L’Italia è un buon boccone. Gli eurobond fermerebbero la speculazione

Intervista all’economista Marco Fortis. La ricchezza privata italiana è tra le migliori al mondo e fa gola agli speculatori, ma gli eurobond fermerebbero gli attacchi. La Germania faccia outing.

Sono i primi giorni post Imu e gli italiani si stanno medicando le ferite per aver aperto il portafoglio e aver versato nelle casse pubbliche la nuova tassa sugli immobili.
«La ricchezza privata serve a dimostrare se un paese è sostenibile e non deve essere tassata» dice Marco Fortis, economista e vice presidente della Fondazione Edison, a tempi.it. Fortis contesta l’importanza che è stata data ad alcuni parametri che determinano il buono e il cattivo tempo delle nazioni nei mercati finanziari. «Prendiamo come riferimento la ricchezza finanziaria o quella immobiliare e non il Pil. In questo modo vediamo se l’Italia ha un patrimonio adeguato al proprio debito, perché è la ricchezza privata che deve dimostrare se un paese è sostenibile, non il suo prodotto interno lordo (Pil)».

Anziché l’Imu sarebbe stata meglio una patrimoniale?
No assolutamente. Non sono un grande fan delle patrimoniali. L’Imu è già una mini patrimoniale; stare a disquisire se è meglio un prelievo del 5 per mille sui conti correnti o l’Imu è complicato. Il ragionamento che faccio è a monte. Bisogna cambiare i riferimenti per cui un debito è ritenuto pericoloso o meno, ovvero occorre rapportare il debito pubblico al patrimonio della nazione anziché al Pil. Ci si rende subito conto che la situazione italiana non è così negativa, anzi è meno pericolosa di molti altri paesi per una semplice ragione: è sbagliato dire che il proprio debito è alto se il punto di riferimento è solo il Pil, ma occorre prendere a riferimento la somma del patrimonio statale, delle famiglie e delle imprese. Per semplificare, basta considerare la ricchezza finanziaria e immobiliare delle famiglie perché, nella prassi, le imprese bilanciano il proprio patrimonio con le passività e lo Stato non è mai in attivo. È vero che quest’ultimo detiene importanti assset immobiliari, ma sono difficili da mobilitare. In sostanza, il vero patrimonio della nazione è costituito dalle famiglie e quella italiana è tra i più alti al mondo.

Qualche dato?
ll nostro debito pubblico, se paragonato alla ricchezza finanziaria del paese, fa emergere un rapporto del 63 per cento, se poi sommiamo la ricchezza immobiliare arriviamo al 20 per cento. La stessa situazione che si registra in Germania. Gli Stati Uniti sono al 27 per cento, cioè sono messi peggio di noi, e tale rapporto tenderà a crescere oltre al 30 per cento nei prossimi cinque anni. Nel caso italiano, invece, non aumenterà perché non stiamo erodendo ricchezza, mentre quella americana è stata distrutta dalla crisi del 2008 dopo il crollo dei valori immobiliari e non si è più ripresa. 



Se le cose stanno così, perché gli Stati Uniti bacchettano l’Europa?
Il Pil degli Usa sembra stare in piedi, ma la verità è che lo stanno nuovamente gonfiando con debiti pubblici. Dopo la crisi, il Governo americano ha introdotto un sistema di esenzioni fiscali denominato Fiscal cliff che permette alle famiglie americane di continuare a consumare, nonostante non abbiano più reddito e ricchezza adeguata. Il rapporto della Fed uscito settimana scorsa dice che la ricchezza delle famiglie americane è tornata ai volari del 1992-93. Così si ritorna ai problemi che fecero nascere la crisi di cinque anni fa.

Il Fiscal cliff è stato rinnovato per il 2012; cosa accadrebbe se il prossimo presidente, come si prevede, dovesse abolirlo?

Scomparirebbe in un colpo il 5 per cento del Pil americano. Tutto il pavoneggiamento sulla crescita rispetto all’Europa è, in verità, basato ancora sul debito e ci vogliono impartire una lezione che non possiamo accettare.

Torniamo all’Europa. Diceva di valutare il debito di una nazione in base alla propria ricchezza. Grecia, Spagna e Italia, tutti nello stesso calderone? 

L’unica crisi del debito pubblico è quella greca. Ad Atene hanno vissuto a sbaffo, facendo leva sul debito pubblico e, a un certo punto, il sistema è saltato. Un’attenta analisi mostra che è il debito privato dei greci ad essere aumentato, pur rimanendo basso in rapporto al Pil. Ma se il debito dei greci lo rapportiamo ai loro patrimoni, lo scompenso è alto. La ricchezza delle famiglie greche ad oggi è la metà del Pil, mentre in Italia è di gran lunga superiore perché è da moltiplicare per 1,7 anziché lo 0,5 greco.

E la Spagna?
La crisi spagnola è una crisi analoga a quella americana: le famiglie hanno comprato a debito case la cui costruzione era stata finanziata con capitali prestati dalle banche. Per tre anni hanno detto che non era un grosso problema e adesso si stanno accorgendo che non è così. La Spagna, che veniva presa come fiore all’occhiello perché aveva un debito pubblico al 45 per cento sul Pil, si ritroverà nel 2013 con valori differenti e si andrà ad allineare con la Gran Bretagna (Debito/Pil al 95 per cento).

Se per l’Italia la situazione è così diversa, come spiega le tempeste finanziarie?
L’Italia con i suoi 2.700 miliardi di ricchezza finanziaria è un ottimo boccone per gli speculatori (8.800 si si considera anche la ricchezza immobiliare). Si può dire che è un ottimo dessert di un già ricco pranzo che è cominciato con Grecia, Spagna, Irlanda. Se si sa che il dessert è buono, si è  disposti a rinuncia a qualche pietanza. La Germania per salvare l’euro dovrebbe cominciare a fare outing sull’Italia.

Cioè?
Se la Germania non si fida più di Spagna, Grecia e Irlanda è costretta a fare outing sull’Italia, cioè deve affermare che non siamo quel mostro dipinto dallo Spiegel. Devono invece ammettere che siamo un paese con un debito pubblico rapportabile agli Stati Uniti, ma con un debito privato fra i più bassi al mondo. Oltretutto va sommato il fatto che, da anni, il bilancio statale registra un avanzo nel primario cumulato da record: nel triennio 2011-2013 avremo 9 punti di avanzo primario statale.

La soluzione potrebbero essere quegli eurobond tanto osteggiati dalla Germania?
Con gli Eurobond e i firewall già esistenti si potrebbero frenare gli attacchi speculativi. Gli eurobond, devono essere emessi a fronte di garanzie reali (riserve auree, quote di partecipazioni statali, reti elettriche, ecc.). Così facendo, l’Italia dovrebbe scucire qualcosa come 180 miliardi di garanzie reali prima di entrare a far parte del circuito del prestito europeo e si arriverebbe ad una raccolta totale di 3 mila miliardi. La Germania, in questa situazione, potrebbe imporre che, se un paese non rispetta il fiscal compact, incorrerebbe a multe sulle garanzie conferite. 
Se poi con i 2.300 miliardi di firewall fossero acquisite le parte eccedenti al 60 per cento dei debiti pubblici dell’Eurozona, l’Italia scenderebbe all’85-90 per cento del rapporto debito/Pil, mentre Germania e Francia si porrebbero sotto la soglia del 60 per cento, come richiesto dai trattati.