Libia. Kamikaze jihadisti si fanno esplodere a Sirte

Mentre le truppe vicine al Governo di Serrai avanzano, gli uomini dell’Isis lanciano un’ondata di attentati suicidi.

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – Per tentare di fermare l’avanzata delle forze vicine al Governo di unità nazionale libico di Fayez Al Sarraj a Sirte, i jihadisti del cosiddetto Stato islamico hanno lanciato ieri un’ondata di attentati suicidi. Il bilancio è di nove morti e 97 feriti tra le forze dell’operazione “Bunian al Marsus”, impegnate nella liberazione della città.

Nella serata di ieri il portavoce della sala operativa dell’operazione, generale Muhamed al Ghasri, ha detto che le forze tripolitane hanno preso il controllo della nuova sede amministrativa di Sirte, che si trova nell’area compresa tra il quartiere numero uno e quello numero due, nella zona nord della città costiera. La conquista della sede governativa della città è avvenuta subito dopo aver riconquistato il quartiere numero 2 di Sirte, in seguito a diversi giorni di scontri con i combattenti jihadisti.

L’Is ha fatto la sua comparsa in Libia agli inizi del 2015. Dopo aver perso il controllo di Misurata, i miliziani si sono arroccati nella città strategica di Sirte occupando anche una striscia di 250 chilometri di costa al centro dell’omonimo golfo nel quale sono presenti i più importanti terminali petroliferi della Libia. Il Governo di Al Sarraj — costituito sotto gli auspici dell’Onu, ma che non ha ancora ricevuto il voto di fiducia di Tobruk — è riuscito a organizzare un’offensiva militare a tenaglia che nelle ultime settimane, grazie soprattutto al sostegno statunitense, ha raggiunto l’obiettivo di circondare completamente la città, luogo simbolicamente importante anche perché luogo di nascita di Gheddafi.

L’offensiva ha visto impegnate le milizie di Misurata che, dopo essersi schierate con il Governo di Al Sarraj, lo scorso maggio hanno attaccato Sirte da occidente, coordinando le proprie operazioni con la potente milizia petrolifera, la Petroleum Facilities Guard. Quest’ultima, muovendo da est, ha prima conquistato la città di Harawa, a settanta chilometri da Sirte, poi è avanzata verso i sobborghi prendendone il controllo. Le milizie di Misurata hanno stretto la città da sud, mentre unità della marina libica hanno chiuso ogni via di fuga attraverso il mare. I combattimenti sono stati molto sanguinosi: nelle ultime tre settimane sono costati alle milizie governative oltre cento morti e 490 feriti, molti dei quali trasferiti per essere curati in Italia e Turchia. I combattenti di Misurata hanno assunto il controllo di molti settori strategici, inclusa una base aerea nei sobborghi, dalla quale ora partono incursioni aeree dell’aviazione libica contro le ultime sacche di resistenza dell’Is.

All’inizio di agosto, la svolta, con il presidente statunitense, Barack Obama, che ha lanciato raid “chirurgici” per colpire i jihadisti. La Russia e il Parlamento di Tobruk hanno definito «illegali» i raid statunitensi, in quanto «serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu». Ma il Palazzo di Vetro in un messaggio ha replicato che le operazioni sono in «linea con la risoluzione delle Nazioni Unite». Obama ha parlato di una «missione di trenta giorni» per garantire la stabilità della Libia e rilanciare la lotta al terrorismo.

Ma Sirte non è l’unico scenario critico in Libia, un Paese di fatto spaccato in varie zone di influenza, teatro di violentissimi conflitti. Il confronto principale è tra Cirenaica e Tripolitania. In mezzo, i terroristi dell’Is e di Al Qaeda, senza contare le divisioni tra clan, con oltre un centinaio di tribù. E poi c’è il nodo delle milizie, gruppi e gruppuscoli, che contribuiscono a creare un perenne stato di anarchia. Oltre a Sirte, c’è Bengasi e Derna, che sono sotto l’influenza di Tobruk e sono teatro di scontri tra le forze armate del generale Khalifa Haftar e milizie estremiste.

Foto Ansa

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