Il «lockdown senza fine» imposto da Boko Haram a Leah Sharibu

Oggi la giovane cristiana nigeriana, ancora in cattività perché ha rifiutato di convertirsi all’islam, compie 17 anni. L’appello della famiglia: «È prigioniera da 814 giorni, perché nessuno ci aiuta?»

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Leah Sharibu costretta a portare il velo in un video diffuso da Boko Haram

Oggi Leah Sharibu compie 17 anni, ma non sarà un giorno di festa perché la giovane passerà per la terza volta il suo compleanno nelle mani di Boko Haram. «È già 814 giorni che si trova in cattività», dichiara in una nota fatta pervenire a tempi.it Gideon Para-Mallam, pastore protestante diventato tutore e portavoce della famiglia della giovane nigeriana. «Questo è il momento in cui avrebbe dovuto diplomarsi ma a causa del lockdown impostole da Boko Haram per la sua fede cristiana non succederà».

«LA LIBERIAMO SOLO SE SI CONVERTE ALL’ISLAM»

La giovane Leah è stata rapita dai jihadisti il 19 febbraio 2018 a Dapchi insieme ad altre 109 ragazze. Dopo un mese, il 21 marzo, 104 giovani sono state riportate a casa dai terroristi, cinque sono morte e solo Leah è stata trattenuta prigioniera. Il perché è stato raccontato così alla madre di Leah, Rebecca Sharibu, da una compagna liberata: «I terroristi le hanno chiesto di rinunciare alla sua fede cristiana e di convertirsi all’islam. Ma lei si è rifiutata. Hanno detto che fino a quando non lo farà, la terranno prigioniera».

Rebecca Sharibu
Rebecca Sharibu, madre di Leah, protesta a Londra per chiedere la liberazione della figlia

La prigionia va avanti da 814 giorni e secondo alcune voci Leah sarebbe stata sposata a forza a un comandante di Boko Haram e avrebbe dato alla luce un figlio. Le voci non sono state confermate dalla famiglia, che si sente ignorata e discriminata dal governo.

«PERCHÉ IL GOVERNO NON CI AIUTA?»

In un’intervista a Tempi, la madre Rebecca ha spiegato:

«Abbiamo già passato due anni terribili. Siamo costretti a sentire una voce dietro l’altra riguardo a Leah, senza poter fare niente, e ogni volta è una coltellata: prima hanno detto che era morta, poi che era viva, poi che si è sposata, poi che ha avuto un figlio. Ogni volta per la mia famiglia è un colpo al cuore. Il governo ci ha fatto delle promesse ma non le ha mantenute. Io so solo che il presidente Muhammadu Buhari in una settimana è riuscito a liberare 104 studentesse musulmane, compagne di Leah, ma non mia figlia, l’unica cristiana rapita».

«COSPIRAZIONE GLOBALE DEL SILENZIO»

Anche per questo il reverendo Para-Mallam parla di una «cospirazione globale del silenzio»:

«Il silenzio della comunità internazionale che circonda Leah è spaventoso. Sembra che nessuno stia facendo pressione sul governo perché liberi questa ragazza rapita all’età di 14 anni. Com’è possibile? Questo continuo silenzio del mondo sta diventando una cospirazione che la storia non potrà mai scusare. Leah deve essere liberata. Non so come il presidente Buhari riesca a dormire la notte. Che cosa dobbiamo fare o dire ancora per convincerlo ad agire?».