La visita, il convegno, la marcia. I No Tav in Val di Susa per dire “più trenini, meno trenoni”

La visita dei grillini al cantiere di Chiomonte, il convegno del Pd e la manifestazione antitreno. Cronaca della giornata in Val di Susa

La visita al cantiere di Chiomonte da parte dei parlamentari grillini e di Sel. Il convegno organizzato dal presidente della Comunità Montana Sandro Plano, con la partecipazione di Laura Puppato e, via skype, di Michele Emiliano. Infine, la marcia da Susa a Bussoleno.

Una giornata con i riflettori della politica puntati addosso, per la Val di Susa. Una giornata che il composito fronte anti-Tav ha presentato come “mobilitazione nazionale contro la Torino-Lione”.

La visita al cantiere. Si è partiti in mattinata con la visita al cantiere da parte dei parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Sel al cantiere della Maddalena di Chiomonte. Visita e non ispezione. Come hanno chiarito i presidenti delle Camere, infatti, il sopralluogo “lungi dal costituire una ispezione ha il significato di una normale visita, consentita dai responsabili del cantiere e soggetta alle basilari norme di sicurezza: accesso di venti parlamentari per volta, accompagnati dal personale di servizio, abbigliamento di protezione per garantire l’incolumità dei partecipanti. La definizione di “sito strategico nazionale”  non consente di ricondurre la vicenda in oggetto alla disciplina prevista dall’articolo 67 della legge 354 del 1975 [quella che autorizza alle visite in carcere, ndr], che non può subire un’interpretazione analogica estensiva a fattispecie del tutto diverse”. Hanno chiesto di entrare 69 deputati “grillini” con 49 accompagnatori, 15 di Sel con 5 al seguito. Tra questi: il leader storico dei No Tav Alberto Perino, gli attivisti Luca Abbà e Lele Rizzo, guida del centro sociale Askatasuna. Presenze annunciate, e che avevano sollevato non poche critiche.

Tra i “collaboratori”, anche il prof. Massimo Zucchetti, che si è aggira nei dintorni del tunnel con un rilevatore geiger, per misurare la radioattività. I tecnici Ltf gli hanno chiarito che “sono stati fatti tutti i rilievi e non hanno dato esiti di alcun tipo, anche nelle ultime ore, pronti a confrontarsi sui dati”.

Alberto Perino ha ironizzato, a proposito della tempistica dei cantieri, dicendo che “evidentemente scavano con il cucchiaino”. Poi, parlando di giornata storica, si è detto “certo che l’opera si può fermare e la fermeremo”.

Il presidente dei senatori pentastellati, Vito Crimi ha annunciato che “procederemo subito alla richiesta di una commissione d’inchiesta sul Tav”.

Al cantiere presenti anche il presidente dell’Osservatorio Mario Virano ed il senatore Stefano Esposito (PD). Da entrambi, pur con l’auspicio che si possa innestare un confronto istituzionale, la certezza che il cantiere procederà. “La visita è un fatto positivo così chi ha visto il cantiere si rende conto di cosa c’è qui. Io sono aperto a ogni miglioramento possibile e fiducioso che il progetto vada avanti”, ha detto Mario Virano. Per il senatore democratico, invece, “ogni metro scavato in più è un successo. Auspico, comunque, che questa visita segni un atteggiamento nuovo”.

Da segnalare che prima della visita, un presidio di No Tav ha battuto ripetutamente oggetti e pietre contro i guard rail all’esterno del cantiere. Armati di striscioni e gridando slogan, i No Tav hanno accolto così l’arrivo dei tecnici di Ltf all’interno del cantiere.

Nel pomeriggio, a qualche ora della visita si esprime ufficialmente anche Ltf. “Il cantiere – spiega Marco Rettighieri, direttore generale della Ltf – esiste e continuerà a operare nel rispetto delle regole e del programma dei lavori. Il cronoprogramma dei lavori proseguirà con lo scavo di altri 200 metri di galleria con metodo tradizionale. Dalla seconda metà del 2013, quando il cunicolo sarà entrato nella roccia, sarà impiegata la fresa che scaverà i restanti 7300 metri. Per il completamento del tunnel geognostico italiano sono previsti altri 45 mesi di lavori che creeranno occupazione per circa un centinaio di lavoratori diretti. La visita, ha concluso, “si è svolta in un clima sereno. Abbiamo fatto vedere a tutti lo stato dell’arte, a dimostrazione della massima trasparenza di Ltf”.

Il convegno a Bussoleno. Mentre era in corso la visita, a Bussoleno, si è tenuto l’incontro voluto dal presidente della Comunità Montana e dagli amministratori contrari al Tav. Un momento voluto anche per dare peso nazionale alla fronda antitreno all’interno del PD. Al convegno ha partecipato, come annunciato, Laura Puppato, che ha definito la Tav: “un’opera non prioritaria”. Intervento, in videoconferenza, anche del sindaco barese Michele Emiliano. Tornato in Val di Susa a strizzare l’occhio ai trenocrociati il consigliere regionale del Partito Democratico Nino Boeti.

Nei giorni scorsi era sembrato – e forse tra i bersaniani qualcuno ci ha sperato – che il no alla Tav potesse favorire un atteggiamento non ostile dei grillini rispetto al vario di un governo guidato dal segretario democratico. Nonostante tutto, e con ferite nel partito che non sarà immediato e facile sanare, il progetto sembra non aver avuto particolare successo. All’uscita dalla visita al cantiere, infatti, alla domanda “date la fiducia al Pd in cambio dell’abbandono della Tav?”, le risposte degli esponenti grillini sono state una trafila di no senza possibilità di replica ed appello.

La manifestazione. Non saranno stati gli 80mila annunciati da Lele Rizzo, i manifestanti. Tra Susa e Bussoleno, comunque, si è snodato un ampio serpentone di migliaia di persone, nonostante la fitta pioggia. Il corteo era aperto da bambini e mamme con lo striscione “più trenini, meno trenoni”. Una scelta, quello di porre i piccoli in prima fila, che non mancherà di sollevare, come già in altre occasioni, le polemiche sulla “strumentalizzazione”.

Secondo il capo dell’Askatasuna: “Con il risultato di oggi daremo una spallata all’opera. È un pezzo di valle che ci riprenderemo”.

Tutto sembra annunciare, insomma, che lo scontro politico sulla Torino-Lione continuerà ad essere forte.