Lancini, “sindaco sceriffo” di Adro: «Accusano me per colpire la Lega»

Il primo cittadino si difende dalle accuse. «Errori madornali nella tesi dei pm di Brescia», nessun favore illecito. «Qui da noi, quando non c’è lo Stato, tiriamo su le maniche e ci arrangiamo»

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«Accusano me per colpire la Lega Nord, ma hanno fatto male i conti». Oscar Lancini, sindaco di Adro, è un simbolo per i suoi compagni di partito. Noto come «sindaco sceriffo»,«sindaco leghista per antonomasia», celebre per aver tappezzato con il Sole delle Alpi la scuola del paese intitolata a Gianfranco Miglio, oggi è sotto indagine della Procura di Brescia per turbativa d’asta e falso in atto pubblico. Si ritiene innocente e crede che, da qualche tempo, lo Stato lo abbia preso di mira. «Sono attaccato perché faccio il sindaco a testa alta», spiega a tempi.it. «Seguo il programma elettorale, faccio l’interesse dei miei cittadini e non quello dello Stato centrale, che attraverso il patto di stabilità sta umiliando le amministrazioni locali in tutti i modi». Lancini, che dopo alcuni giorni agli arresti domiciliari è stato liberato dal Riesame e reintegrato dal Prefetto, è già tornato al lavoro.

Secondo i pm di Brescia, che chiedono il suo arresto preventivo, avrebbe favorito imprenditori amici, già indebitati con il Comune, concedendo loro i lavori in un’area comunale senza bandire gara pubblica.
Qui da noi, quando non c’è lo Stato, tiriamo su le maniche e ci arrangiamo. Ma non tutti lo capiscono, infatti l’inchiesta si fonda su questo assunto: è inverosimile che ci siano volontari che hanno lavorato gratuitamente per migliorare le condizioni di Adro. Se è vero quello che sostengono, perché non hanno interrogato i volontari? Al mio paese c’è un detto: “laurà per la chiesa di Ader”. Abbiamo impiegato più di un secolo per costruire la nostra chiesa, ma è stata fatta dai volontari, gratis, la domenica.

I pm l’accusano di aver agito illegalmente per tornaconto elettorale.
Ma quale tornaconto? Non ha senso, sono un sindaco al secondo mandato, dunque incandidabile. Se mi avessero interrogato prima, non si sarebbe arrivati a tanto. Hanno chiesto di mettermi in galera a giugno, a ottobre e a novembre. Ma perché insistono tanto? Inoltre ci sono errori madornali nella tesi dei pm di Brescia.

Quali errori?
La legge sull’urbanistica è complicata, anche per gli specialisti. Io ci ho messo un paio di anni per capirla. I pm hanno confuso due termini: “cambio destinazione uso” e “cambio destinazione urbanistica”. Hanno confuso gli oneri primari e secondari con gli standard di qualità. Mi ritengono colpevole di aver violato una legge che non si applica nel mio caso. Il Comune di Adro adotta dal 2004 le stesse procedure senza che nessuno abbia mai obiettato. Tutti i segretari comunali hanno apposto la loro firma, verificando la legittimità di quegli atti pubblici. Sono collusi anche loro? Sono tutti matti? Per curiosità ho fatto una verifica con alcuni colleghi sindaci. Anche loro hanno portato avanti interventi simili ai miei.

Nessun giudice si è accorto dell’imprecisione?
Il tribunale del Riesame, che mi ha tolto dagli arresti domiciliari, purtroppo non è entrato nel merito delle accuse, che sono state smontate dagli avvocati. In giudici si sono limitati a rimarcare un errore di forma nella richiesta della custodia cautelare.

Perché vogliono incarcerarla?
Per inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Io mi chiedo: come è possibile inquinare le prove, visto che tutte le prove, cioè gli atti comunali, sono stati già sequestrati dalla polizia giudiziaria? Che senso avrebbe reiterare il reato? Eppure mi hanno dato gli arresti domiciliari, con il divieto di comunicare. I giornali mi accusavano di ogni cosa e io non potevo difendermi. È  come se mi avessero messo i piedi in testa, e poi mi abbiano costretto a tenerla sott’acqua.

Pensa che la giustizia italiana non funzioni?
Non mi sento un perseguitato. Quello che mi amareggia è l’accanimento nel chiedere il carcere preventivo per un reato che non ho commesso. L’unica mia spiegazione è che abbiano voluto punirmi perché sono uno di quei sindaci che alzano la testa con orgoglio. “Colpirne uno per educarne cento”, dicevano una volta. Funziona così ancora oggi, non è cambiato niente. Ero già finito in tribunale quando mi permisi di scrivere una lettera al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Allora, mi denunciarono per vilipendio. Mi hanno assolto perché il fatto non sussiste. Però sono stato costretto a prendere l’avvocato, pagarlo, ad andare in tribunale senza sapere come sarebbe andata a finire. Non sono cose belle. E capitano solo perché faccio il sindaco a testa alta.

Prima ha detto che l’hanno attaccata per colpire la Lega.
Quando i pm parlano della mia giunta aggiungono che è un “monocolore Lega Nord”. Che senso ha? Stiamo parlando di una violazione della legge da parte mia. Cosa c’entra la Lega? È una violazione della legge se c’è una giunta monocolore, di qualsiasi partito sia?

Ora che è stato reintegrato dal Prefetto, cosa accadrà?
A causa di questa indagine, i cittadini di Adro, per la prima volta da quando sono primo cittadino, dovranno pagare l’Irpef e nessun imprenditore aiuterà più il paese. Ecco che cosa accadrà.

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