Leone XIV alla Sapienza: «Chi cerca la verità trova Dio»
Il pezzo forte lo tiene per l’inizio. Appena giunto all’Università La Sapienza di Roma, papa Leone XIV saluta le decine di ragazzi e ragazze che lo aspettano nel piazzale e poi entra nella Cappella universitaria. Accolto dagli studenti che affollano la chiesa, il Pontefice si inginocchia a pregare in silenzio qualche istante, poi – a braccio – dice che «chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, e incontrerà Dio, troverà Dio nella bellezza della creazione, perché Dio ha voluto mettere la sua impronta innanzitutto in noi, figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine». Da qui l’augurio ai ragazzi affinché «questo tempo che vivete in università sia un incontro con Dio e la bellezza della vita».
Le parole di Prevost riecheggiano dal maxischermo dell’aula magna che si sta riempiendo, e da cui è partito un convinto applauso appena il vescovo di Roma è sceso dalla sua auto. Leone sottolinea più volte questo aspetto, la sua è una visita pastorale al più importante ateneo della sua diocesi, e chi si aspetta una lectio dirompente rischia di rimanere deluso. Studenti, professori, personale amministrativo e imbucati si alzano tutti in piedi e tributano un lungo applauso a Leone XIV quando entra in aula magna accompagnato dalla rettrice Antonella Polimeni, raggiante.
Quando la Sapienza non volle ascoltare Benedetto XIV nel 2008
Sembra passata una vita dall’inaugurazione dell’anno accademico del 2008, quando una rivolta di professori della Sapienza capeggiati dai fisici Marcello Cini e Giorgio Parisi si oppose alla decisone dell’allora rettore Renato Guarini di far tenere a Benedetto XVI una lezione, costringendo di fatto l’allora pontefice a rinunciare: proteste, appelli e una raccolta firme contro un Papa colpevole di aver «utilizzato l’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga», tanto che secondo loro «i temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero rientrare nell’ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis».
Diciotto anni dopo il professore e Premio Nobel Parisi partecipa alla standing ovation per Prevost dal suo posto riservato in seconda fila. È cambiato il mondo, nel frattempo, lo scientismo ateo non va più di moda come un tempo, e c’è bisogno di ascoltare un Papa che parla di pace in un mondo travolto dalle guerre.

L’inquietudine di sant’Agostino e quella dei giovani
Nel suo discorso Leone parla prima agli studenti, che immagina «a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare. Allora, gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtà attorno a noi. Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo». Beata inquietudine, dice Prevost citando l’amato sant’Agostino, di cui «nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza».
Ma triste inquietudine, anche: «Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai» E proprio «questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!».
Ma è da questo malessere che sorge una domanda: «“Chi sei?” è la domanda che ci facciamo l’un l’altro; la domanda, che silenziosamente poniamo a Dio; la domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli. Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura: a maggior ragione, è vitale che gli anni dell’università siano il tempo dei grandi incontri».

La Costituzione e il riscaldamento globale
Un discorso pensato e pesato nei minimi dettagli per la platea che aveva di fronte, in un tempio del laicismo di sinistra, con il parallelo tra il «mai più la guerra!» dei suoi Predecessori e il ripudio della guerra «sancito nella Costituzione italiana», la critica a chi si chiude «tra ideologie e confini nazionali» e al riarmo che «depaupera gli investimenti in educazione e salute», fino all’immancabile inciso sull’ecologia e il riscaldamento globale la cui situazione «non sembra essere migliorata». Il grande non detto di questa visita era la ferita della mancata lectio di Benedetto XVI nel 2008 (la mostra esposta in Rettorato sul rapporto tra Sapienza e i Papi curiosamente si ferma agli anni di Paolo VI), ed era forse nel sottotesto nascosto delle parole di soddisfazione della rettrice sul rinnovato e consolidato legame tra l’università più grande d’Europa e la diocesi di Roma.
Leone XIV: «Trasformate l’inquietudine in profezia»
Leone XIV ha concluso il suo intervento invitando i giovani a non cedere alla rassegnazione, e a trasformare l’inquietudine in profezia: «Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma è sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dà senza prendere, che condivide senza consumare». E ancora: «Studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera».
Insegnare, ha detto rivolgendosi ai docenti, «è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità». «In occasione della mia visita pastorale all’Università della Sapienza», aveva scritto poco prima nel libro d’onore dell’Ateneo, «scrivo questo breve messaggio, ricordando l’importanza della ricerca della verità, e del grande valore dello studio per trovare ciò che Dio ha voluto dare a tutti – nella creazione dell’uomo e della donna, nella sua somiglianza».
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