Laudato si’. Clini: speriamo che papa Francesco riesca a invertire la tendenza (all’irresponsabilità)

Lettera dell’ex ministro dell’Ambiente sull’enciclica. «Da anni in tutte le sedi internazionali ci si impegna a “custodire il creato”. Senza conseguenze»

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Caro direttore, la lettera enciclica Laudato si’ di papa Francesco offre una chiave di lettura moderna e critica della complessa relazione tra la protezione dell’ambiente e lo sviluppo. L’Enciclica affronta in modo diretto il nodo dell’impatto dello sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche sia sull’aumento delle differenze tra paesi poveri e paesi ricchi, sia sul progressivo degrado dell’ambiente che compromette il futuro delle nuove generazioni.

L’Enciclica richiama la responsabilità di tutti, e dei cristiani in particolare, per la salvaguardia del Creato e richiama giustamente l’esigenza di non affidarsi alla tecnologia come panacea, perché senza visioni e politiche adeguate non ci sono soluzioni. A questo proposito la comunità internazionale ha la responsabilità di promuovere le politiche necessarie per lo sviluppo di tecnologie nuove, in particolare nell’energia e nell’agricoltura, senza le quali la giusta crescita delle economie emergenti e dei paesi poveri è destinata ad aumentare la pressione sulle risorse naturali.

In Laudato si’ si riconosce e trova completamento, tra l’altro, il Manifesto presentato in occasione della Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro nel 2013.

Il Manifesto è il risultato dell’accordo di collaborazione che ho sottoscritto, come ministro dell’Ambiente, con il presidente del Consiglio pontificio per i Laici, cardinale Stanisław Rylko, con l’arcivescovo di Rio de Janeiro, Orani João Tempesta, e con il presidente della fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù, Marcello Bedeschi.

Il Manifesto I giovani custodi del Creato. Il futuro a misura d’uomo che vogliamo lega l’insegnamento di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e papa Francesco sulla “salvaguardia del creato” alle conclusioni della Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile di Rio del 2012 e spiega che la crisi ambientale è un problema etico perché «tendenza non significa destino». In altre parole, l’inversione della tendenza richiede l’assunzione di responsabilità morali e scelte politiche ed economiche basate sulla «custodia del Creato», per non portare via futuro e speranza alle giovani generazioni.

Papa Francesco sottolinea che «chi ha ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale ha il dovere di essere custode della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, dell’ambiente».

Un viatico molto impegnativo per quelli che hanno le più alte responsabilità nell’economia globalizzata, e che devono dare una risposta concreta all’impegno assunto da anni, ma senza conseguenze, per ridurre le emissioni di carbonio e limitare la crescita della temperatura entro 2 gradi centigradi: in tutte le sedi internazionali, dall’Assemblea delle Nazioni Unite fino all’ultimo G7, viene ribadito da anni con solennità l’impegno dei 2 gradi. Ma intanto crescono le emissioni e la temperatura.

Speriamo che papa Francesco riesca a dare l’ispirazione e la forza per le scelte, difficili ma sempre più urgenti, che la comunità internazionale dovrà assumere nei prossimi mesi.

Un cordiale saluto a Tempi, con gli auguri di buon lavoro.

Corrado Clini
già direttore generale e ministro dell’Ambiente

Foto Ansa