Lingue biforcute in Vaticano in combutta con le spie del Fatto

Il Fatto Quotidiano prova lo schema “Cerchio magico” con Cl, presentando lettere rubate in Segreteria di Stato come la prova dell’accerchiamento del Papa. Ma è un bluff che ricorda lo stile della propaganda di Goebbels contro gli ebrei.

Il Fatto Quotidiano è riuscito a mettere le mani su una lettera privata che la presidente del Meeting di Rimini Emilia Guarnieri ha inviato il 23 novembre 2011 al segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone. Sabato ne ha pubblicato alcuni stralci, insieme ad altri della lettera in cui Bertone scrive al segretario di Benedetto XVI Georg Ganswein confermando la presenza del Papa al Meeting 2012, che si svolgerà a Rimini dal 19 al 25 agosto. Così, insinua Il Fatto, «si sta preparando da mesi la consacrazione di un legame che sempre di più sta diventando un elemento caratterizzante di questo e forse persino del prossimo pontificato, se troveranno conferma le voci dell’investitura dell’arcivescovo di Milano di provenienza ciellina, Angelo Scola».

Il Fatto va avanti ad accusare «il peso crescente di Cl negli equilibri vaticani» e per farlo pubblica un’altra lettera privata. Questa volta l’autore è don Julian Carron. Nella missiva al Nunzio Apostolico in Italia Giuseppe Bertello il leader di Comunione e Liberazione «risponde alla Sua richiesta» e indica il cardinale Angelo Scola come «candidatura che mi sento in coscienza di presentare all’attenzione del Santo Padre» per la guida della diocesi di Milano. Secondo il quotidiano dei manettari, Scola, «raccomandato da Cl», è pronto a prendere il posto di Benedetto XVI, confermando che questo è l’anno della «massima potenza» di Cl.

Viene spontaneo chiedersi se questo non sia spionaggio, più che giornalismo, visto che Il Fatto Quotidiano seguendo la moda recente di quotidiani come Repubblica ha diffuso in maniera indebita stralci non di documenti pubblici, ma di lettere private. Anche l’opera di mistificazione fatta dal giornale di Padellaro non è una novità: l’articolo di Marco Lillo si dimentica di ricordare che la lettera di Carron non è «una raccomandazione» o una forma di pressione o di consiglio non richiesto ma fa parte della prammatica vaticana, che prevede ad ogni nomina di un vescovo una consultazione con la Cei e con tutti i movimenti e le associazioni ecclesiali riconosciute. Quindi anche Cl. Don Carron è semplicemente stato chiamato a dare il suo parere e l’ha espresso. Il Fatto Quotidiano no.