Lee (Harvard): «Il test nucleare della Corea del Nord è una tattica precisa che darà presto i suoi frutti»

Intervista al ricercatore di Harvard e grande esperto di Corea del Nord Lee Sung-yook: «Il test nucleare porterà Stati Uniti e gli altri paesi a negoziare con il dittatore nordcoreano. Così il regime sopravviverà ancora».

«La strategia provocatoria della Corea del Nord è davvero efficace: negli ultimi 20 anni con test missilistici e nucleari è sempre riuscita a ottenere aiuti economici importanti. E credo che nei prossimi tre mesi avverrà la stessa cosa». Per il grande esperto di Corea del Nord Lee Sung-yoon, professore della Tutfts University del Massachusetts e ricercatore associato dell’Istituto coreano di Harvard, il test nucleare «portato a termine con successo» dalla Corea del Nord martedì non è affatto un gesto folle o irrazionale. In un’intervista a tempi.it Lee spiega perché la mossa di Kim Jong-un potrebbe avere successo e perché fino ad ora Stati Uniti e Onu non sono stati in grado di fermarlo.

Professor Lee, Pyongyang ha condotto il suo terzo test nucleare sotterraneo, provocando un forte terremoto. È stato davvero un successo come annunciato dal regime?
Il governo sudcoreano e americano hanno ufficialmente affermato che c’è stato il test, come anche la Corea del Nord ha detto che è stato un “successo”. Fino a che punto sia stato un successo credo che si potrà dire solo nei prossimi giorni, quando emergeranno maggiori dettagli. Per ora, ritengo che sia stato il migliore dei tre test condotti da Pyongyang. La Corea del Nord ha fatto progressi rispetto al 2006 e al 2009 per quanto riguarda la tecnologia nucleare.

Cosa può guadagnare la Corea del Nord da questo test?
Negli ultimi 20 anni la strategia provocatoria della Corea del Nord, fatta di test missilistici, nucleari e piccoli attacchi alla Corea del Sud, ha portato molte concessioni economiche da parte di Usa, Corea del Sud, Giappone e Cina. Per un paese così povero, che ha sempre bisogno di aiuti economici, questa strategia è risultata davvero efficace.

Perché il test è stato condotto proprio adesso?
Negli ultimi anni, Corea del Sud, Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti hanno cambiato leadership. I nuovi leader a Tokyo, Pechino, Washington e Mosca devono affrontare diversi problemi interni, quindi potrebbero preferire una gestione della crisi con la Corea del Nord, arginando i possibili danni, piuttosto che un confronto. Non vogliono scatenare una crisi con la Corea del Nord. Pyongyang dunque spera che nei prossimi tre mesi potrebbe ricevere offerte di nuovi e migliori aiuti economici. Bisognerà vedere se succederà, certamente, ma negli ultimi 20 anni il copione è stato sempre uguale: Pyongyang ha provocato, ci sono state le condanne, le risoluzioni dell’Onu e poi dopo qualche mese si è tornati ai negoziati.

Il ragionamento vale anche per gli Stati Uniti? L’ultima volta che gli Usa hanno firmato un patto con il regime comunista il 29 febbraio, Pyongyang l’ha rotto dopo neanche tre settimane. Facendo fare una pessima figura a Obama.
È vero, dopo due settimane hanno rotto l’accordo con gli Usa. Gli Stati Uniti hanno una grande esperienza per quanto riguarda l’essere traditi dalla Corea del Nord. Infatti io non penso che gli Usa correranno a negoziare con il regime, penso che approveranno dure sanzioni, anche se dovessero essere unilaterali. Ma il problema è: quanto tempo passerà prima che l’amministrazione torni al tavolo delle trattative?

