L’Australia dichiara fuorilegge chi prega per “cambiare” gay e trans

Nello Stato di Victoria chiedere a Dio che una persona cambi il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere diventa reato. Se un omosessuale vuole tornare etero diventa eretico

Vietare tutte le pratiche che cercano di «modificare o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona». Anche la preghiera. Il 4 febbraio il parlamento dello stato di Victoria, in Australia, ha approvato il disegno di legge Change or Suppression (Conversion) Practices Prohibition Bill 2020 per «proteggere le persone Lgbt del Victoria e rispondere ai gravi traumi causati dal cambiamento o dalle pratiche di soppressione».

Il riferimento non è alle inchieste e alle storie terrificanti sull’abuso di terapie bloccanti la pubertà e l’avvio di migliaia di ragazzi-cavie ai percorsi di transizione con farmaci sperimentali, bensì alle “terapie di conversione” (già messe al bando in una ventina di Stati americani). Non stiamo parlando di elettroshock, ma dell’uso di interventi “psicologici” o “spirituali” volti a mutare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, «pratiche che non hanno base nella medicina» e che «possono portare a problemi di salute mentale a lungo termine e, nel più tragico dei casi, al suicidio».

IL CONSENSO IRRILEVANTE PER LEGGE

Il provvedimento autorizza una Commissione per i diritti umani e le pari opportunità ad aprire indagini sulle segnalazioni di “sopravvissuti” e introduce nuovi reati: sottoporre persone a terapie di “riparazione o repressione” causando loro danni sarà punito con ammende, e in caso di danni gravi con la reclusione fino a dieci anni. Una pena detentiva fino a due anni è prevista anche per chi spinge una persona ad affrontare tali percorsi, e chi osasse pubblicizzarli può incorrere in una ammenda fino a diecimila dollari.

La legge definisce pratica di cambiamento o soppressione «una pratica o un comportamento rivolto a una persona, con o senza il suo consenso, sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della persona» allo scopo di «modificare o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere della persona», o di «indurre la persona a cambiare o sopprimere il proprio orientamento sessuale o identità di genere». Da notare, come sottolinea bene Carl R. Trueman, professore di studi biblici e religiosi al Grove City College commentando per First Things il provvedimento, «che il consenso della persona è irrilevante per la legge: la pratica del cambiamento o della soppressione è illegale indipendentemente dall’atteggiamento della persona coinvolta».

PROIBITO PREGARE PER L’ORIENTAMENTO SESSUALE

Ma la parte più significativa viene affrontata nell’elenco di “pratiche” che costituirebbero reato: tra le altre «svolgere una pratica religiosa, incluso, ma non limitato a, una pratica basata sulla preghiera, una pratica di liberazione o un esorcismo». In altre parole, spiega Trueman, se qualcuno chiedesse a un prete, un pastore o un amico cristiano di pregare per “guarirlo” dalle sue pulsioni sessuali o dalla disforia di genere, religioso o amico correrebbero il rischio di finire multati. Presumibilmente questo reato dovrebbe applicarsi anche ai genitori che offrono preghiere per i propri figli o che insegnano loro che la libera espressione del desiderio sessuale può essere in alcuni contesti inappropriata.

Non è “vietata” la preghiera, è bensì vietata la preghiera «utilizzata per modificare o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere», cioè l’intenzione, e così ogni proposta di cammino o percorso, perfino psicoterapia, per sostenere una persona con problemi di disforia o sessualità. I materiali messi a disposizione del portale del governo sono precisi: alla domanda “Se qualcuno venisse da me chiedendomi di aiutarlo a cambiare, sarebbe un problema se lo aiutassi?” la risposta è «Sì, non è possibile per una persona cambiare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere, ma non ci sarebbero problemi ad indirizzarlo a dei professionisti e al servizio sanitario».

DA ETERO A GAY È LEGITTIMO. DA GAY A ETERO È CANCRO CULTURALE

Non si capisce perché il desiderio di una persona che voglia cambiare sesso o genere sia legittimo e debba essere tutelato dallo Stato solo nel caso in cui porti da etero a gay, da cis a transgender (per usare i termini cari all’agendina progressista), ma nel caso opposto, quello di un omosessuale che desideri diventare etero o di un trans che voglia tornare al sesso assegnato, debba essere trattato alla stregua di un cancro culturale da estirpare. Al contrario, delle vittime della facile retorica sulla transizione di genere o del boom dei “detransitioner” (dal Times al The Atlantic oggetto di corpose inchieste), persone che dopo terapie e interventi hanno capito che la propria disforia era causata non da una “non corrispondenza” fra la loro identità di genere e il loro corpo, ma piuttosto da problemi di salute mentale, traumi psicologici, ambienti misogini o combinazioni di questi e altri fattori in primis il cosiddetto “contagio sociale” (che tra i giovani ha un ruolo decisivo nel seminare il dubbio sulla propria identità sessuale), non si deve parlare: in un mondo in cui è permessa ogni narrazione sull’identità di genere, l’unica vietata è quella che contraddice la lobby del giorno.

VIETATO AFFIDARSI A PRETI, LO STATO È SOVRANO

Altrimenti perché proibire una preghiera e trattare alla stregua di un eretico chiunque la richieda anche espressamente? Lungi da noi pensare che per i legislatori del Victoria la preghiera abbia l’efficacia di un farmaco con i suoi effetti collaterali: in assenza di danni materiali la preghiera va stigmatizzata in quanto testimonierebbe l’evidenza che non tutte le persone, nemmeno tutti i gay e o trans, condividono la narrazione dominante o affidano la propria sofferenza psicologica e spirituale allo Stato (che a quanto pare ha sovranità sull’individuo e il suo senso religioso) o a un medico.

«Forse non siamo ancora arrivati al punto in cui il pensiero è un crimine, ma ci sembra di essere arrivati al punto in cui l’espressione di certi pensieri, anche nella preghiera, potrebbe essere considerata un comportamento criminale – è l’amara conclusione di Trueman -. A rischio di incoraggiare le persone a commettere gravi crimini e misfatti, esorto tutti a pregare che gli altri paesi non seguano l’esempio di Victoria, perché se lo facessero nel giro di pochi anni potrebbe diventare illegale pregare per quasi tutto ciò che i nostri signori e padroni disapprovano».

Foto Ansa