Libertà vo’ cercando. Ma al Comune di Milano non si può

Al Consiglio ho regalato una maglietta dantesca e cercato di far riflettere tutti sulla diffusione delle intercettazioni del caso Fontana. È finita in caciara

Oggi giovedì 28 settembre ho investito il Consiglio comunale di Milano di un carico di t-shirt (vedi foto) dove campeggia il verso dantesco “libertà vo’ cercando”. La maglietta è stata distribuita da me personalmente a tutti i consiglieri, sia dell’opposizione sia della maggioranza di sinistra che appoggia la giunta Sala. Il sindaco Sala e il capogruppo Pd Filippo Barberis mi hanno chiesto chiarimenti e tutto il personale (uscieri, bidelli, segreteria) ha ricevuto il dono con molto entusiasmo.

Un signore mi ha chiesto se per caso mi riferivo a Vo’, «quel paese veneto del Covid». Ho spiegato intervenendo in aula che quella maglietta introduce l’argomento per cui richiedevo non 1 minuto di silenzio ma 10 minuti di sospensione del Consiglio per riflettere su quanto accaduto venerdì scorso. E cioè, ho detto, immedesimiamoci in cittadini che di buon mattino ricevono la visita della Guardia di Finanza che intima loro di consegnare i cellulari per ordine della Procura. Si tratta di cittadini non indagati. La procura fa sapere che verranno copiati solo certi dati. Sostengo in aula che ciascun consigliere deve provare a immedesimarsi. E se venissero a casa vostra senza che voi siate incolpati di nulla? Guardate che così la Costituzione che tutela la libertà e segretezza delle comunicazioni va a farsi benedire.

Sto per chiedere anche una seduta speciale per discutere sulla giustizia, l’incredibile caso Palamara e delle chat dei cittadini che abbiamo visto sequestrate coi rispettivi cellulari dai militari delle Fiamme Gialle al mattino e il pomeriggio già pubblicate nella versione online del Cortiere della Sera, che un consigliere del Pd professionista dell’antimafia e dell’anticorruzzione mi interrompe a più riprese e mi costringe a svalvolare dandogli io del maleducato, provocatore, poliziotto di regime.

In tutto questo, il presidente del consiglio, Lamberto Bertolè, mi toglie la parole perché, dice testuale, «le ho già fatto un favore a dargliela anche senza richiesta scritta». Altri consiglieri intervengono in mia difesa ma la caciara è fatta. Quello che nelle mie intenzioni doveva essere un tema bipartisan nei giorni in cui perfino gli apici della giustizia americana vengono esaminati e giudicati dal Congresso espressione del popolo, diventa oggetto di divisione. La sinistra che appoggia Sala vota contro la mia proposta di riflessione e discussione pubblica. Sono già disposti a pecorina a quello che Grillo ha definito l’inutilità del parlamento. E della democrazia. In effetti anche nel piccolo la coppia Pd-M5s sembra fatta apposta per sostenere un regime.