Molti esperti sostengono che la Corea del Nord non fa altro che isolarsi dal resto del mondo.
Di solito quello che la Corea del Nord fa sembra non avere senso. Ma guardiamo tutto dalla prospettiva del regime: è un paese accerchiato da potenze economiche più forti e più ricche (Giappone, Corea del Sud, ecc), molti nordcoreani vogliono scappare a Seul per avere la libertà, il paese non ha entrate economiche normali. Non esistono prodotti “Made in Corea del Nord” perché il paese è capace solo di vendere armi. Se si considera questa situazione, il regime può sopravvivere solo estorcendo aiuti tramite le minacce nucleari, il suo business consiste nell’accordarsi con i paesi vicini per ottenere aiuti economici. Così è andata negli ultimi 20 anni. Quindi non mi sorprende che Kim Jong-un vada avanti nella strategia di suo padre Kim Jong-il.

Se le minacce si ripetono, quindi, è colpa degli altri paesi asiatici?
In un certo senso. Diciamo che contribuiscono a mantenere lo status quo, aiutando il regime per evitare cambiamenti drammatici per paura dell’instabilità. Dal punto di vista nordcoreano, i test nucleari non hanno mai portato a una reale punizione per il paese. Quindi, perché non farne altri?

Perché le sanzioni dell’Onu non sono efficaci?
Perché non sono abbastanza forti e punitive. La Cina, che ha firmato molte risoluzioni dell’Onu, poi di fatto ha sempre appoggiato la Corea del Nord. Hanno aumentato gli aiuti alla Corea del Nord ogni volta. Pyongyang quindi ha poco da temere dalle risoluzioni dell’Onu, la Cina comunque non rispetta i patti e continua ad aiutarli fornendo cibo, benzina, auto e macchinari. Bisognerebbe fare pressioni sulla Cina per bloccare le esportazioni di armi dalla Corea del Nord. Gli Stati Uniti dovrebbero farlo, ma fino ad ora, per ragioni politiche, hanno preferito stare fermi.

In poco più di un anno, Kim Jong-un ha fatto portato a termine due test missilistici e uno nucleare. È più pericoloso di suo padre?
Diciamo che si sta muovendo più velocemente. Ma se si pensa alla storia globale della Corea del Nord, ci sono stati diversi periodi di provocazioni, una dopo l’altra. Il terzo Kim non è così diverso dal secondo e dal primo. Sembra che voglia aumentare la forza dell’esercito e coltivare un’immagine di grande stratega militare. E credo anche che voglia fare pressioni sulla Cina: tutti pensano di lui che essendo giovane, ha circa 30 anni, sia anche inesperto e plagiabile. Vuole dimostrare di non essere un pivello.

Con le sue prove di forza vuole anche dimostrare qualcosa al suo popolo?
Kim Jong-un, come qualunque altro governante, vuole avere l’appoggio del popolo. Questi test riempiono d’orgoglio i nordcoreani. La Corea del Nord è tra gli 11 paesi al mondo che hanno effettuato con successo test missilistici intercontinentali, per cui ha raggiunto obiettivi importanti. Penso che questo obiettivo però sia secondario, se pur importante. Il suo primo obiettivo è provocare gli Stati Uniti.

Il balletto fatto di minacce, test, sanzioni e dichiarazioni sembra quasi un gioco che si ripete. Ma la Corea del Nord ha davvero le capacità di portare a termine un attacco nucleare?
C’è la possibilità ma sappiamo che la Corea del Nord non è un paese suicida, non sono terroristi o jihadisti. Vogliono preservare il regime. C’è un elemento di razionalità in tutto quello che fa. Credo perciò che non attaccheranno mai un paese nei prossimi anni ma stanno creando le basi per poter davvero minacciare un paese dal punto di vista nucleare. Se infatti arrivassero a montare una testata nucleare su un missile intercontinentale le cose cambierebbero. La Corea del Nord potrebbe minacciare gli americani e fargli ritirare le truppe dalla Corea del Sud. Se le loro minacce diventano credibili, non sappiamo che cosa potrebbe accadere. Anche perché non dimentichiamo che la Corea del Nord è un paese anormale, quindi imprevedibile.