«Liberate gli schiavi moderni, fa bene all’ambiente»

«È tutto un problema di alberi»: l’unico modo per parlare del dramma della schiavitù moderna (gli sfruttati sono 45,8 milioni) è spiegare che fa male a Madre Natura

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Liberate gli schiavi moderni, fa bene all’ambiente. Come argomentazione non è granché, ma puntare su ecologia e clima sembra l’unico modo per guadagnarsi un titolo sulla Cnn e sui più importanti giornali del mondo.

45,8 MILIONI DI SCHIAVI. Il 31 maggio il Global Slavery Index ha rivelato che nel mondo lavorano ancora 45,8 milioni di schiavi moderni (qui la storia di uno di loro). La maggior parte è sfruttata in Asia, il record è detenuto dall’India con 18,3 milioni. Anche se il fenomeno è purtroppo in aumento – gli schiavi nel 2014 erano 35,8 milioni – la notizia non ha interessato granché il mondo dell’informazione, ma Kevin Bales ha trovato il modo di renderla appetitosa. Spostando l’attenzione dagli uomini agli alberi.

ESPERTO E BENEFATTORE. Bales è un campione della battaglia per liberare gli schiavi: ha fondato l’associazione Free the Slaves, è professore di Schiavitù contemporanea all’Istituto Wilberforce, specializzato nel tema, ha scritto libri e soprattutto ha contribuito a liberare centinaia di queste persone sfruttate nel mondo. Bales, dunque, è un benefattore. Ma non è un ingenuo e deve aver capito quali sono i temi che vanno oggi per la maggiore.

«TUTTO UN PROBLEMA DI ALBERI». Ecco perché il suo articolo sulla schiavitù moderna comincia con queste parole: «È tutto un problema di alberi». Non di uomini, sfruttatori o sfruttati che siano, di alberi. E di Co2. Sì, perché Bales, «dopo 15 anni passati a studiare e a scrivere sul fenomeno della schiavitù moderna», ha scoperto che c’è un «forte legame tra schiavitù e distruzione ecologica». Sempre più spesso, cioè, gli schiavi vengono usati per fare danni all’ambiente. La deforestazione selvaggia è solo un esempio.

SCHIAVITÙ E CO2. L’allarme in effetti è terribile: «La schiavitù è uno dei principali fattori che contribuiscono al cambiamento climatico». Di più: «Se la schiavitù fosse un paese, avrebbe una popolazione di almeno 35 milioni di persone e sarebbe il terzo più grande per emissioni di Co2». Bisogna fare qualcosa per impedire che «la schiavitù distrugga l’ambiente» e fermare gli schiavisti che «non si preoccupano né delle persone, né della natura e distruggono entrambi».

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MALI DIVERSI. Deforestazione e schiavitù sono senza dubbio due mali. Vederli equiparati però fa uno strano effetto: dobbiamo liberare gli schiavi per salvare Madre Natura o combattere la schiavitù è un bene in sé? E gli schiavisti sono così cattivi da trattare male uomini e alberi o, proprio perché sfruttano addirittura il genere umano, non possono che sfruttare anche il regno animale e vegetale? La confusione è più che confermata dal fatto che la Cnn, per illustrare l’articolo, non mette la foto di uno schiavo, ma di un albero tagliato.

UOMINI E ALBERI. Bales è più attento agli uomini che agli alberi ed è triste che l’unico modo che ha trovato per far parlare degli uomini sfruttati sia quello di collegarli alla distruzione dell’ambiente. Tanto che, scrive nel finale del pezzo, «gli schiavi liberati potrebbero essere pagati per ripiantare gli alberi nelle foreste che sono stati costretti a distruggere». Liberarli avrebbe un «costo», pagarli pure, ma questi sarebbero «coperti» dai vantaggi derivanti dal miglioramento del clima. «Se guardiamo attentamente alla schiavitù e al cambiamento climatico, ci sono nuove strade per ridurre entrambi», proteggendo uomini e alberi. E noi che ci saremmo accontentati di salvare i primi.


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