Sacconi: «Con la legge sull’omofobia i giudici potranno imporre la nuova antropologia di Stato»

L’intervento del senatore del Pdl: «Il testo è inemendabile, perché una volta affermato il reato di opinione è impossibile attenuarne la portata con generiche eccezioni»

«Il testo sull’omofobia prodotto dalla commissione Giustizia della Camera risulta inemendabile se rimane ancorato alla legge Reale-Mancino, in quanto una volta affermato il reato di opinione è impossibile attenuarne la portata con generiche eccezioni che esalterebbero solo il potere discrezionale del magistrato». Così si è espresso il senatore del Pdl Maurizio Sacconi sulla legge contro l’omofobia, che sta ritardando il suo arrivo alla Camera a causa dell’ostruzionismo fatto dal Movimento 5 Stelle sul decreto del Fare.

TUTTO IN MANO AI GIUDICI. «Sappiamo bene – ha aggiunto Sacconi – come vi siano avvocati militanti alla ricerca del giudice idoneo a produrre giurisprudenza nel segno della nuova antropologia di Stato. Chi ha una cultura liberale dovrebbe riconoscere immediatamente i pericoli per la libertà che si nascondono, ma non troppo, in vari provvedimenti all’esame del Parlamento». La legge, infatti, istituirà il reato di discriminazione per motivi fondati sull’omofobia o transfobia, in aggiunta a quelli razziali, etnici, nazionali o religiosi, sanzionando i trasgressori con la reclusione fino a quattro anni.

DIRITTO NATURALE. «Si illude – conclude Sacconi, tra i politici che hanno proposto la moratoria – chi pensa che le concessioni illiberali possano consentire di comprare tempo a basso prezzo. Esse sono destinate a modificare profondamente la vita nostra e delle future generazioni allontanandoci da quel diritto naturale che fa riconoscere la centralità della persona, la sua ricchezza, la sua libertà».