Legge omofobia, Ostellino: «Così lo Stato regola le convinzioni morali, roba da giuristi nazisti e comunisti»

La penna liberale del Corriere della Sera torna all’attacco: il ddl Scalfarotto-Leone «confonde Etica e Diritto creando le condizioni del reato d’opinione»

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Piero Ostellino torna a criticare la proposta di legge sull’omofobia. Nel suo commento per l’edizione odierna del Corriere della Sera, la penna liberale del quotidiano milanese ribadisce le posizioni espresse nel suo primo articolo sull’argomento, apparso sabato scorso 3 agosto, e poiché quel pezzo ha «sollevato la critica dei soliti “laici, democratici, antifascisti” in servizio permanente ed effettivo», rincara la dose.

VENTICELLO DI REGIME. «Ho scritto che, per me, picchiare qualcuno è un reato. Punto e basta», ricorda Ostellino. «Per i promotori del progetto di legge contro l’omofobia, picchiare un omosessuale è, invece, un’aggravante perché rivela un’”intenzione omofobica”». È proprio questo «vizio» del pensiero – si legge nel commento – che rischia di avviare l’Italia «su una china pericolosa»: quella concezione totalitaria secondo la quale allo Stato spetterebbe il compito di «regolare le convinzioni morali» dei suoi cittadini. Ma «così ragionavano i giuristi nazisti e comunisti», avverte il giornalista.

REATO D’OPINIONE. «L’”intenzione omofobica” – spiega Ostellino – è un’opzione morale, che riguarda la soggettività delle coscienze». Invece «picchiare qualcuno è un reato che riguarda, oggettivamente, il Diritto». Ebbene, la legge Scalfarotto-Leone di fatto «confonde l’una con l’altro». Confonde «Etica e Diritto» creando «le condizioni del reato d’opinione». Cosa gravissima per uno Stato di diritto, nel quale al contrario «l’”avversione per l’omosessualità” – ciò che chiamiamo omofobia – non è un reato» (per quanto essa sia secondo il giornalista «un’opinione eticamente sbagliata e moralmente censurabile» e perfino «stupida»).

STATO TEOCRATICO. Prima o poi «salterebbe fuori qualche Procuratore della repubblica troppo zelante che si sentirebbe in dovere di “raddrizzare il legno storto dell’umanità” incriminando per omofobia chi dicesse che non si farebbe mai vedere in giro con un omosessuale», scrive Ostellino. Senza dimenticare che in base alla legge liberticida qualcuno potrebbe progettare l’«incriminazione dei credenti di religioni per i quali l’omosessualità è “un vizio”, è una pratica “contro natura”». E allora tanti saluti anche alla separazione fra Stato e Chiesa: «Saremmo nello Stato teocratico che assimila il peccato al reato».

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