L’arte della Biennale è “Viva” come la fruttarola delle Vacanze intelligenti

È il respiro biologico dell’umanità, l’arte, dice Abo a proposito della 57esima edizione dell’Esposizione internazionale in Laguna

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Viva Arte Viva alla Biennale di Venezia ma l’arte è viva solo quando dorme. La Maja desnuda è distesa. Allo stesso modo, la Maja en camisa, quella del Maestro Scorcelletti, ovvero Totò in Eva e il pennello proibito. Di Paolina Bonaparte manco a parlarne, languida se ne sta e anche Achille Bonito Oliva, nudo e bello come un bebè, cosa fa? È il respiro biologico dell’umanità, l’arte, dice Abo a proposito della 57esima edizione dell’Esposizione internazionale in Laguna dove Edi Rama, attuale primo ministro d’Albania – pittore di suo – si produce in scarabocchi colorati.

Niente a che vedere coi suggestivi origami che creava Massimo D’Alema a palazzo Chigi, con i dipinti di Amintore Fanfani e gli acquerelli di Winston Churchill a Dongo, ma questa è l’epoca dell’arte viva ma a nanna, tanto non tramonta il sol e non c’è storia d’amor. Il genio è al lavoro e il compianto Mladen Stilnovich, a Venezia, è messo in mostra mentre dorme.

Tutto torna – giusto a proposito della Biennale – con Le vacanze intelligenti. Stilnovich in effigie risulta tale e quale la fruttarola Augusta, la moglie di Remo, ossia Alberto Sordi e Anna Longhi. Stremata tra le sale della Biennale, con le caviglie gonfie e ramate di varici, la fruttarola si siede e tutti, oplà, le fanno foto. La scambiano per un’istallazione. Di dolce accidia, va da sé.

A proposito di accidia. Viva Arte Viva, il tema di questa edizione, impegna in paragoni trans-podologici. Il tempo di godimento, infatti, è tutto nella sosta dei duroni su per le calli torturando i calli (e le convalli). E voi, dunque, come provvedereste per la mostra, ammirando un’unghia incarnita in quanto capolavoro o procurare ai cosiddetti artisti un qualunque lavoro? È sempre lì, o lì o là, è la sentenza di Giufà.

Testo tratto dalla rubrica “Olì Olà” in onda su La7 durante Faccia a faccia, domenica in prima serata

Foto Ansa

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