paese della Brexit il calcio si regga sugli stranieri. Tuchel sfrutta al meglio il lavoro che fanno i suoi colleghi della Premier League, in cui il solo Newcastle è allenato da un inglese (Eddie Howe). Domina la penisola iberica (quattro spagnoli e quattro portoghesi), le intuizioni di gente come Pep Guardiola, Mikel Arteta e il mai troppo celebrato Unai Emery gli hanno permesso di costruire un gruppo finora vincente. Perché dal City arriva l’ultimo debuttante, il ventenne O’Reilly. Perché nell’Arsenal giocano certezze come Rice e Saka. Perché dall’Aston Villa provengono elementi di sostanza come Rogers e Konsa.

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Una squadra che ha nell’eterno Harry Kane il punto di riferimento in attacco, insieme con il rigenerato Rashford, in attesa che tornino al meglio elementi come Bellingham e Foden, reduci da infortuni e finora protagonisti di un rapporto freddo con il ct. Tuchel è stato chiaro: nessuna gerarchia, nessun posto assicurato e porta comunque sempre aperta. Perché «tra trionfo e fallimento sarà questione di dettagli» e sessant’anni di digiuno sono da pensionamento anticipato nel calcio.

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