Letta al Meeting, Battista: Un messaggio in controtendenza nel paese che vede inciuci ovunque

Per l’editorialista del Corriere il presidente del Consiglio vuole «mettere un argine al primitivismo culturale che, da sinistra come da destra, liquida e squalifica come “inciucio” ogni accordo»

Il «messaggio» di Enrico Letta al Meeting di Rimini dove ha parlato contro i «professionisti del conflitto», secondo Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, «si propone di mettere un argine a un primitivismo culturale che, da sinistra come da destra, liquida e squalifica come “inciucio” ogni accordo, come capitolazione ogni punto di intesa». Un messaggio che, prosegue Battista, «semplicemente, è in controtendenza con tutto ciò che ha avvelenato la vita politica di decenni di bipolarismo primitivo e muscolare». Vita politica, quella italiana, che, secondo la firma del Corriere, è ancora «dominata da un’incoercibile pulsione reciproca alla dannazione, da una voglia, sconosciuta in ogni altra matura democrazia dell’alternanza, di annientamento dell’avversario politico ridotto e caricaturizzato come Nemico assoluto».

«CAMICIA DI FORZA». «Il guaio è», spiega Battista, «che sia il Pd che il Pdl stentano a riconoscere, senza remore e paralizzanti riserve mentali, nel governo Letta il “loro” governo». Entrambi i partiti infatti «sembrano vivere l’esecutivo cui hanno dato la fiducia come una camicia di forza, una prigione soffocante, un obbligo di coabitazione che non prevede bussole comuni, punti di incontro, provvedimenti circoscritti ma efficaci per far uscire l’Italia dalla crisi. (…) Senza mai chiedersi se non convenga procedere rapidamente sulla realizzazione di un programma di governo, per non aggiungere fallimento a fallimento, per non dare un’ulteriore e stavolta definitiva dimostrazione dell’incapacità della politica di scegliere, di governare».

NUOVA LEGGE ELETTORALE? Diverso, invece, il punto di vista di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, che nell’editoriale scrive: «Anche Enrico Letta, presidente del Consiglio, ha capito che per il suo governo marca male. Silvio Berlusconi ha deciso di non arrendersi a Napolitano e ai magistrati (…). Quindi il cerino passa nelle mani del Pd che dovrà decidere: se votare la decadenza da senatore per il Cav, si assumerà la responsabilità di sciogliere di fatto il patto fondante di questa maggioranza; se non lo farà (cosa assai improbaibile) esploderà in mille pezzi. Affari loro», prosegue Sallusti, «nel senso di Napolitano, Pd e Letta che hanno permesso lo scempio e adesso fanno i santarellini. Ci dica, caro presidente del Consiglio, che cosa ne pensa di questa magistratura e di quel pezzo d’uomo che è il giudice Esposito, invece di parlare, come ha fatto ieri, di nuova legge elettorale come piace tanto al premier-ombra Giorgio Napolitano».