L’Egitto vota il suo presidente, anche se non sa a che cosa serve

Il 23 e il 24 maggio è tempo di presidenziali. Tredici i candidati, cinque i favoriti, uno il prescelto: Fotouh, islamista moderato. Peccato che non ci sia ancora una Costituzione.

Le prime elezioni presidenziali della storia dell’Egitto sono alle porte. Il 23 e il 24 maggio gli egiziani si recheranno alle urne per eleggere uno dei 13 candidati che hanno deciso di intraprendere la corsa alla presidenza. Il voto degli egiziani all’estero si è già chiuso e ha riportato una netta vittoria dell’uomo dei Fratelli Musulmani, Mursi, nei paesi islamisti e quella di Fotouh, cacciato dai Fratelli Musulmani perché voleva candidarsi quando ancora il gruppo non aveva deciso se presentare un proprio esponente, nei paesi democratici.

Dei 13 candidati, solo cinque hanno qualche speranza di farcela: i già citati Mursi e Fotouh, insieme ai laici Moussa, Shafiq e Sabbahi. Su tutti è in vantaggio Fotouh, appoggiato dagli estremisti islamici del partito della luce, i salafiti, da alcuni cristiani ortodossi e da molti rivoluzionari. L’ex fratello musulmano si è presentato come un islamista moderato, che ritiene che l’Egitto debba “solo” ispirarsi ai principi della Sharia, e non assumerla come legge. Ma, come ha dichiarato nel primo dibattito televisivo della storia tra due candidati egiziani, ha detto su Israele in modo molto poco moderato: «Israele è un nemico occupante, che possiede 200 testate nucleari, che non rispetta le decisioni internazionali e attacca i simboli religiosi. La maggioranza degli egiziani ritiene Israele un nemico. L’accordo con Israele (Il trattato di pace del 1979, ndr) dovrebbe essere rivisto, le sezioni che sono contro il nostro interesse dovrebbero essere subito rimosse».

Chi teme la vittoria degli islamisti e vuole un presidente con esperienza politica, soprattutto vista la gravissima crisi economica che sta attraversando il paese, punterà sugli ex del regime di Mubarak: prima di tutto Moussa, ex ministro degli Esteri dell’Egitto, e in seconda battuta Shafiq, ex premier. Ma un candidato islamista resta il vincitore più probabile, soprattutto dopo che un importante commissione islamica, il Comitato di giurisprudenza per i diritti e le riforme, ha emanato una fatwa contro tutti i musulmani che voteranno un candidato che non si propone di applicare la Sharia in Egitto.

Le elezioni dovrebbero segnare anche un altro importante avvenimento nella storia del paese nordafricano: il Consiglio supremo delle forze armate, che comanda di fatto il paese, dovrebbe dimettersi e lasciare finalmente il potere in mano a un governo civile. La promessa fatta dai generali è che avrebbero ceduto il potere alla fine di giugno, dopo la nomina di un presidente da parte del popolo, e ieri un generale in pensione ha confermato che l’esercito non cambierà idea.

È tutto pronto dunque per le prime presidenziali della storia del mondo arabo. Resta un piccolo neo: nessuno sa quale ruolo spetterà al presidente in Egitto, visto che il paese non ha ancora redatto una Costituzione. Nessuno sa quali poteri spetteranno al presidente e se potrà quindi mantenere quanto promesso in campagna elettorale .